Mar. Lug 16th, 2019

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Il Senato cancella l’infamia dell’art. 1, no carcere per i giornalisti

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Resta però la mobilitazione per la legge vigente che continua a prevedere la reclusione
di Barbara Ruggiero

Il Senato boccia il carcere per i giornalisti. Con 123 voti contrari, 29 sì e 9 astenuti, l’Aula ha bocciato l’articolo 1 del ddl diffamazione, che prevedeva la reclusione fino a un anno per i giornalisti autori di articoli diffamatori. Subito dopo la decisione, il presidente Schifani ha sospeso i lavori.
“Il caso è chiuso – ha commentato a caldo il senatore del Pd Vincenzo Vita – abbiamo vinto, è la morte non accidentale di una porcata”.
“Muore una legge inutilmente liberticida e gravemente incostituzionale. Siamo soddisfatti” – ha commentato il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Silvia Della Monica, che, designata relatrice della riforma della diffamazione, aveva deciso di dimettersi perché contraria alle norme contenute nell’articolo uno della legge.
Contro l’articolo 1 del ddl diffamazione ha votato anche buona parte del centrodestra.
Il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto ha esortato a recuperare un accordo e ha chiesto, senza fare esplicitamente riferimento al carcere per i giornalisti, di mettere “fine al più presto a una situazione assurda e paradossale che da troppe settimane tiene banco e che sta offrendo dell’Italia uno spettacolo non degno di un Paese democratico e civile quale il nostro dovrebbe essere”. Cicchitto poi ha fatto riferimento anche alla vicenda Sallusti. “Il fatto che il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, al quale va tutta la nostra solidarietà, abbia ricevuto su richiesta della procura di Milano, l’ordine degli arresti domiciliari con la sospensione dell’esecuzione per la carcerazione, in attesa della decisione del magistrato di sorveglianza, da una parte conforta, dall’altra non annulla la realtà che vede un direttore di un quotidiano privato della sua libertà a causa di una legge sbagliata e da correggere, una legge lontana, dai valori e dai principi dell’Occidente”.
Dopo la bocciatura dell’articolo 1, il centrosinistra dà per scontata la morte del ddl: ”È morto. Basta così” – ha dichiarato Anna Finocchiaro, mentre per l’Idv il responsabile Giustizia Luigi Li Gotti saluta con favore “la fine dell’accanimento terapeutico per la pessima proposta di legge sulla diffamazione”.
Immediato il commento da parte della Fnsi: “L’appello alla riflessione fatto dalla seconda carica dello Stato, il Presidente Renato Schifani, raccolta venerdì dal Sindacato dei giornalisti ha avuto – scrivono i massimi esponenti della Fnsi in un comunicato stampa – uno speculare sviluppo nella riflessione fatta poco fa dall’aula del Senato che ha bocciato l’art. 1 della proposta di legge sulla diffamazione a mezzo stampa che puniva i cronisti con il carcere e con le multe e i direttori con forti sanzioni pecuniarie”.
La Fnsi ringrazia “le autorità istituzionali e le forze politiche che hanno voluto, alla fine, compiere una scelta che evita al Paese un rimedio peggiore del male che si voleva curare: nessuna tutela efficace per il diffamato, punizioni fino al carcere per i cronisti, soprattutto quelli di frontiera impegnati nelle inchieste sul malaffare, nell’osservazione critica dell’attività pubblica, sanzionati in maniera più pesante tanto più inquadrati nelle qualifiche basse, o semplicemente precari o freelance. Piuttosto che compiere questa grave ingiustizia era meglio lasciare le cose come stanno, come accadrà, nell’immediato, dopo questo voto”.
Secondo la Federazione Nazionale della Stampa “rimane aperto il nodo delle manette per i giornalismo, che dev’essere chiamato all’esercizio eticamente responsabile della professione per far circolare le verità delle notizie di pubblico interesse e tanto più di quelle che certi poteri vorrebbero coperte per tenere nascosti problemi che debbono essere conosciuti. Cancellare il carcere resta un obiettivo come lo è quello per nuove regole a garanzia dei cittadini, specie di quelli più deboli, con l’introduzione nel nostro ordinamento di una rettifica documentata di eventuale verità alternativa da pubblicare nell’immediatezza della vicenda contestata e del Giuri’ per la lealtà dell’informazione che ne sia il garante autorevole e indipendente”.
La Fnsi dichiara di “mantenere alta la propria iniziativa civile permanente contro l’oscuramento delle verità, per il diritto alle notizie e per la dignità dei cittadini. Per questo rimane il no alla soluzione del carcere e alle minacce improprie dei giornalisti”. L’incontro pubblico confermato questa sera in Piazza del Pantheon con fiaccolata – conclude la nota – “rende evidente l’impegno affinché siano affermati questi valori e questi diritti, nel giusto bilanciamento fra loro all’interno del nostro ordinamento giuridico, che deve essere interamente e correttamente riformato, con serenità e equilibrio”.
Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti, si dichiara soddisfatto per il “recupero di dignità da parte del Senato” ma allo stesso tempo rinnova la preoccupazione per una legge che resta in vigore e che prevede comunque il carcere per i giornalisti, la numero 47 del 1948.
“Siamo soddisfatti – ha spiegato Iacopino – perché c’è stato un recupero di dignità da parte del Senato. Dobbiamo dire grazie a chi ha votato affinché la legge fosse affossata”.
“Questo ddl ormai è morto – dice -, resta tuttavia la preoccupazione per quanto previsto dalla legge vigente (la numero 47 del 1948, ndr) che ancora contiene la previsione del carcere. Questa legge è brutta. Ci auguriamo ora che tra una legge per le banche ed una per le assicurazioni si faccia anche una legge per il diritto ai cittadini di una informazione libera”.

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