Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

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Il riformista? Meglio se apostolo di bellezza

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Condivisione, empatia e conoscenza per vivere in armonia / di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Credo che l’unica bellezza utile sia la “bellezza come conoscenza”. Se questo è vero, allora la “bellezza salverà il mondo” per davvero, come pensava il grande Dostoevskij. Dopotutto, “solo chi soffre sa”, ci ricorda Eschilo nell’Agamennone, prima parte dell’Orestea. Ora, se il sapere, ovvero la conoscenza, si acquisisce con la sofferenza, vuol dire che non s’impara solo dai libri ma molto ce lo insegna la vita. Quella vita che è innanzitutto incontro con l’altro, colui che può impensierirci e inquietarci ma che è necessario incontrare. La vita, allora, è continua apertura, dialogo, scontro, avventura. Ma l’altro è spesso “il sofferente”, colui che prima di noi ha incontrato il dolore. Quel dolore che non sappiamo quando ma che tutti prima o poi dovremo affrontare. Quindi, per vivere e fare esperienza è opportuno provare empatia. Con l’empatia la sofferenza di chi è meno fortunato di noi diventa la nostra sofferenza. Se non siamo indifferenti capiamo subito che il mondo è profondamente ingiusto. E conoscere quanta ingiustizia c’è nel mondo ci dovrà necessariamente spingere a fare qualcosa per renderlo più giusto. Ma per far questo, può bastare un blando e rassicurante riformismo? O, piuttosto, è necessaria una cruenta rivoluzione? Domande da un milione di dollari. I “riformismi” delle nostre democrazie, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino e la caduta d’interesse per la palingenesi comunista, sembrano essere l’unica risposta possibile. La rivoluzione, infatti, troppe volte si è infervorata d’assoluto generando una catena d’orrori. Troppe vite sono state sacrificate per una “bella meta”; una meta che andava raggiunta a tutti i costi: “Il fine giustifica i mezzi”. No, questo proprio no. I mezzi per raggiungere una meta che significa “una giustizia per tutti” non può camminare su milioni di morti, molti dei quali innocenti. E, allora come uscire da questa situazione stagnante? Se i “riformismi” sono spesso tatticamente delle piccole concessioni affinché nulla per davvero cambi, che fare, dunque? Proviamo a perseverare nel coltivare la bellezza sempre, a cominciare dalla nostra vita di tutti i giorni. Facciamoci apostoli di bellezza e, forse, daremo una mano alla conoscenza a farci uscire dal nostro troppo cinico, gretto e interessato vivere.

 

 

 

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