Il racconto / L’avido potere e gli amici sodali

Il racconto / L’avido potere e gli amici sodali
di Elvira Morena
Elvira Morena
Elvira Morena

Piccoli uomini si azzuffano nella cogitata corsa all’assegnazione di un numero in lista, poi, nell’arraffare voti in numero crescent. Crescent, come il cemento a semicerchio di Bofill che si spera di dimenticare e le torri al cielo..che si spera di non vedere mai.

I numeri fanno la differenza, accrescono il numero di poltrone su cui inchiodare deretani vittoriosi e tronfi.
I giochi di potere scivolano tra le pedine della scacchiera : il Re violenta la Regina, divora il Cavallo, abbatte la Torre….Scacco matto è la prospettiva finale!
Il potere amplifica i sensi, dilata l’ego, accresce il codazzo di cortigiani disposti a dire “Si”, nonostante tutto.
Il buio della notte rende insicuri. Balza di colpo fuori dal foro prodotto da un tarlo uno spettro di solitudine. Basta guardare lì sul ripiano. Un tasto accende lo scettro dai mille numeri di telefono, il diplay si illumina e la forza riprende vigore.
Qual è il senso del potere? La gestione di uomini e cose. Gli uomini sono cose e le cose danno immenso piacere. Rafforzano lo status del potere.
Le poltrone si preferiscono rosse, in quanto simili nel colore e nella logica alle ciliege : una tira l’altra. Peccato che ce n’è sempre qualcuna che non si è riusciti a cogliere…! Ed è quella ritenuta più appetibile.
Il tempo accresce le voglie e la corsa procede veloce. Recita il saggio : “Chi si ferma è perduto!”
C’è sempre un’ombra dietro l’angolo, tra gli spigoli del sistema, pronta a frenare la corsa con mezzi prevedibile e imprevedibile e questi ultimi sono maggiormente rischiosi. L’attenzione e il sospetto viaggiano in coppia e non vanno tralasciati mai.
La corazza di difesa sono gli amici sodali, amici fino a prova contraria. Amici con riserva pronti ad ascoltare, eseguire, osservare, riportare e, quando occorre, sono pronti anche a minacciare.
Il potere va protetto come un piatto ricco, dal quale ognuno per fame o avidità, sottrae un pezzo di cibo.
I piccoli uomini di potere spesso peccano in competenza e cultura, quella vera e non da manuale, nè trasferita da altri, che impari a memoria e parte il copione! Pertanto, scelgono amici con riserva acefali, poco attraenti nella morfologia, insipidi nel temperamento, che piacciono solo a loro e che tutti gli altri accettano per dovere ed opportunità. Uomini “paletti” del recinto di paura.
Paura delle 90 rughe comparse di colpo, dei fianchi lassi da ritoccare, dell’altro che potrebbe essere migliore, di quella insolita e strana defaillance…Paura della scelta sbagliata che rimane sbagliata e, nonostante i fiocchi e le parole, qualsiasi operazione di plagio non aiuta.
Microfratture segnano lo scheletro osteoporotico dell’uomo e della poltrona, che è un tutt’uno di appartenenza atto a gestire uomini e cose. Ma non il tempo, che per opportunità o giustizia, vanifica il senso del potere.

redazioneIconfronti

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