Il ritorno in fabbrica di un operaio Fiom di Pomigliano D’Arco

Il ritorno in fabbrica di un operaio Fiom di Pomigliano D’Arco

Dopo aver firmato il contratto, la prima telefonata l’hanno fatta a casa, per rassicurare le mogli. I 19 lavoratori iscritti alla Fiom per i quali la Corte d’Appello di Roma aveva disposto l’assunzione nella newco Fabbrica Italia Pomigliano, non hanno certo avuto una giornata “semplice”, e la maggior parte di loro ha palesato una certa preoccupazione per il futuro e le reazioni dei colleghi che attendono ancora di essere assunti. Ma la giornata non è stata felice neanche per molti operai ancora in cassa integrazione, che si sono sentiti “discriminati” a loro volta nelle assunzioni, in ansia per la scadenza della cassa integrazione per cessazione attività di metà luglio del prossimo anno, che interesserà, da oggi, 2412 lavoratori. Di questi più del 50 per cento è attualmente al lavoro, come hanno precisato dal Lingotto, e sono soltanto 1100 i lavoratori in cassa integrazione. «Ma questo non cambia il risultato finale – hanno sottolineato alcuni operai in cig – a luglio saremo fuori anche noi se Fabbrica Italia Pomigliano non ci assume». Una preoccupazione “condivisa” dalle 19 tute bianche della Fiom che oggi hanno firmato il contratto, che hanno voluto rivolgere il proprio pensiero ai lavoratori “ancora fuori”, anche se per apporre la prima firma è stato chiesto il parere dei legali. Ciro D’Alessio, il primo a siglare per l’assunzione, ha spiegato di essersi sentito “investito della responsabilità”: «Ho chiesto un momento prima di firmare per consultarmi con gli avvocati – ha poi spiegato – ma dopo ho telefonato a mia moglie, che era in ansia a casa». A D’Alessio sono seguiti tutti gli altri, tra i quali Aniello Niglio, il quale ha affermato di essere “non molto contento”: «Ho dovuto firmare clausole che ho combattuto fino ad oggi – ha detto – ora mi faccio forza pensando che la Fiom non firmerà l’accordo, e che noi siamo lavoratori, prima che sindacalisti, ognuno con i propri problemi». «In fabbrica non tutti ci accoglieranno a braccia aperte – ha sottolineato, invece, Raffaele Manzo – e dobbiamo anche rassicurare chi è ancora fuori e crede che ci siamo “assicurati il futuro”, ma noi non dimentichiamo nessuno». Una sensazione riscontrata tra molti operai che attendono l’assunzione in Fip, e che hanno appreso della firma dei 19 della Fiom dai mass media. «In Tv – ha sbottato Gerardo Giannone, test driver del gruppo Fiat – ho visto un ex delegato che affermava di aver firmato il contratto perché ha famiglia. E gli altri? Dovrebbe chiedere scusa, perché c’è chi ha voluto l’accordo ed attende ancora di essere chiamato. Anche loro hanno famiglia». In tanti hanno condiviso le parole di Giannone, chiedendo quando firmeranno gli altri cassaintegrati. Ma per la Fiom i 19 di oggi sono soltanto i primi lavoratori dei 145 iscritti che l’azienda dovrà assumere entro la seconda metà di aprile.

m.amelia

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