Gio. Lug 18th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il Roma tenta di uscire dalla tempesta dei fondi per l’editoria

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Il quotidiano da oggi riparte con una nuova società, ma occorrerà far luce sul passato

roma_giornale(selce e silicio) Forse davvero la nave è salva, ma la tempesta non è finita, come recita l’editoriale comparso sul Roma di oggi, per annunciare che il quotidiano napoletano, in grave crisi, riparte da una nuova cooperativa editrice. Ma mentre salpa il nuovo vascello, “grazie al sacrificio personale ed agli sforzi sovraumani di giornalisti e poligrafici”, lo sguardo corre indietro, in cerca di possibili capitan Schettino. “La società editrice ha tentato in vario modo di far fronte alle difficoltà economiche – spiega l’editoriale senza firma -, causate in parte dalla generale crisi della stampa e del mercato pubblicitario, in parte dal venire meno di contributi pubblici. Ma non ce l’ha fatta”. Una liquidazione annunciata, preceduta da tappe giudiziarie. A novembre il sequestro di sequestro di 2,5 milioni di contributi pubblici, quote societarie di cinque imprese e un immobile per il valore complessivo di altri 2,5 milioni. In precedenza una multa da 100.00 euro dell’Agcom per irregolarità nella gestione dei fondi per l’editoria. In mezzo alla tempesta di carte bollate, prima i contratti di solidarietà per i dipendenti, per evitare licenziamenti, infine lunghi mesi di stipendi arretrati. Ma va fatto un passo indietro, per il dovere di trasparenza a cui ogni impresa editoriale è obbligata, anche in ragione dei finanziamenti statali a garanzia della libertà di stampa. Negli ultimi 10 anni sono sono stati erogati circa 25 milioni di euro al Roma, edito dalla Edizioni del Roma scarl. Circa altri 15 milioni sono pervenuti alla società dagli spazi pubblicitari, da abbonamenti e copie vendute in edicola. In tutto fanno circa 40 milioni. Una somma non irrilevante, per mandare avanti una testata con non più di 13 redattori contrattualizzati. Un numero esiguo, per realizzare un quotidiano a diffusione regionale, presente su tutti i principali avvenimenti di cronaca locale. Giornalisti spesso costretti a pesanti carichi di lavoro. Perché il budget non permetteva di potenziare la macchina del giornale. Potevano le finanze disponibili consentire una gestione più razionale della testata? Le cifre in bilancio non erano irrisorie. Quanto si è rivelata oculata la gestione degli amministratori, e quanto invece nell’affondare il quotidiano ha inciso la crisi dell’editoria, con il crollo degli introiti pubblicitari, la caduta verticale delle copie vendute, e la spending review sul contributo all’editoria? Domande che incrociano il fascicolo aperto dalla Procura di Roma, per fare luce sulla vicenda dei finanziamenti pubblici. Un capitolo di un romanzo ancora alle prime pagine, da cui si scorge la selva oscura del finanziamento ai giornali. Mentre le dichiarazioni di personaggi come Lavitola e De Gregorio, al centro di diverse indagini, squarciano appena il velo sugli intrecci tra politica, stampa e denaro pubblico. Oltre al decreto di sequestro nei confronti della vecchia editrice del Roma, firmato dal gip del Tribunale di Roma, i finanzieri hanno hanno anche denunciato quattro persone, responsabili, a vario titolo, di omessa comunicazione di posizione di controllo, falso ideologico e truffa aggravata, e tre imprese, per le relative responsabilità amministrative. Il Roma, fondato a Napoli nel 1862, negli ultimi anni è stato al centro di diverse vicende giudiziarie. Dall’ingresso del parlamentare Italo Bocchino nella compagine editoriale, il quotidiano ha cessato di essere l’organo del movimento politico culturale Mediterraneo, d’ispirazione meridionalista, per avvicinarsi al centrodestra. Nel 2001 Bocchino ricevette dalla Finbroker, società finanziaria con sede a San Marino, 2 miliardi e 400 milioni di lire per aggiustare i conti in rosso del quotidiano. Quel denaro proveniva dai 14 miliardi di lire in contanti percepiti dal conte Gianni Vitali per la sua mediazione nell’affare Telekom Serbia e che proprio la Finbroker gli avrebbe “sottratto con una truffa” dopo averne ottenuto l’affidamento fiduciario. «Questa storia è una banale coincidenza. Nel giugno 2001 – dichiarò l’ex parlamentare finiano -, la società editrice del “Roma” ha un credito da smobilizzare: 3 miliardi dovuti dalla Presidenza del Consiglio quale contributo pubblico per l´editoria. L´amministratore delegato del “Roma”, Ivo Virgili, negozia con la Finbroker una regolare cessione di questo credito e incassa dalla società 2 miliardi e 400 milioni. Circa un anno dopo, la Presidenza del consiglio paga il credito a Finbroker. Il “Roma” versò interessi al 9 per cento, non un tasso da amici. Dunque, io non ho trattato con “Finbroker”, l´operazione è stata regolare, ignoravo la provenienza di quei soldi». Adesso il Roma riparte da zero. A patto che sia un nuovo inizio, per sé e per i rapporti tra politica e giornali.

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Ai colleghi del Roma gli auguri di successo in questa coraggiosa iniziativa auspicando che essa si muova nella piena e reale autonomia dalla precedente gestione che ha provocato loro tanti ingiusti disagi e assurde sofferenze.  

 

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