Il Pdl ci ripensa, “avverte” Monti e rinvia la crisi

Il Pdl ci ripensa, “avverte” Monti e rinvia la crisi

 Il Decreto Sviluppo passa al Senato con 167 votanti. Di questi hanno detto “sì” in 127, “no” in 17, 23 sono stati gli astenuti. La maggioranza era di 84. Gran parte dei senatori del Pdl ha deciso di non votare. Ed è proprio per questo motivo che il Governo, prima delle votazioni in Aula era stato considerato a rischio. Il gruppo del Pdl in Senato aveva preannunciato di non votare la fiducia sul maxiemendamento del Decreto Sviluppo. L’annuncio era stato dato a sorpresa dal capogruppo Pdl Maurizio Gasparri che aveva precisato: “il Pdl vuole esprimere il passaggio del nostro gruppo alla posizione di astensione nei confronti del Governo”. Stessa scelta da parte del gruppo di Coesione Nazionale, di coloro che il 14 dicembre 2010 arrivarono in soccorso del governo Berlusconi. Il Pdl non partecipano, dunque, al voto ma garantiscono il numero legale. Il provvedimento passerà, ma il segnale politico è chiaro.
I pidiellini hanno cercato di evitare che mancasse il numero legale: vogliono far passare il provvedimento, ma intendono anche lanciare un avvertimento politico al governo.
Al Senato la maggioranza assoluta è di 161 senatori ma, con la defezione dei 128 senatori del Pdl che o non partecipano al voto o, in alcuni casi, si astengono, al momento la maggioranza è composta solo dai 106 senatori del Pd, i 15 senatori del Centro (Udc-Svp-Autonomie) e i 10 senatori del gruppo misto.
Il presidente del consiglio e senatore a vita, Mario Monti è stato in Aula del Senato ed ha votato la fiducia al governo sul Dl Sviluppo. Poco dopo ha votato anche il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che attendendo il momento del voto si è intrattenuto in un breve colloquio con Monti. Gasparri si è astenuto, che al Senato vale come voto contrario. Dopo di lui anche il vicecapogruppo Gaetano Quagliariello si è astenuto dal voto.
Non mancano le reazioni alla decisione del Pdl.
Il Pdl starebbe valutando di astenersi anche sul voto di fiducia, oggi pomeriggio alla Camera, sul decreto legge sui costi della politica nelle regioni: è quanto si apprende da fonti parlamentari a Montecitorio. Secondo quanto si apprende, i 206 deputati del partito di Berlusconi ed Alfano starebbero ricevendo indicazioni in tal senso.
“La decisione del Pdl di non votare la fiducia al governo è un atto irresponsabile con cui vogliono mascherare la loro crisi e il fallimento politico di Silvio Berlusconi” – ha affermato il presidente dei senatori dell’Udc, Gianpiero D’Alia.
“Il governo è morto, bisogna prenderne atto, approvare a legge di stabilità e poi andare subito al voto” – ha detto il senatore della Lega, Roberto Calderoli. La decisione del Pdl, ha osservato Calderoli, “mi sembra la naturale conseguenza del comportamento di questo governo supponente e non rispettoso del Parlamento. Ma oper adesso hanno solo dato un segnale: Monti invece bisogna mandarlo a casa non solo minacciare”.
“Se il principale partito della strana maggioranza che sostiene Monti non vota la fiducia, e lo fa in modo irresponsabile, in un momento delicatissimo per il Paese, vuol dire che il governo non ha più la maggioranza. Cosa succede in questi casi? Credo che Monti dovrebbe recarsi al Quirinale“- ha dichiarato il capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro che poi ha aggiunto: ”L’irresponsabilità del Pdl – sostiene – che oggi è un coacervo di odi e rancori interni affossa la possibilità di avere un governo che accompagni la fine della legislatura e pesa sul destino dell’Italia in un momento delicatissimo. C’è un problema politico di enorme importanza – evidenzia Finocchiaro – Oggi la fiducia avrà numeri che non rispettano la maggioranza del Senato”.
Contestualmente a quanto accaduto in Aula al Senato, un gruppo di senatori del Pdl invoca il ritorno di Berlusconi alla guida del centrodestra: “Berlusconi riprenda la responsabilità di guidare il centro destra al governo del Paese dopo un anno di depressione e di tasse che hanno falcidiato le famiglie e le imprese della nostra nazione” – dichiarano i senatori Guido Viceconte, Cosimo Latronico, Cosimo Sibilia, Antonio Gentile, Claudio Fazzone, Salvatore Mazzaracchio, Antonio Azzollini, Ulisse Di Giacomo, Giancarlo Serafini, Raffaele Lauro, Bruno Alicata, Guido Possa e Giovambattista Caligiuri.
“Bisogna impedire – aggiungono in una nota – che un blocco di conservazione dominato dalla sinistra ideologica abbia il sopravvento con la complicità ed il contributo di ministri del Governo tecnico, che ormai hanno tolto la maschera della loro finta indipendenza. Il presidente Berlusconi deve compiere un ulteriore gesto di affetto per gli interessi della nazione; siamo certi che gli italiani gliene saranno riconoscenti”.

Barruggi

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