Il piccolo grande miracolo della libertà del teatro

Il piccolo grande miracolo della libertà del teatro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Il teatro è uno spazio di libertà. Gli occhi, la pelle, i muscoli di un attore sono sempre tesi in uno sforzo titanico per cercare di raggiungere l’utopia. Molto spesso si resta zavorrati a terra e la meta, lontana. La frustrazione è cocente, eppure si ricomincia. Solo chi sopporta il fallimento può continuare l’avventura. I presuntuosi, i troppo “sicuri di sé”, sono pregati di scendere. Il teatro non lo scegli è “il teatro” che ti sceglie. C’è bisogno di una nobile umiltà, una santa innocenza e una imprevedibile follia. Oggi, nel pomeriggio sono stato ospite di Michele Monetta, in un bellissimo teatro di un piccolo centro delle Marche (Ripatransone, teatro Mercantini, un piccolo gioiello come ce ne sono tanti in questa bella regione), per un seminario aperto a diversi giovani provenienti da più parti d’Italia sulla “commedia dell’arte”. Michele è un grande pedagogo, maestro d’attori e d’utopie. Un nobile cavaliere che crede nell’arte del teatro e non bara. Va dritto al cuore della “bellezza”, che magari non salverà il mondo ma potrà aiutarlo a rimettersi in sesto. Sulle assi antiche del palcoscenico guidava con rara sapienza un manipolo di giovani corsari venuti per rubare un qualche segreto. Un’energia pulita danzava come poteva e rincorreva memorie lontane. Gli zanni, le amorose, le servette, i vecchi, le maschere, la luna, le carezza, le fughe, la fame e le miserie di un mondo straordinario così simile eppure così distante dalla vera vita. Una vita artificiale, in cerca del gesto puro che invece di ripetere la realtà mira, piuttosto, a ri-farla. Lontano dal disordine della psicologia, il gesto puro del teatro gioca e non si limita allo scherzo. Lezione opportuna in un mondo dove per il teatro resta sempre meno spazio, stretto com’è tra “lo spettacolo” e le “pantomime pervertite” di cui il corrotto “sistema teatrale italiano” è ormai saturo. La dolce collina marchigiana, la madonna nera di Loreto e lo sguardo laico del gigante recanatese, possano rendere possibile ancora per molto tempo questo piccolo miracolo.

In copertina: Michele Monetta, direttore onorario della Scuola di Pedagogia Teatrale del Teatro Storico “Luigi Mercantini” delle Marche

redazioneIconfronti

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