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Il prefetto è già in pensione, pensiamo ai roghi e ai killer di Lino

Il prefetto è già in pensione, pensiamo ai roghi e ai killer di Lino

Come al solito finisce tutto in “caciara”. Anche la vicenda del prefetto di Napoli Andrea De Martino che – in un video che ha fatto il giro del web – umilia il prete anticamorra Maurizio Patriciello, finisce in confusione. Sì, perché nessuno di coloro i quali si sono rizzelati dopo la visione del filmato e che hanno chiesto le dimissioni del Prefetto – ops, del signor Prefetto – si è reso conto che il Dottor De Martino ha già lasciato il suo ruolo di rappresentante del Governo a Napoli e Provincia. Dal 30 ottobre non sarà più lui il prefetto di Napoli, quindi, di cosa si sta parlando? La politica, pertanto, ancora una volta è fuori tempo. Da destra a sinistra hanno tentato di “mettere la bandierina” su questa vicenda ma nessuno si è accorto che era troppo tardi. I parlamentari di tutti gli schieramenti si sono spesi per difendere don Patriciello senza neanche conoscere la sua opera contro i roghi dei rifiuti. Lo hanno difeso contro De Martino, senza però essere a conoscenza del suo instancabile lavoro sul territorio. Ne hanno parlato ma nulla hanno detto contro il fenomeno dei roghi che tanti danni arreca sul territorio campano. E poi ce ne è anche per De Martino. Perché chi ha chiesto le sue dimissioni per il video “incriminato” avrebbe potuto mettere sotto la lente di ingrandimento gli “inutili” protocolli – ben due, prima a marzo e poi ad ottobre – che il Prefetto di Napoli ha siglato con comuni e associazioni per fermare il fenomeno dei roghi. Le fiamme ancora bruciano.
Ma, invece, è stato più facile concentrarsi sulla vicenda del video. Tutto è iniziato così: nel corso di una riunione a Napoli – presenti, tra gli altri, venti sindaci, i vertici delle forze dell’ordine, rappresentanti di Regione, Provincia, Asl ed esponenti di comitati – sull’emergenza dei roghi tossici di rifiuti nel Napoletano e nei comuni di Terra di Lavoro don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, si è rivolto al prefetto di Caserta, Carmela Pagano, chiamandola solo “signora” e non “signor prefetto” ma viene “bacchettato” dal prefetto di Napoli, Andrea De Martino. La vicenda però non era passata inosservata ed il filmato era finito in rete. Il video è stato riproposto anche da diverse testate on line. Tantissimi i commenti. Immancabile quello di Roberto Saviano, anche lui è intervenuto chiedendo al prefetto di scusarsi col sacerdote «o bisognerà chiedere le sue dimissioni immediate». Forse bisognerà chiedere a Saviano, dimissioni da cosa? Dalla pubblica amministrazione? Visto che De Martino ha già saluto il 19 ottobre le autorità perché da fine mese non è più prefetto di Napoli. O era meglio, caro Saviano, chiedere le dimissioni di De Martino perché nulla a potuto contro chi incendia i rifiuti sul territorio dell’area a Nord di Napoli?
Oggi non potevano mancare i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che scrivono: «Con il suo comportamento indegno il prefetto di Napoli De Martino ha dimostrato che per lui l’appellativo ‘signore’ è persino esagerato. La sua arroganza, l’incredibile aggressione verbale verso un uomo come Maurizio Patriciello impegnato in prima linea nella difesa del diritto e della legalità, sono incompatibili con il ruolo di servitore dello Stato: deve dimettersi, se non lo fa ci auguriamo che venga rimosso e assegnato a un incarico adeguato alle sue capacità». Fuori tempo ancora. «Rappresentare lo Stato, la legge in un territorio delicato come Napoli – aggiungono i parlamentari del Pd – è un compito che richiede saggezza, equilibrio, rigore. De Martino, prima con la sceneggiata di ieri e poi rivendicandola oggi, ha dimostrato di non possedere nessuna di queste doti: o lui ne prende atto, o è bene che chi può lo costringa a farlo». E prima del Pd c’era stata la parlamentare del Pdl Nunzia De Girolamo: «Il ministro Cancellieri convochi subito il prefetto protagonista del video apparso su tutti i siti nazionali affinché chieda scusa a tutti quei preti che lavorano in posti dove alcuni signori prefetti non vanno mai». Lo scrive in una nota Nunzia De Girolamo, deputato Pdl. «La camorra è una piaga enorme -conclude la nota – e quando qualcuno si batte fra la gente e per la gente per allontanarla dalla cultura di alcune parti del paese deve essere aiutato ed incentivato». Proprio come fa la parlamentare Pdl con le sue note stampa.
De Martino, dal canto suo, ha provato a rimediare, forse inutilmente: in una nota, 48 ore dopo, ha definito quanto accaduto come «un incidente di lavoro davvero spiacevole – lo riconosco – chiusosi però sul momento e suggellato a Cardito, in occasione del funerale della giovane vittima Pasquale Romano, quando intravisto don Patriciello di spalle, l’ho avvicinato facendogli una carezza sulla nuca». Il sacerdote, molto impegnato nella difesa dell’ambiente, prova quasi imbarazzo a parlare della questione dicendosi, invece, particolarmente preoccupato per i crimini ambientali che si consumano nella cosiddetta “terra dei fuochi”. Solo nell’ultimo anno sono state controllate oltre 3500 persone ed 800 quelle che sono state denunciate o arrestate. «Se questo ‘incidente’ però è servito a far accendere ancora di più i riflettori sull’emergenza ambientale in provincia di Napoli – dice ancora il prete – per me non c’è alcun problema». Il sacerdote tiene a chiarire che non era sua «intenzione di mancare di rispetto al prefetto di Caserta chiamandola solo signora e non ‘signor prefetto’. Non mi sarei mai permesso». «Don Patriciello conosceva il prefetto Carmela Pagano ed il suo ruolo perché era stata ricevuto in più occasioni presso la prefettura di Caserta. Pertanto, dopo averla chiamata per ben tre volte signora», spiega il prefetto De Martino in una nota diffusa «ho ritenuto doveroso invitare don Patriciello a rivolgersi al responsabile della prefettura di Caserta utilizzando il titolo di prefetto, perché riconoscesse nel suo interlocutore, agli occhi tutti, il ruolo e le responsabilità che sono affidate al rappresentante di governo». «Se qualcuno si fosse rivolto a don Patriciello, appellandolo come signore – aggiunge il prefetto De Martino riconoscendo al sacerdote la capacità di impegnarsi attivamente nella difesa dell’ambiente – avrei chiesto ugualmente il rispetto per le istituzione che rappresenta e per le funzioni che svolge e sono certo che nessuno avrebbe avuto nulla da ridire».
Dunque, se è vero che il “signor” Prefetto di Napoli si è scusato, sarebbe meglio augurarsi che quest’ultima settimana della sua carriera in Campania venga ricordata perché finalmente le forze dell’ordine hanno scovato i killer di Lino Romano, il giovane di Cardito, ucciso a Marianella, perché scambiato per uno spacciatore. Un augurio per il “signor Prefetto”, purtroppo non per la famiglia del ragazzo, perché altrimenti la sua ultima parte della carriera verrà menzionata sempre per la lite con il prete anticamorra e per la morte – rimasta senza colpevoli – di un ragazzo innocente con 14 colpi di pistola sotto casa della fidanzata. Per questo c’è davvero da vergognarsi.

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Commenti (2)

  • Rosario

    E’ semplicemente da voltastomaco constatare ancora una volta l’ arroganza del potere, accoppiata alla idiozia delle persone… Leggere poi che…”l’ ho avvicinato facendogli una carezza sulla nuca” e’ proprio aggiungere all’ insulto ulteriore beffa… In inglese esiste un termine specifico “patronize” che tradotto alla meglio vuol dire, trattare con “benevolenza” ma con un sottotono dispregiativo. Come se don Patriciello avesse bisogno della SUA “benevolenza”. Vorrei aggiungere comunque della generale decadenza delle qualita’ “umane” negli italiani, con conseguente disfacimento del tessuto sociale negli ultimi 30 anni. Altro che dimissioni subito! E poco importa se va’ via a fine mese comunque, un tipo simile andrebbe DEFENESTRATO.

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