Il Pdl verso le primarie tra diaspora e nuova Forza Italia

Il Pdl verso le primarie tra diaspora e nuova Forza Italia

Le primarie continuano ad essere l’argomento del giorno nel Pdl, quasi si volesse esorcizzare un appuntamento che viene sì sostenuto come bandiera ma al quale forse pochi credono. O comunque, un appuntamento che viene vissuto non con l’entusiasmo, la partecipazione (a prescindere dal candidato) del Pd ma con la paura che possa essere – quale che sia la decisione di Silvio Berlusconi, se appoggiarle, partecipandovi o meno o se cogliere l’occasione per staccarsi definitivamente dal partito – il passo che segni in ogni caso la fine di un’epoca se non del Pdl stesso. L’aria che si respira in via dell’Umiltà, mancando il punto di riferimento di sempre – Berlusconi ostentatamente assente dal dibattito interno – è di grande confusione. I giorni che mancano da qui al 16 dicembre, data indicata per lo svolgimento della consultazione interna, potrebbero ingigantire quel senso di tutti contro tutti che caratterizza ormai da tempo il partito portando, come si diceva, all’inceppamento di una macchina politica che solo quattro anni fa aveva prodotto in termini di numero di parlamentari il più alto divario tra maggioranza e opposizione della nostra storia repubblicana. Berlusconi non è evidentemente estraneo alla nascita di questo clima di incertezza. Le primarie sono uno strumento al quale non ha mai mostrato di credere, anche perché non avevano ragione di esistere in una casa dove indiscutibilmente il capo era uno solo. Ma il suo scontro con Gianfranco Fini (con conseguente abbandono di questi del Pdl) prima e la decisione di lasciare Palazzo Chigi poi hanno favorito l’emersione di aree del Pdl, se non a lui dichiaratamente ostili comunque in contrasto con la sua linea di gestione. E da ultimo, l’altalena di dichiarazioni fatte dal Cavaliere prima e dopo la condanna arrivata dal Tribunale di Milano hanno accentuato la distanza da alcuni big del partito. Su tutti il segretario Angelino Alfano. L’ex Guardasigilli nasce come fedelissimo del Cavaliere, una persona di casa a Palazzo Grazioli, sempre ascoltata e considerata. Ma una volta alla guida del partito (voluto dallo stesso ex premier) il rapporto con Berlusconi si è andato via via complicando. Fino ad arrivare (al di là delle dichiarazioni di facciata e di circostanza che raccontano di un rapporto sempre solido e positivo) alle elezioni in Sicilia, dove il Pdl e il suo segretario non hanno avuto al loro fianco il solito Berlusconi da piazza, da comizio in grado con la sua sola presenza di influenzare il voto. E’ vero che alle ultime elezioni comunali di Napoli e Milano gli interventi dal palco di Berlusconi non sono riusciti ad evitare la sconfitta del candidato di centrodestra ma è altrettanto vero che la Sicilia è la terra d’origine del fidato (una volta?) Alfano ed un suo intervento pubblico poteva essere atteso. Invece nulla, nessun comizio. Una decisione forse dettata dalla volontà di non legare la sua figura ad una sconfitta probabilmente ritenuta inevitabile, e puntualmente arrivata, o per segnare il distacco, la lontananza con la linea seguita sin qui dal segretario, a cominciare dall’appoggio a Mario Monti. Ma al di là delle strategie più o meno reali del Cavaliere il percorso delle primarie è ormai avviato. Lo scorso martedì, in una riunione dei vertici del partito in via dell’Umiltà (non presente Berlusconi), sono state fissate alcune regole. Le consultazioni saranno di partito, aperte a tutti, e per presentarsi bisognerà raccogliere almeno 10mila firme. Il 7 novembre l’Ufficio di presidenza del partito si riunirà per deliberare ulteriori regole della competizione e il 16 novembre scadrà il termine per la presentazione delle candidature. Nel Popolo della Libertà la gara è ormai aperta e le correnti (altra evoluzione del partito sgradita a Berlusconi), i sodalizi sono al lavoro per sostenere questo o quel candidato. Ovviamente il numero uno è Alfano. Ma prima di lui – che ha ufficializzato la sua candidatura dopo la sconfitta in Sicilia – avevano già annunciato la loro partecipazione Giancarlo Galan, Daniela Santanchè, Alessandra Mussolini. Ancora in forse Guido Crosetto, Giorgia Meloni, Maria Stella Gelmini e Giulio Tremonti. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno sembra invece aver già scelto, preferendo competere una seconda volta per la poltrona di primo cittadino della Capitale. Se nel Pd l’avvicinarsi alle primarie – al di là dello scontro duro tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi – non rimanda la sensazione di una formazione dilaniata da scontri interni (quelli tra ex Ds ed ex Margherita per intenderci) tali da mettere in dubbio la stessa esistenza del partito, nel Pdl la situazione è diversa. Soprattutto gli ex Forza Italia da un lato e gli ex An dall’altro guardano al 16 dicembre come la data in cui, dopo oltre due anni di convivenza forzata, si rimettono in discussione gli equilibri interni. Una volontà di marcare le differenze che potrebbe però tradursi in una pericolosa resa dei conti. Da non sottovalutare poi, se non la discesa in campo diretta nelle primarie, l’attivismo (attraverso loro fondazioni) di già ministri di peso come Beppe Pisanu, Giulio Tremonti o Claudio Scajola. Figure che potrebbero approfittare della consultazione interna e dei suoi esiti per portare avanti i loro progetti. L’ex ministro dell’Interno, da anni ormai critico verso la gestione berlusconiana, rappresenta un punto di riferimento sicuro per una parte degli ex democristiani raccolti nel partito e lavora per la creazione di un soggetto politico di centro, moderato che vada oltre il Pdl. L’ex ministro dell’Economia dal canto suo ha annunciato una sua lista per le elezioni del 2013 ma non è escluso che partecipi alle primarie. Tremonti, da sempre trait d’union tra il partito e la Lega Nord, rappresenterebbe il Nord del Paese, l’area del nostro territorio a più forte vocazione imprenditoriale. Di peso diverso dagli ex colleghi di governo il ruolo dell’ex ministro dell’Interno e dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Con 60 parlamentari a lui fedeli ha più volte minacciato la creazione di un gruppo autonomo, contestando la linea di Berlusconi e sostenendo come il Pdl sia un’esperienza ormai finita. E’ insomma un partito in piena fibrillazione – a partire dal “capo” – quello che si avvia alle primarie. Un passaggio che comunque viene guardato con attenzione (mista a preoccupazione e con qualche punta di ironia) dall’opposta sponda politica. Pierluigi Bersani, rispondendo ieri a Piacenza alla domanda su Berlusconi che, secondo le anticipazioni del libro di Bruno Vespa, avrebbe detto di non fare campagna elettorale contro il governo Monti sostiene che «mi pare che la campagna elettorale l’abbia già cominciata in un altro modo, non so se Vespa è aggiornato. Siamo in un momento in cui ci si sveglia al mattino e si vede che cosa succede dall’altra parte: mi pare evidente che la destra è nel marasma e questo – lo dico onestamente – non la considero una cosa buona per il Paese, sono preoccupato per quello che succede, vedo troppa confusione. Temo – dice ancora Bersani – che tocchi a noi organizzare un’isola di governabilità in un mare di rancore, disagio, insofferenza, come sta capitando proprio adesso in Sicilia. Questo non va bene. Dicono che fanno le primarie. Le facessero e cercassero anche loro di ritrovare un rapporto con i cittadini perché prima di tutto deve venire l’Italia». Di fronte poi alla notizia delle difficoltà economiche che avrebbe il Pdl nell’organizzare le primarie Bersani si lascia andare ad una battuta: «Non fatemi dire che dobbiamo prestarglieli noi i soldi, fin lì non ci arrivo…». Immediata la replica di Alfano: «Bersani inciampa sullo stile e cade. Stia tranquillo: le primarie le faremo con soldi puliti e con dignità».

m.amelia

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