Il senso di [S]a[ndr]a per le vocali

Il senso di [S]a[ndr]a per le vocali
di Nicoletta Tancredi

Disegno3Ora che anche Camilla va in prima elementare, Sandra proprio non riesce a fare a meno di voler scrivere.
Corre incontro a chiunque, brandendo una penna, una matita o un qualsiasi colore (fra un po’ di tempo andrà a prendersi anche l’eye liner …), chiedendo come si scrive questo e come si scrive quello…
E qualcosa l’ha imparata, come no! Nonostante sia ancora piccola per la scuola.
Ma si sa, i terzogeniti hanno l’esempio dei fratelli maggiori e procedono a passo più svelto.
E così stamattina è arrivata con un foglio per me.
“Mamma, leggi!”
IOEA“.
“Ma no, mamma, ho scritto il tuo nome, leggi: NI..cO…lE..ttA!”
E in effetti, a ben guardare, le vocali ci sono tutte.
“Brava, a mamma”, le dico comunque soddisfatta, anche se non c’è neanche una consonante.
Il giorno dopo Sandra arriva, tutta sorridente, sventolando un altro foglio.
“Leggi, mamma!”
Prendo il foglio, lo so che saranno tutte vocali, ho capito il suo sistema, ma indovinare le consonanti non è cosa facile. Eppure stavolta sembra una parola di senso compiuto…
AIA!” – le dico contenta.
Ma no, mamma, ho scritto “CA…mI…llA!”
Ah giusto, rileggo io, CAmIllA!
Il giorno dopo ancora, Sandra arriva con un altro foglio; io ormai mi sento una concorrente di una trasmissione anni Ottanta, condotta da Mike Bongiorno.
“Leggi, mamma!”
Faccio finta di mettermi le cuffie e leggo con sicurezza:
“CAmIllA!” – anche se sul foglio c’è scritto sempre AIA.
“Ma no, mamma” – mi fa Sandra sconsolata (pensando forse che la sua mamma non abbia ancora imparato a leggere) – “ho scritto KA…tIA!”.
E anche qui a sbagliare sono stata io: come darle torto!

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Damocle

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