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Il Pdl si divide sulla “minaccia” di Berlusconi a Monti

Il Pdl si divide sulla “minaccia” di Berlusconi a Monti

L’applausometro del Pdl è ai minimi storici e attribuisce al Cavaliere il consenso di quelle che Giuliano Cazzola ha già ribattezzato le “erinni” del partito, ossia le amazzoni Santanchè-Mussolini e pochi altri barricaderi. La maggioranza del partito mostra infatti un certo imbarazzo e non si espone, mentre cresce il numero di pidiellini che si dissociano apertamente dal Cav. Anche chi, come Guido Crosetto non ha mai votato la fiducia al governo Monti, ha detto no all’ipotesi di sfiduciare l’esecutivo tecnico («sarebbe un suicidio a pochi mesi» dalle elezioni).
E’ braccio di ferro nel Pdl. Silvio Berlusconi non arretra, “ora cambio tutto io”, ha ribadito anche oggi ad alcuni interlocutori. L’ex premier aspetta la “risposta” dei big del Pdl, attende l’esito delle elezioni siciliane, ma a prescindere dalla vittoria o meno di Musumeci è pronto a riprendere il comando delle operazioni. Il programma ormai è definito, in una settimana saranno pronti i sondaggi, “ora bisognerà capire chi ci sta, Berlusconi vuole vedere chi è disposto a tradirlo…”, spiega chi gli ha parlato. Perché il giorno dopo la conferenza stampa, l’ex premier, riferiscono le stesse fonti, è ancora un fiume in piena. Duro con chi in questi giorni non si è schierato al suo fianco. E determinato a compiere, nel ruolo di presidente del Pdl la “rivoluzione”, a visionare facce nuove, imprenditori, amministratori, esponenti della società civile che non abbiano nulla a che fare con la politica, magari con una propria lista. Ma al di là della contesa sul partito, lo “scontro” ora si sposta sulla condotta da tenere in Parlamento. La linea di palazzo Chigi è quella di non intromettersi in quelle che appaiono beghe interne al Pdl, la scelta è quella del silenzio per non influenzare in alcun modo il dibattito. Dunque non far trapelare nulla e attendere che ci sia maggiore chiarezza. Fonti ministeriali, però, fanno notare che questo esecutivo è stato chiamato ad agire proprio dai partiti. E dunque se qualcuno – questo il ragionamento – vuole staccare la spina lo faccia pure, ma se ne dovrà assumere la responsabilità di fronte al Paese. Disco rosso, riferisce un ministro, anche all’ipotesi di un voto anticipato, il Paese cadrebbe – questa l’osservazione – in una spirale pericolosa e potrebbe finire preda dei mercati. Lo stato maggiore del Pdl non vuole la rottura con Monti, non crede che staccare la spina sia la soluzione ai problemi del partito. Una ventina di parlamentari sono pronti ad uscire, a costituire un gruppo nuovo alla Camera. Raccontano che Berlusconi, pur convinto che la politica del Professore abbia portato «il Paese alla recessione senza fine», al momento voglia più che altro “smarcarsi” dall’operato del governo e inaugurare una campagna elettorale all’insegna del “basta tasse”. L’arma è quella del pressing, porre paletti al governo, alzare la voce per cambiare la legge di stabilità, semmai “logorare” l’azione del Professore intestandosi appunto la battaglia contro l’eccessivo peso fiscale e recuperare il rapporto con la Lega. Dunque l’aut aut del Cavaliere viene visto anche dai “big” del Pdl come un messaggio interno al partito, indirizzato a chi in queste settimane ha cercato di condurre in porto un accordo con Casini, escludendo il “presidente” del Pdl. Del resto Daniela Santanchè continua a chiedere le dimissioni di Alfano, richiesta che potrebbe essere ribadita anche domani qualora il voto siciliano si rivelasse negativo. Lo stesso Cavaliere, racconta chi gli ha parlato, non è soddisfatto della gestione del partito e potrebbe accelerare il cambiamento. C’è chi parla di una nuova conferenza stampa già programmata tra una decina di giorni per presentare il “nuovo partito”. Ma la risposta del Pdl si chiama primarie: chi ha portato avanti la battaglia per utilizzare il metodo del Pd non è disposto a rinunciarci, anzi giocherà sul rilancio. Che Silvio Berlusconi, però, non creda allo strumento delle primarie è cosa risaputa.«Ora – osserva uno dei ‘big’ del Pdl – cercherà di smontarle». Il tavolo delle regole che ci terrà martedì in via dell’Umiltà potrebbe essere così l’occasione per una rottura, uno “sfogatoio” contro l’ultima mossa di Berlusconi. C’è chi prevede una sorta di 25 luglio, con la linea dell’ex presidente del Consiglio messa in minoranza, “sfiduciata”. Ma lo stato maggiore del Pdl, più che voltare le spalle al Cavaliere, in realtà ha intenzione soltanto di frenarlo. «Questa volta non ci riusciranno – dice senza mezzi termini Daniela Santanchè -, Berlusconi è determinato e non mollerà». E poca importa se domani ci dovesse essere un lunedì nero sui mercati o se all’indomani dello sfogo siano partiti in direzione Arcore gli appelli alla calma. Berlusconi continua a pensare di essere stato raggirato, di essere vittima di un sopruso giudiziario. Fonti parlamentari del Pdl riferiscono che avrebbe anche accarezzato l’idea di una manifestazione contro la giustizia e contro le tasse. «Ma per ora – sottolinea chi sta portando avanti la linea dei ‘falchi’ – è tutto prematuro. Prima la Sicilia, poi vediamo come si comporterà Alfano e il governo sulla legge di stabilità».
I singoli ministri del governo Monti hanno minimizzato e sdrammatizzato lo sfogo-minaccia del Cav. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha condito con qualche battuta il suo commento a Berlusconi: «Capisco lo stato d’animo di Berlusconi ma io sono molto sereno, non ho l’ansia che il Parlamento stacchi la spina, non ho il respiratore artificiale, so respirare da solo». E poi, più seriamente, ha rintuzzato le accuse: «Nel merito delle politiche che abbiamo attuato non è giusto pensare che il governo sia un assatanato tifoso delle tasse». Anche il guardasigilli, Paola Severino ha detto la sua (rispondendo a un giornalista straniero mentre si trovava a Gerusalemme), spiegando che essendo il primo grado di giudizio (e non una sentenza definitiva), per Berlusconi, come per qualsiasi altro, vige la “presunzione di innocenza” e quindi l’ex premier è libero di decidere sul suo destino politico. E Berlusconi, stando ai suoi annunci di ieri ha già deciso ed è pronto a dare battaglia. Si tratta di capire le prossime mosse, e se a ispirarle sarà la rabbia non ancora sbollita o la strategia politica non ancora affinata.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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