Ven. Ago 23rd, 2019

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Il Rotary apre le porte alla musica “burina”

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di Silvia Siniscalchi
di Silvia Siniscalchi

TonyTammaro-EnricoSiniscalchiIl Rotary International, fondato a Chicago da Paul Harris il 23 febbraio 1905, compie 109 anni. Ben portati, certamente, pur senza mai rinunciare al tradizionale rispetto dell’etichetta e della forma.
Anche Tony Tammaro (all’anagrafe Vincenzo Sarnelli), nato a Napoli il 7 gennaio 1961, non dimostra la sua età, ma dell’etichetta e della forma ha sempre fatto (intenzionalmente) a meno. Nel corso della sua venticinquennale carriera (iniziata nel 1989 con Patrizia, celebre reginetta della Baia Domizia), accantonato il repertorio partenopeo classico (di cui suo padre Egisto era uno dei più colti e intelligenti interpreti), ha dato inizio con grande inventiva e arguzia a un nuovo filone musicale, con la creazione di tanti divertenti “bozzetti” a sfondo sociologico, in cui i vizi e difetti più marchiani dei tanti cafoni e tamarri di casa nostra sono messi ironicamente a nudo.
Ma ieri sera Tammaro, passando “dal pubblico della sagra della porchetta a quello del Rotary Club”, come ha egli stesso sottolineato con grande senso dello humor, ha fatto “un salto di qualità”. Il cantante napoletano si è infatti esibito nell’ambito dei festeggiamenti per il 109° anniversario rotariano presso l’Istituto alberghiero “Enzo Ferrari” di Battipaglia (diretto dalla prof. Daniela Palma), con una collegata raccolta fondi a favore della Polio Plus (Progetto di punta del Rotary International che ha portato a debellare quasi del tutto la poliomelite nel mondo) e di alcuni progetti portati avanti dall’Istituto Enzo Ferrari. Tammaro, preceduto dagli interventi del gruppo dell’Interact diretto da Giuseppe Fresa, della soprano Annalisa D’Agosto accompagnata al pianoforte dal M° Francesco Aliberti e di Enrico Siniscalchi (suo amico personale e promotore dell’iniziativa), si è gratuitamente esibito in concerto intrattenendo il pubblico per quasi un’ora, con una grande prova di bravura, umanità e generosità. Dopo una carrellata dei suoi pezzi più celebri, durante la quale ha coinvolto il pubblico nell’esecuzione del surreale brano “Pecché je song’ n’animal” (dedicata alle nevrosi bulimiche), Tammaro ha fatto ascoltare le prime battute di Fornacella (visibile su YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=pC1C53NBKzs), suo nuovo singolo, ricevendo alla fine del concerto gli omaggi istituzionali di tutti e tredici i presidenti rotariani che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento: Enzo Busillo (Battipaglia), Silvio Cocurullo (Salerno Picentia), Eugenio Guglielmotti (Paestum Centenario), Mario Ianulardo (Nocera Apudmontem), Anna Marra (Campagna), Lucio Pisapia (Cava de’ Tirreni), Mario Tiso (Roccadaspide), Giovanni Langone (Salerno Duomo), Enrico Siniscalchi (Salerno Nord dei Due Principati), Domenico Grampone (Rotaract Campus Salerno dei due Principati), Giovanni Chiumiento (Rotaract Salerno Duomo), Veronica Catauro (Rotaract Paestum Centenario) e Camilla Santocchio (Interact Salerno).
Tammaro-2Grande prova di intelligenza, dunque, quella dei rotariani, che hanno così mostrato di avere perfettamente compreso il senso del personaggio di Tammaro e della sua penetrante analisi del contesto sociale in cui viviamo, che non smette di divertire: i “suoi” tamarri metropolitani rappresentano una fetta di società contemporanea distante dai formalismi della borghesia dominante, dalla quale si distinguono per la mancanza di rispetto ed educazione, l’ignoranza burina, il cattivo gusto, o anche l’ostentazione di un lusso pacchiano e consumista. Ma Tammaro piace anche perché, come Petronio nel suo Satyricon, descrive un tempo in cui i tamarri e personaggi problematici non sono solo “gli altri”, ma siamo un po’ anche noi, perduti tra fobie e cafonaggini variegate, ovunque dilaganti, più che mai visibili nel passaggio, troppo rapido, dalla Cinquecento al SUV e dal pane e frittatina alle scorpacciate luculliane di certe tavolate affollate del sabato sera, dove le “quarte settimane” si consumano nei cicalecci chiassosi e pacchiani di un impero giunto “sull’orlo della decadenza”.

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