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Don Manganiello: il prefetto sia autorevole non autoritario

Don Manganiello: il prefetto sia autorevole non autoritario
di Aniello Manganiello

Foto: altocasertano.wordpress.com

Più che preoccuparsi e sentirsi profondamente offeso dal mancato uso di titoli onorifici, il prefetto di Napoli, ma anche i tantissimi funzionari pubblici che spesso ricoprono ruoli e incarichi non per meriti acquisiti sul campo o per capacità ma per scatti di anzianità, dovrebbero andare al di là di queste formalità per mettersi seriamente all’opera nel tentativo di risolvere i veri e difficili problemi che affliggono questo Paese. Io, ad essere sincero, anche a causa della loro presenza sulla scena, questo Paese ormai lo sento sempre meno mio.
Mentre a Roma si discute soltanto di gravissime cose che tengono con il fiato sospeso una società sempre più in difficoltà, stritolata com’è da mille emergenze, Sagunto, o meglio la Campania, viene espugnata da camorristi criminali, saccheggiata, inquinata, uccisa e bruciata, anche in quella parte che la faceva chiamare, ben a ragione, Felix, cioè fertile dagli antichi romani. Preoccuparsi del titolo e non programmare ogni settimana una visita al Pascale di Napoli, l’ospedale specializzato per gli ammalati di cancro, per prendere atto che ogni giorno 100 abitanti della Campania si ammalano di tumore soprattutto a causa della diossina che sprigiona dai roghi che tutte le notti illuminano l’agro acerrano, è da funzionario distratto e non preoccupato seriamente della salute dei cittadini. Bisogna avere il coraggio di usare anche maniere forti nei confronti di chi inquina. Sì, maniere forti, irrogare pene severe, condannare a pesanti multe per i danni arrecati alla collettività. È proprio vero, questi signori sono lontani dalla gente e bene fa don Maurizio (foto) a ricordarlo loro. Chiede rispetto nel linguaggio, il prefetto. Ma il rispetto si guadagna facendo bene il proprio dovere e oggi un’autorità pubblica è benvoluta solo se è autorevole, cioè se cerca con tutte le forze il bene comune. Don Maurizio va aiutato e sostenuto in questa battaglia per la sopravvivenza e per una maggiore qualità della vita nelle nostre terre. Ma è pur vero che anche i cittadini si devono svegliare dal sonno dell’individualismo, del silenzio, dell’omertà e iniziare a contrastare il male in tutte le sue espressioni. E mi auguro che anche le diocesi interessate ubicate sul territorio in questione (Caivano, Acerra, Marigliano, Afragola, Boscofangone), facciano sentire la loro voce, in maniera forte e promuovano iniziative finalizzate al raggiungimento dello allo scopo. Grande solidarietà, allora, a don Maurizio per il suo forte impegno e a lui va anche il mio grazie più sentito. Abitiamo abbastanza vicino. Lavorare per la salvaguardia del CREATO: questo è importante e non i titoli!!!!!
È meglio tornare a vita privata se non si è in grado di affrontare seriamente i problemi per risolverli. Ammettere di non esserlo non è la fine del mondo, ma è grande segno di maturità, di amore per il Paese, per le generazioni future, piuttosto che spostare l’attenzione e perdere tempo su cose futili. Una volta tanto concordo con quanto dichiarato a Repubblica da Roberto Saviano: il prefetto chieda scusa oppure si dimetta.

Il video del sacerdote aggredito dal prefetto

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