Il Regno di Dio è inclusione e non ha confini invalicabili

Il Regno di Dio è inclusione e non ha confini invalicabili
di Luigi Rossi

santuario-nazionale-cristo-reL’anno liturgico si chiude e ci offre la chiave di lettura del fluire della storia e del senso della vita, esperienza per nulla assurda perché non è soggetta al caso perché Cristo conferisce significato al mondo e alla esistenza di ciascuno di noi.

Nella prima lettura Dio accondiscende al desiderio del popolo che sollecita un re visibile per essere difeso e preservare l’unità, un capo in grado di armonizzare la molteplicità dei punti di vista individuali, indiscussa esigenza pur nella variabilità delle forme politiche con le quali la si esercita. Viene scelto Davide, il quale nella sua vita a volte ha una condotta sconcertante, ma la sua naturale bontà e la generosa dedizione al popolo lo rendono alla fine strumento di salvezza per Israele; diventa così prefigurazione di Cristo, capo della Chiesa e signore dell’universo, motivo per cui nel Nuovo Testamento Gesù viene chiamato “figlio di Davide”.

La seconda lettura aiuta a comprendere quanto diafana sia la figura di questo re rispetto al Cristo, il quale domina su un regno agli antipodi rispetto al potere delle tenebre. Paolo lo esalta nel noto inno cristologico celebrando la sua centralità, che conferisce senso a tutte le cose create perché ne è l’ideatore e il creatore. Egli si colloca al loro inizio ed al termine e ne diviene il fine in quanto “tutte le cose sono state create in vista di lui”.

Cristo esercita la sua regalità soprattutto nella Chiesa essendo il capo che coordina e controlla le sue attività vitali. Il Vangelo in modo concreto aiuta a comprendere la natura di questa regalità anche se fa riferimento ad un passo che presenta Gesù nel momento della maggiore umiliazione. Per tanti Gesù sul calvario è un re da burla, come proclama la tavoletta con l’iscrizione INRI, gesto di estrema irrisione, per cui lo si rimbrotta: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso” e lo si sfida: “Se sei il re dei Giudei, scendi dalla croce”. Ma chi è capace di andare oltre le apparenze, comprende che sulla croce Gesù manifesta il suo modo di gestire il potere: non è dominio, ma servizio e dono, come ha dimostrato con la disponibilità totale verso gli altri per tutta la sua esistenza.

     Nella solitudine interiore e nell’abbandono delle folle è un malfattore appeso alla croce a comprendere tutto ciò. Il ladro, proprio per ciò che vede, prova il bisogno di un’adesione libera, totale in lui. È un re giustiziato, ma non vinto, che muore amando ostinatamente.

Ora di cosa ha bisogno chi uccide, deride, odia questo re? Proprio di un supplemento di amore, gesto per cui Dio si mette in gioco. Il malfattore lo intuisce: Egli è nelle stessa sua pena perché Dio è vicinissimo all’uomo. Non ha fatto nulla di male, anzi continua ad operare il bene perché non solo conforta, ma fa di più: si carica questa pecorella smarrita sulle spalle di buon pastore, felice di averla ritrovata. Perciò il Regno di Dio è inclusione, non ha confini invalicabili, è accogliente perché il Signore non sa escludere anche se non si hanno meriti, anche se si è malfattori. Infatti, Dio non guarda ai meriti, ma alla povertà e al bisogno, quindi promette: Sarai con me. Cioè la salvezza è dono non ricompensa e così il primo a entrare nel Regno è un malfattore che si aggrappa al crocifisso.

Che confortevole speranza: le porte del Regno resteranno spalancante per sempre. Questa è la Buona notizia per la quale abbiamo riflettuto e pregato per un intero anno liturgico, salvifica conquista di prospettiva e degna conclusione dell’anno della fede, un anno di grazie e di sorprese. Si è aperto con un senso di crisi irreversibile per la Chiesa: una papa rinuncia al mandato petrino; molti si chiedono: allora è seria la situazione interna. Poi il conclave, lo Spirito opera, la grande sorpresa di Francesco. Urge comprendere la proposta di Bergoglio che è impegnato a operare per la giusta collocazione della chiesa nella società contemporanea condizionata dalla globalizzazione con le sue conseguenze sulla vita economica e sociale. Oggi quale è il ruolo e lo spazio della chiesa in un mondo trasformato, plurale, che abita nelle grandi città dove il cambiamento è sempre più rapido?

Papa Francesco fornisce la sua risposta da credente autentico, che non cede al pessimismo e nutre una forte aspettativa per il futuro. Il suo sogno è condurre la Chiesa sulle vie del mondo rendendola sempre più all’altezza della missione, capace di fornire un vero contributo per cambiare il mondo e renderlo più umano. Egli concepisce la Chiesa come un popolo attivo in tanti paesi sparsi del mondo, un popolo che il papa intende guidare, ma anche accompagnare da fratello e, persino, seguire da pellegrino gioioso e rassicurante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *