Lun. Ago 26th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il racconto / Tiziana, un incontro di…vino

7 min read
di Luigi Torino
di Luigi Torino
Luigi Torino
Luigi Torino

Tiziana raggiunse la porta di casa quasi senza toccare terra. Aveva fatto le scale trattenendo il respiro. Ludovico l’aveva scaricata davanti al portone dell’abitazione, in Viale Italia, ed era ripartito lasciando sull’asfalto metà battistrada delle ruote della sua auto. Da quando erano saliti in macchina, alle sei del pomeriggio, e fino al ritorno ad Avellino, dopo aver girovagato tra Contrada, Forino e la Valle del Lauro, avevano trascorso tutto il tempo a discutere sul significato del loro stare insieme. Alla fine Ludovico se n’era uscito dicendo che aveva bisogno di una pausa di riflessione.

E chi ci crede più alle pause di riflessione? – gli aveva risposto Tiziana. – Sai come si dice? Le pause di riflessione hanno sempre un nome e un cognome! La verità è che non vuoi saperne più di me, – ed era scesa di corsa dall’auto sbattendo la portiera.

Una volta dentro casa, Tiziana si abbandonò con le spalle alla porta e lentamente la rinchiuse. La stanza d’ingresso era avvolta dalla solita penombra creata dalla luce della cucina, lasciata di proposito accesa dai genitori quando lei faceva tardi in discoteca o perché si tratteneva a parlare giù in macchina con Ludovico, come sempre più spesso accadeva negli ultimi tempi.

Piangeva e aveva voglia di gridare per la rabbia più che per il dispiacere, ma la stima e il rispetto che nutriva verso i suoi vecchi le smorzavano i singhiozzi in gola. Entrando in cucina si guardò intorno come alla ricerca di qualcosa che neppure lei sapeva. In questa sua panoramica notò, sul ripiano del mobiletto ad angolo, la bottiglia di vino che era servita per la cena di suo padre. Era piena a metà di un rosso che proveniva dai vigneti che circondano il borgo di Taurasi. Tiziana di solito non beveva. Ogni tanto, dietro le insistenze del padre, assaggiava un mezzo bicchiere di vino, non di più. Quella sera però Tiziana vedeva ogni cosa sotto una luce totalmente diversa. Si sentì stranamente attratta da quella bottiglia per metà trasparente e per metà opaca. Con passo deciso, si diresse verso il mobile ad angolo della cucina, si impossessò della bottiglia e, reggendola con entrambe le mani, ritornò sui suoi passi. Sorpresa lei stessa dal suo comportamento, per un po’ rigirò tra le mani quel recipiente di vetro con il tappo di sughero calcato a metà; poi, facendo pressione con le dita, stappò la bottiglia e ne versò parte del contenuto nel bicchiere. Nel poggiarla sul tavolo, valutò quanto vino ancora conteneva: un altro buon calice, stimò. Senza sedersi, dapprima prese a bere a piccoli sorsi, ma giunta alla metà, vuotò il bicchiere senza più staccare le labbra dal vetro. Prima di riporre il bicchiere, si fermò ad osservare le impronte che le sue labbra avevano lasciato sul bordo, a testimonianza dei precedenti baci.

Spesse volte Tiziana aveva sentito il padre, un vecchio professore in pensione, dopo un lauto pranzo abbondantemente innaffiato, fare l’elogio del vino.

– In diversi luoghi della terra e in varie epoche, – asseriva il professore con tono solenne, – svariati alimenti sono stati soprannominati “cibo degli dei”: il cioccolato, la pappa reale, il tartufo, il fungo porcino. Nessuno però più del vino merita quest’appellativo. Cos’è che rende questa bevanda  adatta al palato degli dei? Perché molti pensano di non poter vivere senza la fragranza di questo liquido color della notte o color del giorno, che madre terra fa sgorgare da una pianta storta e nodosa, mentre dal legno storto dell’umanità non si è mai tirata fuori una cosa dritta? Cos’è dunque che rende il vino protagonista indiscusso della tavola? Non certo la sua rarità: la coltivazione della vite è diffusa in gran parte del mondo. La ragione quindi va ricercata altrove. E dove, se non nelle qualità di questo prezioso compagno dell’umana quotidianità? Qual altro alimento, cibo o  bevanda che sia, possiede come il vino la capacità di provocare stati di cognizione ultraterrena, di indurre una sensazione di benessere abitualmente aliena ai nostri affanni quotidiani, di spingere a compiere gesta sovrumane? Il vino è il re delle bevande, ed ha l’amicizia per scettro e l’amore per corona!

E dopo una breve pausa per inumidirsi le labbra, riprendeva con più vigore:

