Lun. Ago 19th, 2019

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Il prefetto Mazza dalla “trincea” di Pagani: i giovani salveranno il Sud

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“L’87% dei comuni italiani si trova ad avere problemi di carattere economico-finanziario e di stretta cassa”. Il prefetto Michele Mazza (foto), che dallo scorso mese di aprile è a capo della triade commissariale che guida la città di Pagani dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ci riceve nel suo studio per una chiacchierata che parte dai seri problemi della cittadina dell'agro per approfondire i disagi che caratterizzano la città e che sono l'avamposto di una serie di problemi molto più ampi di un semplice confine territoriale.

“L’87% dei comuni italiani si trova ad avere problemi di carattere economico-finanziario e di stretta cassa”. Il prefetto Michele Mazza (foto), che dallo scorso mese di aprile è a capo della triade commissariale che guida la città di Pagani dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ci riceve nel suo studio per una chiacchierata che parte dai seri problemi della cittadina dell’agro per approfondire i disagi che caratterizzano la città e che sono l’avamposto di una serie di problemi molto più ampi di un semplice confine territoriale.
È una crisi che riguarda tutte le amministrazioni locali, allora?
Noi che amministriamo facciamo riferimento a due concetti economici: quello di cassa e quello di competenza. Il concetto di competenza riguarda le entrate e le uscite sotto l’aspetto meramente giuridico: poi c’è l’aspetto di cassa che, per dirla banalmente, sono i soldi che ci troviamo in cassa. È ovvio che possono esserci momenti di crisi di cassa e momenti di crisi strutturali. Se le due crisi coesistono, esse si riflettono in maniera grave sull’azione del comune stesso sul territorio.
Se la crisi riguarda sia la cassa che le competenze strutturali, si ci avvia al dissesto finanziario, giusto?
Ci sono delle accorte verifiche che vanno fatte prima di dichiarare dissesto finanziario. Ci sono dei parametri precisi dal valutare; è un lavoro tecnico. I parametri li stabilisce la finanza locale del Ministero dell’Interno.
Facciamo riferimento al caso Pagani? La situazione pare critica: stipendi pagati con forte ritardo ai dipendenti comunali, arretrati da versare per il servizio di raccolta dei rifiuti…
A Pagani è stato nominato un nuovo collegio dei revisori dei conti e un nuovo segretario generale. Il loro primo compito è verificare attentamente i conti dell’Ente: bisogna verificare, sulla base di quei parametri, se strutturalmente l’Ente è o meno deficitario. In tal caso, c’è il dovere di riconoscere il dissesto. Ma, ripeto, si tratta di questioni tecniche che esulano dalla politica. La mia convinzione personale è che sarebbe meglio evitare di dichiarare il dissesto per le conseguenze negative che una situazione del genere comporterebbe. Ma potremmo tirare le somme solo alla fine.
Dicevamo di una situazione difficile estesa a vari Comuni, non necessariamente meridionali. Un ente indebitato fino al collo come fa a salvarsi e a scongiurare il peggio?
Si deve cercare di far pagare le tasse a tutti. È fondamentale combattere l’evasione fiscale. Questo è un problema non solo locale, ma nazionale. In Italia abbiamo un tasso di evasione fiscale altissimo, sicuramente superiore all’importo di una finanziaria. A livello locale noi ci stiamo attivando per fare in modo che i cittadini paghino la tassa per lo smaltimento dei rifiuti e attendiamo con ansia i primi introiti dell’Imu. A Pagani risulta che il 54% dei cittadini non paga la tassa per lo smaltimento dei rifiuti. E una legge, chiarissima, dice che il costo dello smaltimento dei rifiuti è totalmente a carico dei cittadini: l’ente non deve rimetterci un centesimo. Allora, quel 54% di tasse che non sono state pagate non può gravare sul bilancio del Comune.
Quanto incide in una situazione così drammatica il federalismo fiscale?
Siamo in federalismo fiscale. Questo significa, brutalmente, che ogni Ente si deve reggere sulle proprie entrate e che su queste deve erogare servizi. Ho ridotto la questione in termini semplicistici, ma il succo della questione è questo: ogni ente deve basarsi sulle proprie entrate per erogare servizi. Il momento bello dello Stato che provvedeva a tutto è ampiamente superato, e direi anche giustamente.
Alla luce di quanto stiamo dicendo, con una chiara crisi economica, cresce la paura dei cittadini che potrebbero pagare cara sulla propria pelle questa situazione. E ci riferiamo ai possibili aumenti della Tia o di un’alta aliquota Imu. Timori fondati?
