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Il simbolo Pd e un partito fermo al 1993

Il simbolo Pd e un partito fermo al 1993
di Andrea Manzi
Andrea Manzi

Andrea Manzi

Come sarà motivata ai circa settemila nuovi elettori la ventilata esclusione della lista del Pd dall’agone delle prossime elezioni comunali? La scelta, a quei diciotto-ventenni, sarà spiegata con i successi mietuti dalla lista civica dei Progressisti negli ultimi vent’anni, così come il coro dei sostenitori di questa ipotesi lascia presagire. Una valida ragione, si insinua, affinché sia una lista a inglobare il partito italiano oggi più votato. Nascerà, a questo punto, un conflitto con la verità, perché negli ultimi due decenni non è cambiata la politica ma il mondo. Dal 1993 a oggi siamo, infatti, passati dal vecchio al nuovo testamento civico-istituzionale, dall’era del dio onnipotente a quella del servo sofferente, drammatica effigie del cittadino lontano dal potere e dalle lobby.

Quei ragazzi saranno delusi perché, avendo studiato la storia contemporanea italiana, sapranno che le esperienze civiche degli anni ’90 (quando esordì la lista dei Progressisti, portando alla prima vittoria il sindaco De Luca) nacquero perché i partiti erano arrivati stremati alla fine del secolo precedente e, dopo il referendum sulla preferenza unica e le inchieste di Tangentopoli, erano entrati in coma. Sapranno anche, quei giovani, che i partiti sono stati la più sapiente invenzione istituzionale del XIX e XX secolo, che ha consentito di allargare il suffragio a milioni di persone, mantenendo coese le masse attraverso “idee” maturate nel centro e nelle periferie della società. I gruppi sono così diventati “un” popolo e quel sistema, con le sue provvide ideologie, è stata la carta d’identità di tutti gli italiani.

La Salerno di sinistra segue evidentemente nuove periodizzazioni storiche, cancella la memoria lunga e attiva quella corta. Ai giovani elettori propone così una lista civica come modello politico innovativo. Non spiega, però, perché il Pd si azzeri nel perimetro comunale per ricomparire in ambito provinciale, fino ad essere addirittura cavalcato a livello regionale (e, in passato, anche nazionale) proprio dall’inventore del sistema civico irresistibile, il governatore De Luca. Si dovrà allora chiarire alla generazione di elettori 3.0 perché l’infiacchito Pd salernitano traslochi senza fiatare, per le Comunali, in una lista nata quando essi erano in fasce e, addirittura, non batta ciglio quando si respinge al mittente la sua proposta di primarie, valida ovunque tranne che sotto lo sguardo doppio di San Matteo.

A quei ragazzi verrà forse il dubbio che la sinistra salernitana non sappia o non voglia esprimere una politica che parli a tutti e garantisca pari opportunità. C’è qualcosa che lo fa pensare a quanti vorrebbero essere riformisti, senza però dover simpatizzare per una lista fondata mentre nasceva l’Unione Europea con il Trattato di Maastricht, quando presidente degli Usa era Bill Clinton e della Russia Boris Eltisin. I Progressisti, potranno pensare i nativi digitali, così facendo si propongono come un rinato “partito Leviatano”, deformante riedizione della creatura pensata da Antonio Gramsci. Ma quelli erano gli anni ’30 di un secolo fa e il grande filosofo e politico riteneva che soltanto una forza egemone potesse trasmettere alle masse incolte le idee di progresso e una guida sicura. Dopo quasi cento anni, le egemonie sono diventate altre. C’è, su tutte, quella del controllo dell’apparato messo in piedi nel tempo, che non configura un ideale civico. Anzi, la solitudine del potere che ne deriva, a Salerno come altrove, degrada nel suo pericoloso isolamento. Nella solitudine, però, la politica è ancora salva e riesce a fornire risposte minime ai cittadini; l’isolamento, invece, è strategico e serve a evitare i controlli che un grande partito popolare, come il Pd, potrebbe attivare con le sue anime interne.

La parola, pertanto, deve passare proprio al Pd, che nacque otto anni fa con “le radici spostate nel futuro”, disse un filosofo fondatore. Ma il futuro è davanti a noi o fermo al 1993?

(da Il Mattino del 18 ottobre 2015)

 

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