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Il principato moderno di De Luca

Il principato moderno di De Luca
Algebre, di Rino Mele

Nella sua storia millenaria, Salerno è stata più volte violentata, stuprata, devastata ma non s’era mai lasciata così vilmente sottomettere da un piccolo gruppo familiare, col quale ha finito coll’identificarsi. Quello che non doveva accadere è accaduto e, ora, l’apocalisse dei rifiuti sta trascinando con sé il principato dei De Luca. Nel cap. XVIII del “Principe” troviamo una frase prodigiosa di Machiavelli: “Colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare” e non c’è proposizione che meglio esprima la complicità che in politica si realizza così facilmente tra la seduzione di chi chiede ed esercita il potere e coloro che sono pronti a concederglielo sottomettendosi. In questi giorni, a Salerno è sembrato consumarsi la storia principesca di questa famiglia che ormai domina sulla regione.

Rino Mele

Rino Mele

Giovedì 15 febbraio su “Repubblica”, Sergio Zavoli in un’intervista s’è soffermato sul difficile concetto di verità (“spesso ambigua, incerta, ritrattabile”): da non delegare mai al vicino più furbo, capace di manipolarla, e che ti chiede di barattarla. Ormai da 25 anni, la nobile Salerno s’è infeudata a De Luca, e avrebbe rischiato di non uscirne più se non fosse avvenuto questo processo familistico di trinitaria divinizzazione che improvvisamente l’ha indebolito: in una situazione di triangolare metafisica, la responsabilità dell’uno dei tre elementi si riversa immediatamente sull’unità, in un pericoloso esercizio di teologia politica che, ormai, lega il padre e i figli. Tanto che iI partito (il Pd) non riesce né a sopportarne la troppo compatta forza né a difenderne le improvvise ferite. Il micro gruppo trinitario ha finito così, proprio sulla soglia delle elezioni, col contribuire fortemente all’indebolimento del Pd meridionale. In questo momento di acuta crisi, la risposta di De Luca senior è stata di carattere militare: “Andremo avanti a carro armato”, ed è un lapsus significativo l’uso della forma plurale del verbo: mostrando come, in questo sistema trinitario, nessun elemento sia periferico rispetto all’unità. Un giochino di bassa teologia politica che – oggi lunedì su “Repubblica” – è disegnato da Conchita Sannino (e Dario Del Porto) secondo l’evidente divisione d’infantili geometrie (“il mondo diviso in alleati di corte o nemici”) con un risultato paradossale: “Solo adesso che sono all’apice tutti e tre contemporaneamente, dopo un quarto di secolo, l’impero (non più di provincia) comincia a cigolare”.
Ora che s’è definitivamente scoperto il sistema servile al centro della politica di De Luca: aggressivo anche con se stesso. Per lui, la politica è forma di asservimento che chiama fedeltà: nel XIII capitolo delle “Istorie fiorentine”, Machiavelli sciolse definitivamente questo nodo quando disse: “I fedeli servi sempre servi sono”.

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