A Pagani non abbiamo ancora deciso l’aliquota dell’Imu perché, come molti altri comuni italiani, attendiamo prima di vedere come andrà con queste prime rate. Poi faremo degli accertamenti su pagamenti che non sono stati fatti in passato per verificare chi ha pagato e chi no.
La sensazione è che a risentire della situazione saranno sempre i soliti noti: chi paga normalmente le tasse che sarà costretto a sborsare di più per coprire quella fetta di popolazione che evade.
Tempo fa c’era uno spot che girava anche in televisione. Diceva: paghiamo tutti, paghiamo meno. La logica deve essere questa. Ma è chiaro che c’è l’intenzione e la volontà di rintracciare e perseguire tutti coloro che non sono a norma con i pagamenti. Non sarebbe giusto altrimenti.
Lei è originario di Ottaviano. Dopo parecchi anni presso il Ministero, è stato commissario di governo a Trento e poi prefetto a Benevento. Che idea ha della legalità nel Mezzogiorno d’Italia?
In questo periodo mi sono reso conto che c’è una larga fascia di illegalità. C’è quasi il rifiuto del rispetto delle norme. Qui lo sto vedendo soprattutto con il problema dei rifiuti: non è possibile che la gente aspetti l’emergenza rifiuti per ripulire le cantine e i garage. Il problema dei rifiuti nasce da noi: noi li produciamo e sta a noi saperli gestire. Ma purtroppo se getto a terra la carta di una caramella o il fazzoletto sporco già faccio un piccolo atto di illegalità. Può essere una cosa molto banale, ma è anche da questo che nascono problemi seri come quello dei rifiuti. E poi si va a discutere della differenziata e dei metodi con cui può essere fatta la raccolta dei rifiuti. In larga parte io vedo un rifiuto della legalità. Legalità significa anche pagare le tasse. E se c’è un alto tasso di evasione ci dobbiamo preoccupare; c’è qualcosa che non va. Senza dover ricorrere ai massimi sistemi, io sto vedendo una serie di piccole cose che dimostrano un’illegalità diffusa; un’illegalità di cui non ci rendiamo neanche conto che va estirpata con forza. A me, come cittadino campano, dà molto fastidio dover fare queste constatazioni. Non vorrei fosse così. Io sono per il rispetto delle leggi, a qualsiasi costo. Ma questo problema, voglio specificarlo, è una cattiva abitudine meridionale. C’è un’insofferenza verso il rispetto delle leggi, qualunque esse siano.
Spesso si parla anche di disaffezione dei cittadini verso le istituzioni. È d’accordo?
Nella mia esperienza ho avuto modo di conoscere realtà completamente diverse. Ho conosciuto realtà dove c’è un alto senso civico, di partecipazione: il cittadino si sente parte integrante della cosa pubblica. Non la vede come cosa di altri o, peggio ancora, come qualcosa di cui approfittare. Noi meridionali purtroppo spesso non mostriamo senso civico, partecipazione. Per me è un retaggio storico. Noi abbiamo avuto certe dominazioni. In altre realtà ce ne sono state altre. In Trentino, tanto per fare un esempio, ci sono stati gli austro-ungarici, che avevano una visione completamente diversa rispetto ai nostri Borboni. Non è una critica, ma una semplice constatazione. Secondo me questo approccio diverso alla cosa pubblica è un aspetto della questione meridionale.
E allora come si possono educare oggi i cittadini?
I principi della legalità si possono promuovere con varie azioni. Noi a Pagani ora pensiamo a promuovere la raccolta differenziata, le note di cortesia per chi non paga le tasse, per poi passare ad un’azione più forte. Io sono convinto che anche l’irrogazione di una sanzione abbia il suo momento di repressione. Partiamo dalle piccole cose per poi andare avanti su questa strada.
Oramai i cittadini, ultimi dati elettorali alla mano, sembrano sfiduciati anche nei confronti della politica.
Le ultime consultazioni elettorali sono una prova di questa disaffezione. Ma bisognerebbe analizzarne per bene le cause. È un tema molto complesso.
Crede che tornare a parlare di etica in politica possa riavvicinare i cittadini a questo mondo?
Io credo in un intervento forte dei giovani. Loro si rendono conto direttamente di ciò che funziona e di quello che non funziona; sono loro che si affacciano in questo mondo e loro possono essere i veri motori di una trasformazione che può partire da dentro la società.

Barbara Ruggiero

 

1 thought on “Il prefetto Mazza dalla “trincea” di Pagani: i giovani salveranno il Sud

  1. Un’intervista esemplare, perché ci porta a tu per tu con l’autorità costituita e ci lascia scoprire l’umanità che pure esiste negli uomini onesti delle istituzioni. In momenti di crisi come questa, si tratta di un’operazione-verità che riduce le distanze con il potere. Senza questa “pacificazione”, senza la nostra adesione alle linee progettuali degli uomini migliori dello Stato, non ci sarà salvezza.
    Nicola

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