– Il vino non va degustato a parte, va ascoltato con le pietanze: un pasto senza vino è come un giorno senza sole. E quando strappate una bottiglia di vino, per l’amor di Dio, buttate via quel dannato tappo. Non arrivate al punto che, cascando a terra il vostro bicchiere, dobbiate esclamare: “Oh, grazie al cielo era vuoto!” Fate vostro il motto: riempi il bicchier che è  vuoto, vuota il bicchier che è pieno, non lo lasciar mai vuoto, non lo lasciar mai pieno. L’arte della vinificazione è nata giusto in tempo per vedere l’alba della civilizzazione umana: numerosi sono i  mosaici e gli antichi poemi che celebrano l’avvenimento. Il vino è la poesia della terra, e ogni terra ha il suo lirismo. Mitico, poi, è il legame tra il vino e la sessualità, anche femminile. L’associazione ha radici lontane, nel sanscrito “vena”, amare, da cui deriva, oltre che Venere, anche la parola “vino”. Affinché, però, il rapporto tra Bacco e Venere funzioni, la parola d’ordine è: moderazione. Non bisogna mai dimenticare che il vino è un buon servitore e un pessimo padrone, e una bottiglia stappata di questo balsamo penetrante può portare sia in paradiso che all’inferno. La vite produce tre tipi di vino: il primo è quello del piacere, il secondo quello dell’ebbrezza, il terzo quello del disgusto: la saggezza di un uomo consiste nel non assaggiare mai il terzo. Pianta di allegria, un calice del tuo frutto aggiunge il suo bacio al bacio dell’amore, dispone al canto, rende più sciolta la conversazione lasciando sfuggire qualche parola che era meglio non pronunciare, ripara le ferite dell’anima, mette a tacere i rimorsi favorendo di sera l’abbandono nelle braccia di Morfeo! Il fatto puro e semplice è che il vino rende gli altri, ed in verità la vita stessa, molto meno noiosi. Davvero triste sarebbe colui che mai oltrepassasse il confine della sobrietà per comprendere com’è il mondo visto dall’altra parte! L’inebriarsi, in alcune società del passato, era un modo per entrare in comunione con la divinità e per permettere alle persone di rivelarsi agli altri e a se stesse. Non è un paradosso affermare che l’eccesso di una generosa bevuta, praticato con moderazione, ossia una volta ogni tanto, abbia un effetto catartico.

E chiamando tutti a rinfrescarsi nuovamente la gola, era pronto per l’ultimo affondo:

– Bere un bicchiere di vino equivale a mandar giù una coppa di ottimismo. Ecco perché ti amo, o vino: sei sincero ed agisci secondo il mio intento. Alle volte t’ho sorseggiato per trovare delle soluzioni alle mie domande, e le tue risposte sono state veritiere; altre volte t’ho bevuto a lunghi sorsi per godere dei tuoi servigi, e gli effetti sono stati quelli desiderati: nei momenti di gioia, hai accresciuto la mia euforia, nei momenti di sconforto, hai mitigato il mio dolore. E non  sono il solo ad amare la tua compagnia, o vino! Nella Grecia antica parlare di arte o di politica bevendo vino era la regola. Nei symposia, le celebri bevute collettive, l’amore per il vino si intrecciava con la declamazione dei poemi lirici, con la conversazione e con la contemplazione dell’immagini dipinte sulle pareti della casa e sulle coppe in cui il vino veniva servito. Anche Eva nel Paradiso Terrestre, benché abbia tentato Adamo a mangiare, non si è mai sentito che lo abbia spinto a bere, perché quello Adamo lo ha fatto di sua iniziativa.

E portando il proprio bicchiere in alto, il professore invitava tutti i presenti ad unirsi a lui per il brindisi finale esclamando:

– Alle cantine, vere fondamenta di ogni casa!

I ricordi, ma forse ancor più gli effetti del vino che incominciavano a farsi sentire infusero coraggio a Tiziana e le fecero tornare il sorriso sulle labbra. Restando sempre in piedi, ma tenendo il palmo della mano sinistra ben premuto sul tavolo, afferrò di nuovo la bottiglia e la vuotò riempiendo il bicchiere fino all’orlo. Poggiò anche l’altra mano sul tavolo e rimase per po’ a fissare il liquido purpureo ancora tremante nel calice.

A volte nella vita l’attraversamento del nulla è necessario, – esclamò, – e cosa più di una coppa ricolma di vino può favorirne la traversata? e, mimando un brindisi, portò il bicchiere alle labbra e bevve tutto d’un fiato.

L’effetto fu immediato e sublimante. Con la stessa rapidità con cui il liquido vellutato discese all’interno del suo corpo i fumi dell’alcool salirono verso la testa, trovando le porte già socchiuse dal passaggio del primo bicchiere. Il suo stato d’animo cambiò colore, e Tiziana per un attimo assaporò lo splendore terrestre della vita.

Prima che le sue gambe diventassero del tutto malferme, quel poco di raziocinio che ancora le restava suggerì a Tiziana che la cosa migliore per lei era guadagnare la stanza da letto. Lambendo il muro, si avviò verso la porta che conduceva al corridoio. Nel breve tempo che impiegò per raggiungere l’ingresso della camera, lo stato di ebbrezza si accrebbe e la sua confusione aumentò. Sentì il bisogno di svestirsi completamente. Oltre a dare gioia ed ebbrezza, il vino può fare anche questo: spingere all’indietro, a risalire ad un prima oramai dimenticato, a ritornare allo stato di origine, quando la coppia primigenia nel giardino dell’Eden, al pari di tutte le altre specie vive, non conosceva l’uso di vestirsi. Una volta nuda, Tiziana si lasciò cadere sul letto, ma lo mancò. Si risvegliò il mattino dopo, adagiata sul pavimento, una spalla dolente e la testa intontita per i brindisi solitari della notte precedente, ma non si rammaricò né del dolore, né della confusione, né tanto meno per Ludovico. Fece una doccia, si rivestì, riordinò i pensieri con un bollente caffè amaro, e, prima di avviarsi verso l’ufficio, salutò la madre con un abbraccio più affettuoso del solito.

Forse stasera farò tardi, – la informò, mentre attraversava la porta d’ingresso.

In ufficio era arrivato un nuovo collega, che non perdeva occasione per invitarla a cena. Se l’invito si fosse rinnovato..

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *