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Il Roma prossimo alla chiusura, ci sarebbe l’acquirente

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Dipendenti da mesi senza stipendio e delicate indagini in corso. La testata nell’orbita Pdl?

giornalisticalabria.it

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(Selce & Silicio) Un’ultima sterzata per salvare il più antico quotidiano del Mezzogiorno e il posto di una quindicina di giornalisti, che vantano mesi di stipendi arretrati. Una nuova società cooperativa sarebbe pronta a rilevare il Roma, il giornale che fu di Achille Lauro. La storica testata, secondo le ultime voci, potrebbe cambiare proprietà, ed anche orbita politica, passando dal controllo del finiano Italo Bocchino a quello di una cordata di imprenditori vicini al Popolo delle Libertà. Una trattativa sarebbe in corso da tempo, mentre i potenziali acquirenti avrebbero avvito nei giorni scorsi una due diligence. In vista del cambio di mano, le pubblicazioni potrebbero cessare fin dal 28 febbraio, a elezioni appena celebrate, per un fermo tecnico. Un atto necessario a riorganizzare la macchina editoriale e realizzare la discontinuità aziendale tra vecchia e nuova editrice, richiesto dalla legge, in attesa di tornare prima possibile in edicola, con un nuovo look. Un tentativo di rimettere in carreggiata il quotidiano, al centro di guai finanziari e amministrativi da circa due anni. A novembre la Guardia di finanza, su ordine del gip di Roma, ha sequestrato 2,5 milioni di contributi pubblici destinati al quotidiano, nonché le quote societarie di cinque imprese e un immobile per il valore complessivo di altri 2,5 milioni. I fondi non erano ancora stati erogati. Le cooperative editrici che controllavano il Roma, avevano tentato di aggirare la normativa sull’editoria, che vieta ad uno stesso soggetto di richiedere fondi pubblici per più di una testata. L’Agcom, dopo la segnalazione delle fiamme gialle nel 2011, ha multato di oltre centomila euro la controllante Edizioni del Roma Spa. Gli investigatori hanno anche denunciato quattro persone, responsabili, a vario titolo, di omessa comunicazione di posizione di controllo, falso ideologico e truffa aggravata, e tre imprese, per le relative responsabilità amministrative. Nel corso dell’istruttoria all’Agcom sono emersi ricorrenti rapporti di carattere finanziario tra le società Edizioni del Roma S.p.A., Edizioni del Roma scarl, che aveva richiesto il contributo pubblico per il Roma, ed Edizioni Riformiste Società Cooperativa, destinataria di fondi per la testata L’Umanità. L’autorità presieduta da Corrado Calabrò ha messo in luce rapporti di carattere organizzativo tra le società, e presenza delle medesime persone fisiche nelle compagini e negli organi societari. Il 28 settembre l’amministratore unico della cooperativa Edizioni del Roma, Salvatore Santoro, aveva presentato al tribunale della Capitale domanda di ammissione al concordato preventivo: il bilancio del 2011 del giornale si era chiuso con una perdita di oltre 6 milioni di euro e il concordato sembrava l’unica via per evitare il fallimento. L’assemblea dei soci aveva approvato nella speranza di ricevere poi i finanziamenti pubblici, previsti per dicembre e cancellati dal sequestro della Guardia di Finanza. I membri della redazione da mesi sono costretti a fare i salti mortali: lo stipendio di ottobre è stato pagato in tre tranche e quasi tutti, pur di garantire la sopravvivenza del giornale, hanno accettato di attendere per incassare le retribuzioni di giugno, luglio, agosto e settembre. Adesso, si cerca di voltare pagina, in attesa di garanzie diverse.

3 thoughts on “Il Roma prossimo alla chiusura, ci sarebbe l’acquirente

  1. Bisognerebbe anche chiedersi se è normale che quotidiani finanziati con il denaro pubblico (si arriva, come il lettori forse non sanno, agevolmente a 2 milioni e mezzo all’anno) finanzino o abbiano finanziato agenzie esterne (peraltro per lavori non speciali, che potrebbero/dovrebbero essere fatti dalle redazioni interne) per decine di migliaia di euro al mese di fatto sottratti alla gestione della testata… E bisognerebbe chiedersi se è normale che da dette agenzie traggano o abbiamo tratto un reddito per anni persone legate ai dirigenti dello stesso giornale senza peraltro avere alcuna specifica competenza né amministrativa né giornalistica…
    Occorrono indagini attente e approfondite della magistratura per capire se tra le cause della crisi dei giornali finanziati con soldi pubblici non entrino anche fenomeni di mala gestio e interessi personali….

  2. Perché non si fa un controllo sui giornalisti pubblicisti fatti con documentazione del Roma? Sarebbe opportuno.

  3. Gli editori hanno appena rivolto un appello al futuro Governo per interventi concreti (quindi, anche finanziamenti) finalizzati a soccorrere l’editoria in perdita. Non c’è che dire, ma bisognerebbe capire che cosa si intende per editoria e soprattutto depurare il settore da politici di quarta fila che si sono fiondati per decenni sui finanziamenti pubblici, di fatto dilapidandoli. In questa direzione le indagini della magistratura dovranno essere puntuali, rigorosissime, perché è impensabile che i fondi per l’editoria possano servire per altri fini, come probabilmente molto spesso è accaduto. Il quadro in Campania da questo punto di vista è desolante: se le Procure accertassero soltanto le risultanze emerse dagli accertamenti Agcom si potrebbe ricostruire pezzi della nostra democrazia corrotta e gettare le basi per una svolta reale. Soprattutto dovrebbero essere impediti salvataggi “oscuri”, con manovre societarie da alchimisti, che potrebbero travolgere interessi legittimi dei lavoratori sempre più soli ed fragili e dei creditori non soddisfatti o turlupinati. La vigilanza è d’obbligo, soprattutto se queste operazioni di salvataggio dovessero essere condotte da faccendieri “travestiti”, spesso peraltro già tristemente noti alle cronache giudiziarie e al sottobosco professionale e imprenditoriale delle città.
    Se i giornali sono lo specchio di ambienti oscuri che li editano e sfruttano è meglio che scompaiano perché anziché alimentare la democrazia contribuiscono a deformarla.

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