Il Prefetto dà una mano a Cesaro sulla stangata della Tarsu

Il Prefetto dà una mano a Cesaro sulla stangata della Tarsu
di Nicola Bianconi

Guerra della Tarsu in provincia di Napoli tra l’Ente provinciale guidato da Luigi Cesaro (foto)– che ha aumentato la tassa per la raccolta dell’immondizia a 147,9 euro a tonnellata – ed  i Comuni napoletani (una novantina) che non vogliono far pagare di più ai propri cittadini. Ed ora scatta anche l’ultimatum del Prefetto di Napoli Andrea De Martino che ha comunicato ai Comuni l’obbligo di adeguare la tassa a quanto stabilito dall’Amministrazione provinciale, altrimenti potrebbero scattare i poteri sostitutivi della Prefettura sulla potestà comunale. L’aut – aut del prefetto De Martino è giunto dopo che molti sindaci del napoletano hanno protestato contro la decisione di Palazzo Matteotti di innalzare i necessari introiti per coprire i costi della Tarsu, e dopo che la Provincia aveva intimato l’adeguamento del ruolo da parte dei Comuni. La legge 26 del 2010 infatti prevede oltre al trasferimento delle competenze in materia di rifiuti in capo alle Province anche che “i costi dell’intero ciclo di gestione trovino integrale copertura economia nell’imposizione dei relativi oneri a carico dell’utenza”. La Provincia di Napoli ha poi anche sottolineato che molti comuni già nel 2010 e nel 2011 non avevano garantito l’esatta copertura dei costi con i ruoli della tassa emessa. Pertanto, l’ente provinciale il 21 giugno ha deciso il nuovo aumento, il terzo consecutivo, ed ha chiesto l’intervento del Prefetto, ai quali sono trasferiti anche i poteri in caso di inadempienza a coprire i costi. L’ultimatum del rappresentante del Governo sul territorio napoletano, stando a quanto si è appreso, è dovuto anche a fronte della particolare situazione finanziaria evidenziata dall’Amministrazione provinciale e specificatamente dai costi sostenuti dalla Sap.na, la società provinciale di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Ed in materia di conflitti istituzionali sul tema della raccolta dei rifiuti è intervenuto anche l’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano che ha precisato: «Per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata i Comuni devono avvalersi, obbligatoriamente ed in via esclusiva, dei Consorzi laddove sono già operanti». «Le tensioni sociali legate alla protesta dei lavoratori dei Consorzi – ha aggiunto l’assessore Romano – sono dovute allo scenario attuale in cui molti Comuni, con atteggiamenti censurabili anche da punto di vista del danno all’erario, hanno affidato a soggetti terzi o svolto in economia le funzioni che, per legge, avrebbero dovuto svolgere i Consorzi. I Consorzi, dal canto loro, afflitti da difficoltà finanziarie a causa delle morosità dei Comuni, non sono più in grado di assicurare servizi efficienti, ma non procedono alla definitiva liquidazione, principalmente a causa della mancata ricollocazione del personale dipendente». Pertanto fino al 31 dicembre le attività di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti e di smaltimento o recupero dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata per l’assessore regionale devono essere svolte dai Comuni secondo le attuali modalità, che prevedono la prosecuzione delle attività da parte dei Consorzi. «Agire in maniera diversa – ha concluso l’assessore regionale – significa gravare sui costi della pubblica amministrazione e acuire la crisi in atto nei Consorzi».
In provincia di Napoli, pertanto, torna caldo il tema della raccolta dei rifiuti: non mancano difficoltà economiche, finanziarie e di gestione, aumentano i conflitti tra gli enti coinvolti, ma i rifiuti, in molti comuni del territorio sotto il Vesuvio, rimangono per strada. Si moltiplicano gli sversamenti abusivi, le discariche a cielo aperto ed i roghi di plastica che sprigionano diossina. E la tassa aumenta. Davvero troppo per i cittadini della provincia di Napoli.

m.amelia

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