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Il premio a Pirrotta consola il buon teatro dagli affanni

Il premio a Pirrotta consola il buon teatro dagli affanni
di Pasquale De Cristofaro

Il sei settembre, presso il teatro San Carlo di Napoli, si è tenuta la consueta serata dedicata al teatro italiano dove sono stati consegnati ben quattordici premi, da migliore attore a migliore regia, costumi, scene, musica, novità italiana, migliore spettacolo dell’anno, ecc … L’impressione, a parte l’atmosfera festiva che si respirava, è stata di grande apprensione per lo stato di disagio in cui versano sia le realtà produttive del settore sia la scarsissima considerazione in cui il teatro è tenuto dalla società italiana. Si toccava con mano la grande incertezza del momento. L’impressione netta, cioè, di un disinteresse e di un cinismo di tutte le amministrazioni dello stato verso i problemi del teatro e della cultura più in generale. Maurizio Scaparro, che ha ricevuto un meritatissimo riconoscimento per la sua lunga e prestigiosa carriera, giustamente ammoniva sul finire della cerimonia, di fare attenzione e di essere vigili affinché non si abdicasse all’idea di un’unione europea fondata sulla Cultura e non, invece, sulla finanza. Molte sono le realtà italiane, teatri e compagnie, che stanno pagando un prezzo altissimo alla crisi e alla mala politica di questi ultimi anni. Quest’ultima, in modo irresponsabile e creando debito pubblico, molto spesso ha alimentato solo circoli poco virtuosi premiando più che il merito, clientele e appartenenze. Quando sono finiti i soldi, ecco che a pagare sono tutti, anche chi, con grande passione e oculatezza, ha portato avanti discorsi di alto profilo artistico e di buona amministrazione. Detto questo, ci piace segnalare che tra i premiati ci sia stato anche Vincenzo Pirrotta (foto), come autore della migliore novità italiana dell’anno; l’adattamento teatrale, “Diceria dell’untore”, dal celebre romanzo di Gesualdo Bufalino. Il premio giunge più che meritato e si somma ai tanti altri che in questi anni Pirrotta ha ricevuto. Lo ha meritato perché è un attore potente col dono della scrittura. Un giovane animato da una grande energia e che, artisticamente, si può dire, è rinato a Salerno. Qui, ha fortificato la sua coscienza di scrittore per la scena e di interprete. Con noi di Teatro Studio ha condiviso un breve ma intensissimo percorso raggiungendo traguardi molto lusinghieri. Da una parte quindi, c’è, in noi, un pizzico d’orgoglio per aver, in parte, contribuito alla sua affermazione; dall’altra, sicuramente, il rammarico di non aver potuto assecondarlo ulteriormente perché non siamo stati capaci di far capire, ai nostri amministratori locali, che la nostra compagnia, dopo il riconoscimento ministeriale, per poter reggere il confronto in una realtà come quella del teatro italiano, avrebbe avuto bisogno di una maggiore attenzione da parte loro. Quest’ultimi ci hanno offerto solo parole e, dopo tredici anni, a noi non è restato che chiudere questa bella avventura. Ma nonostante tutto e per concludere, speriamo che il teatro non solo continui a regalare sogni a tutti noi ma abbia una vita ancora molto lunga.

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