Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il pragmatismo fondamentalista di Gianluca

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di Giuseppe Foscari
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Gianluca è un mio studente. Una persona che esiste per davvero, un figlio di questo nostro Sud, un intelligente prodotto della scuola e dell’Università, che, continuando a studiare con profitto, sta sviluppando capacità di analisi e spirito critico. Insomma, una mente fervida che deve crescere ancora, anche per la sua giovane età, ma su cui investire ad occhi chiusi. Ieri, durante un dibattito all’interno del mio corso di Storia delle organizzazioni politiche in età moderna a Scienze Politiche, nel quale si discuteva dell’evoluzione del concetto stesso di partito e delle crepe ideali che esso rivela soprattutto nei giorni nostri a beneficio di una visione leaderistica, clientelare e di esclusiva attenzione alla comunicazione, come richiesto da questa società dell’apparire, e dell’assenza di una certa rispettabilità del politico e dei partiti stessi, senza alcun velo di ipocrisia ha spiazzato tutti, me compreso, con un suo ragionamento. Che provo a sintetizzare, ben consapevole che vado ad estrapolare un’idea da una più complessa esposizione: “Se un politico varcasse quella porta e mi offrisse una prospettiva di carriera nel partito, pagandomi da subito, io accetterei quell’invito, eccezion fatta per Salvini”.

Appariva evidente e dirompente quel che aveva detto anche e soprattutto rispetto ad altre sue riflessioni sull’eticità del politico, sul richiamo al rispetto della legalità e della legge, a cui si era costantemente appellato. Una buona fetta degli altri studenti lo ha rintuzzato sostenendo l’importanza di perseguire dei valori ed evitando di cadere nella trappola del sistema che ingurgita tutti, che compra il tuo voto e la tua acquiescenza, il tuo silenzio.

Ho molto riflettuto sulla cosa. Logico ammonire Gianluca e richiamarlo alla necessità di rispettare i propri valori e soprattutto i propri ideali, ma c’è dell’altro.

In fondo, Gianluca ha solo espresso il profondo disagio di una generazione, un pragmatismo esasperato e fondamentalista, la disperazione che non è soltanto sua, ma di tutti i giovani che sentono di non avere un futuro se non si piegano alle logiche dei potenti, che magari sperano pure di cambiare il mondo da dentro, stando a contatto con gli squali che potrebbero offrire loro un lavoro o una prospettiva. Gianluca, con la sua amara constatazione, è il più verace effetto dei guasti quasi irreparabili della politica e dei partiti nei giorni nostri, un ragazzo da contestualizzare nel clima di incertezza e paura del futuro, a cui è stata tolta una speranza, una visione etica della politica che pure gli appartiene, e solo per avere il diritto ad una certezza, ad una sicurezza economica che gli permetta di pensarsi tra vent’anni, di immaginarsi con degli obiettivi, forse una famiglia, dei figli, dei viaggi o quel che vorrà costruirsi.

Gianluca è il termometro di tutti quei giovani che hanno smesso di credere nella buona politica, perché altro è ciò che ci viene propinato, senza ideali fondanti e fondativi e nell’ossequio ed obbedienza al predone di turno.

Ma so bene che dietro la sua pragmatica amarezza, pulsa il ribelle che è in noi, quello che non si piega e non si piegherà mai, fosse pure per un posto di lavoro. Tuttavia, il suo grido lancinante resta, come monito e come invito alla responsabilità e alla rispettabilità dei politici, affinché non tolgano ai nostri giovani altri spazi di speranza, perché non ve lo perdoneranno mai.

* Docente di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

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