Il ragazzo di campagna

Il ragazzo di campagna

Lo scandalo che ha investito la Regione Campania, la magistratura e in particolare il sistema di potere di Vincenzo De Luca induce a riflessioni amare, mentre continua il silenzio compatto dei vertici del Pd e soprattutto degli uomini di cultura salernitani, in gran parte “al servizio” del potente di turno. Pubblichiamo questo delizioso scritto di Massimiliano Amato, giornalista libero e autonomo, su Carmelo Mastursi, capo della segreteria del presidente della Regione coinvolto nel torbido affaire e pedina tipo del “sistema di scambio” che ora visibilmente traballa

di Massimiliano Amato
 Massimiliano Amato
Massimiliano Amato

L’ultimo, mortificante, affronto ricevuto dal potere che ha servito per quasi un ventennio con encomiabile zelo e incrollabile fede da pasdaran, Carmelo-Mastursi-detto-Nello (e scritto così, il suo sembra proprio il nome di uno di quei personaggi surreali sui quali da trent’anni Carlo Verdone costruisce la propria, urticante, narrazione della modernità) è tutto nella patente d’imbecille che il comunicato ufficiale sulle sue dimissioni gli assegna. Giacché nessuna persona sana di mente lascerebbe un incarico da circa 10mila euro (lordi) mensili per dedicarsi a tempo pieno ad un altro svolto a titolo totalmente gratuito. Eppure, continuando nel penitenziale (benché lautamente remunerato) percorso di annullamento di ogni forma di ambizione, autopromozione, riscatto, in nome di un superiore interesse solo a lui (e a pochi altri) completamente svelato, Carmelo-Mastursi-detto-Nello, ha lasciato fare. Anche stavolta. Ed è uscito di scena in maniera uguale e contraria a come c’era stato. Un’ombra. Oggi in fuga disperata e angosciosa nella notte buia del potere. Un fantasma impaurito rincorso vanamente dai cronisti giudiziari che s’industriano, s’affannano, costruiscono ipotesi e suggestioni, e la cosa comincia a puzzare di mistero da arcana imperii. In netto contrasto, si capisce, con la provincialissima – spinta fino ai limiti del ruspante – immagine di questo oscuro funzionario, che adesso comprende perfettamente di cosa parlava Andy Wharol con la celebre teoria sul quarto d’ora di celebrità. E siccome la fisiognomica resta una formidabile chiave di interpretazione e lettura del potere, di qualunque colore esso sia, guardando i primi piani di Carmelo-Mastursi-detto-Nello il pensiero non può fare a meno di andare al celebre e irresistibile ritratto che Enzo Biagi fece di Nicola Mancino. A “quella faccia da assaggiatore di caciocavalli”, cioè, che il nostro avrà coraggiosamente messo su chissà che cosa. Immolandosi come un kamikaze: e anche questi, probabilmente, alla fine potrebbero risultare convenzionali modi di dire tutt’altro che inappropriati alla vicenda. Perché tutto, nella complicata biografia di Carmelo-Mastursi-detto-Nello, sembra rimandare ad un destino di minorità e di sacrificio, ad un radicato spirito gregario non casuale, ma deliberatamente scelto, nella svagata e poco impegnativa consapevolezza che non poteva non andare così. Uso a obbedir tacendo come un anziano appuntato della Benemerita, col suo ingenuo candore di ragazzo di campagna Carmelo-Mastursi-detto-Nello, almeno, ci ha risparmiato menate intellettuali come qualche suo ex compagno d’avventura e di cordata. Che sul valore dell’obbedienza al capo (in Max Weber) e sul perché gli uomini ubbidiscono ci costruì addirittura un saggio accademico. Non particolarmente memorabile dal punto di vista scientifico, ma molto produttivo e proficuo (almeno fino a un certo punto della storia) sul piano dell’avanzamento di carriera. La propria. E’ per questo che Carmelo-Mastursi-detto-Nello, di qualsiasi cosa lo accusi la Procura della Repubblica di Roma, fa tenerezza e va incoraggiato in questa sua fuga dal passato. Ora che, uscito dalla dimensione del potere, e licenziato con una comunicazione che potrebbe infine riassumere tutta la sua vicenda all’interno di essa, Carmelo-Mastursi-detto-Nello riassapora finalmente l’inebriante aroma della libertà. Con la possibilità di ripensare se stesso non in relazione a ciò ch’è stato, ma a ciò che potrà essere. E’ la sua conquista più grande, anche se non ancora un percorso di riabilitazione. Gli sembrerà sorprendente e potrebbe perfino dargli noia saperlo, ma per quello nel mondo libero c’è bisogno del suo consenso.

Andrea Manzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *