Lun. Lug 22nd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il silenzio di Dio e la forza infinita della fede autentica

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

contemplazione-dellalba-marco-cacciaLa prima lettura della XXVII domenica dell’anno è tratta dal profetaAbacuc. Egli vive in un momento di grande tensione dovuto allo scontro di due superpotenze: l’Assiria e Babilonia, grandi che si accapigliano, mentre i piccoli patiscono distruzioni e violenze.

Col viso segnato dal pianto, Abacuc si domanda: “Fino a quando, Signore?”, “perché?”, “dove ti nascondi?”, lamento del giusto con Dio per il suo silenzio. Sovente il grido di preghiera sembra cadere miseramente nel vuoto. Ma Dio ha promesso: “soccomberà chi non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”, principio che riassume tutta la teologia della storia e accende ancora una volta il cuore alla speranza nonostante gli egoismi che questa settimana hanno fatto registrare una ulteriore sconfitta dell’umanità nel mare di Lampedusa.

Ma il giusto fonda su Gesù, morto e risorto, la sua fiducia e crede in un Dio che, in questo mondo di violenze, di rapine, di ingiustizie, di disumanità, continua ad assicurare che il futuro appartiene ai giusti e alla bontà. Ecco perché, malgrado la cronaca dei delitti, che in questi giorni ci obbligano a riflettere sulla carneficina di disperati che tentano di fuggire dalla guerra e dalla fame, Dio continua a onorare la cambiale firmata con Abacuc e con tutti gli altri profeti perché è un Dio fedele, che mantiene le sue promesse.

Il brano del Vangelo (Lc 17, 5-10) è composto di un famoso detto di Gesù e di una parabola, risposte alla richiesta di aiuto dei discepoli consapevoli di non avere molta fede. Gesù non risponde direttamente alla loro richiesta perché la fede rimane sempre una libera risposta agli inviti di Dio. Per aiutare gli apostoli titubanti egli cambia prospettiva ed invita a riflettere sul fatto che la fede vera, anche se microscopica come il granello di senape, ha una forza infinita, un niente apparente ma che, di fatto, fa la differenza. Ha la forza di sradicare alberi dalle radici tenacissime come il gelso e farli planare in mare, immagine-risposta alla supplica dei discepoli.

Gesù illustra l’atteggiamento dell’uomo di fede con una parabola nella quale intende evidenziare il comportamento del servo fedele, che nei confronti di Dio si comporta con totale disponibilità, senza calcoli, senza la partita doppia del dare e dell’avere perché la fede autentica si manifesta sempre anche come servizio generoso. L’aggettivo “inutile” usato in questo caso significa “non decisivo” perché la forza che fa sviluppare il seme appartiene alla Parola, dinamismo vivificante che entra come linfa tonificante nel cuore dell’uomo. Nella società della ricerca spasmodica dell’utile ad ogni costo servo inutile diventa il profeta della gratuità, risorsa necessaria per umanizzare la storia liberandola dai condizionamenti delle cose e consentire all’albero della vita di fiorire e fruttificare persino nel deserto.

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