Il Pdl si gioca tutto in Lombardia, Calabria e Campania

Il Pdl si gioca tutto in Lombardia, Calabria e Campania

Lazio, Calabria, Campania e Lombardia. I vertici del Pdl studiano i vari ‘dossier’ e provano a mettere a punto una strategia per evitare la debacle dopo le dimissioni di Polverini ed eventuali terremoti in altre giunte locali a rischio inchieste giudiziarie. Si annuncia lungo il vertice del Pdl iniziato intorno alle 21.30 a Palazzo Grazioli. All’incontro, convocato dal leader Silvio Berlusconi, prendono parte tra gli altri il segretario Angelino Alfano, i capigruppo e i coordinatori del partito, ma anche alcuni ex ministri del Pdl. In tutto almeno una quindicina i dirigenti dello stato maggiore del partito berlusconiano. Sul tavolo sono diversi i nodi da affrontare, a partire dalla situazione caotica determinata dalla caduta del governo di centrodestra del Lazio. Tra le ipotesi vagliate già questo pomeriggio durante gli incontri che si sono susseguiti nella sede del partito in via dell’Umiltà anche quello di presentare in occasione delle prossime elezioni liste civiche invece del simbolo del Pdl. A maggior ragione se le elezioni regionali dovessero coincidere con il voto per il Comune di Roma, che appare in queste ore più vicino visto le indiscrezioni che riferiscono dell’intenzione del sindaco Gianni Alemanno di non portare a conclusione la consiliatura. C’è poi da affrontare il nodo della riforma della legge elettorale e l’ipotesi di scissione pilotata degli ex An, dopo gli incontri fra i colonnelli aennini e le riunioni in via dell’Umiltà, questo pomeriggio. A discuterne insieme ad Alfano ha convocato i vertici del partito nazionale e quelli delle realtà “sotto osservazione” (hanno varcato il portone Mantovani, Cosentino, Santanché, Scopelliti, e con il segretario si sono seduti Cicchitto, La Russa, Gasparri, Verdini, Lupi). Per primo il nodo Lazio: alla riunione hanno preso parte sia la governatrice dimissionaria che il sindaco di Roma. Diversi i “nodi” da sciogliere: la ricandidatura o meno degli attuali consiglieri e le modalità di selezione; l’opportunità di ritirare o meno dalla giunta dimissionaria i restanti assessori pidiellini; la data del voto. Toccherà ancora una volta a Silvio Berlusconi cercare di placare lo stato maggiore del Pdl. Il copione sarà lo stesso già visto ormai da mesi: Berlusconi ascolterà i vari cahiers de doleances, lascerà sfogare i malumori, magari tranquillizzando sul futuro. Ma alla fine, si guarderà bene dal prendere una posizione netta, dal chiarire i dubbi, dal pronunciare una parola definitiva. E’ questo, secondo diversi maggiorenti del Pdl, quello che succederà questa sera al termine del vertice a palazzo Grazioli. Del resto, che il Cavaliere sia ormai ‘intollerante’ verso le lotte intestine che stanno lacerando il partito, che non ci pensi proprio a metterci la faccia su vicende come quella che ha terremotato la regione Lazio e che rischiano di scoppiare anche in Lombardia, Campania e Calabria è cosa nota a tutti in via dell’Umiltà. Quello che ancora non è chiaro è fino a che punto l’ex premier resterà alla finestra a guardare implodere il partito. Chi ha avuto modo di parlare in queste ore con Berlusconi lo descrive infastidito dalle “beghe di condominio” ma anche molto distaccato: se la vedano loro…. – avrebbe detto – Non hanno capito che la casa sta crollando e c’è chi ancora si preoccupa di salvare la mobilia…

m.amelia

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