Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il procuratore ai giovani: istituzioni infiltrate, ma insieme ce la faremo

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Lezione sulla legalità del magistrato Franco Roberti e di don Manganiello agli studenti dei Picentini
di Giulio Innocenti

Uno studente alla fine delle relazioni è salito sul palco del teatro gremito di giovani, nella Cittadella del cinema di Giffoni Valle Piana, e ha chiesto al procuratore capo della Repubblica di Salerno Franco Roberti (nella foto) che cosa intendessero fare i magistrati contro le infiltrazioni camorristiche nelle istituzioni.
La manifestazione “Educare alla legalità: un percorso che inizia dalla scuola”, promossa dall’Associazione Il gabbiano e dall’Associazione Ultimi, volgeva ormai al termine ed erano state sottolineate da intensi applausi dell’uditorio (circa 600 attentissimi studenti dell’Itc di Montecorvino Rovella e di Giffoni) le relazioni dello stesso dottor Roberti, di don Aniello Manganiello, del sindaco Russomando e i saluti del direttore de “Il gabbiano” Gianpiero Foglia, del presidente di “Ultimi” Andrea Manzi e del preside dell’Itc Renzo Stio. Il procuratore Roberti ha portato a sé il microfono e ha detto, senza giri di parole, che le infiltrazioni camorristiche nei pubblici poteri vi sono state e vi sono tuttora e spesso riguardano anche chi è preposto al controllo della legalità degli atti e delle attività pubbliche. Molto però negli ultimi anni è stato fatto, ma spesso – ha osservato il magistrato – ci hanno rimesso la pelle coloro che si sono adoperati per smascherare complicità e collusioni. Valga l’esempio di Pio La Torre che individuò nell’intreccio politico-istituzionale uno dei motivi di degrado della vita pubblica. La legge Rognoni-La Torre consentì, nel suo nome, di individuare e sottrarre ai gruppi criminali i patrimoni confiscati, nonché di contestare i reati associativi. Altre riforme, ha osservato il procuratore, sono avvenute sull’onda dei successivi assalti della criminalità allo Stato democratico, in particolare dopo la strage di Capaci, con il decreto legge relativo al 41 bis, convertito poi in legge subito dopo il delitto Borsellino. Non bastano però le leggi, ha aggiunto Roberti, perché l’impegno per la legalità è una sorta di lotta perenne tra il bene e il male, è un impegno fermo e deciso che presuppone vigilanza nella difesa dei diritti grazie alla coscienza democratica che va rafforzata soprattutto in momenti difficili. La lotta per il diritto è pertanto una lotta vera, ha spiegato il procuratore ai giovani che lo hanno seguito con attenzione e interesse, una lotta che non può essere delegata ad alcuno né depotenziata. E soprattutto si tratta di una lotta che riguarda tutti, nessuno escluso. Una lotta che si impone, pertanto, soprattutto quando le crisi pongono i diritti in una situazione di fragilità e precarietà. Le difficoltà e le crisi, ha aggiunto Roberti, non sono soltanto economiche ma soprattutto morali ed è nei momenti in cui esse si manifestano con virulenza che occorre scegliere. Crisi è una parola che viene dal greco Krisis, che vuol dire scelta. In altri termini è soprattutto nelle difficoltà che occorre scegliere, e scegliere bene, per poter invertire la rotta. “L’ora delle scelte bussa alle porte”, ha concluso il magistrato , “non facciamoci trovare impreparati”.
Roberti, nel suo intervento introduttivo, aveva svolto una appassionante lezione di diritto costituzionale, con una semplicità ed immediatezza che hanno consentito di catalizzare l’attenzione della folta platea soprattutto sui principi costituzionali della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà, dai quali originano diritti e doveri di ciascuno. Don Aniello Manganiello, continuando il discorso del magistrato, ha interessato i ragazzi prevalentemente sul tema del coraggio della denuncia e sull’altro della “lex” intesa come “legame”: un invito alla solidarietà che può ribaltare gli attuali equilibri e prosciugare il terreno di agibilità alla camorra. Il sacerdote ha illustrato i suoi 16 anni vissuti a Scampia e, attraverso una lunga serie di esempi e di conversioni di ex camorristi coraggiosi, ha ribadito la sua convinzione che anche tra i gruppi criminali non vi sono uomini o donne irrecuperabili. Spesso, troppo spesso, è la paura che spinge ad abbracciare forme di protezione, che evitano di far crescere le persone e di edificare comunità libere. Don Manganiello ha invitato i giovani a disertare negozi e catene commerciali che notoriamente sono contigui alla criminalità (il sacerdote ha fatto nomi e cognomi) per evitare che i clan possano essere indirettamente finanziati attraverso la nostra disattenzione e la nostra superficialità “complice”. Anche la droga, ha detto don Aniello, è una forma di finanziamento alla camorra, “anche per questo motivo non dobbiamo drogarci per non diventare azionisti della criminalità, che reinveste quegli utili vorticosi in altre attività criminali come il finanziamento illegale alle imprese e il prestito ad usura alle famiglie in difficoltà”.
In apertura brevi ma significativi interventi di Gianpiero Foglia che ha inquadrato la lezione di volontariato con don Manganiello e con il procuratore della Repubblica di Salerno nella più ampia mission della sua associazione Il gabbiano, del preside Renzo Stio che ha annunciato un ciclo di studi e di riflessioni sui temi emersi dalla intensa mattinata (in una seconda giornata che sarà dedicata all’argomento, in primavera, saranno analizzati i risultati di detta ricerca) e del sindaco Paolo Russomando, che si è soffermato sul dovere della pubblica amministrazione di assicurare trasparenza ed efficienza alle attività pubbliche, da rendere assolutamente impermeabili rispetto alle “pretese”, anche velate, della criminalità e delle aree ad essa contigue. Il presidente dell’Associazione Ultimi Andrea Manzi, direttore de IConfronti, ha sottolineato il grande valore simbolico della manifestazione di Giffoni che si svolge dieci giorni prima della presentazione nazionale del sodalizio alla Camera dei Deputati, manifestazione fissata per mercoledì 19 dicembre, alle 15, appunto a Montecitorio.

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