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Il sodalizio necessario tra autore, editore e lettori

Il sodalizio necessario tra autore, editore e lettori
di Rosaria Fortuna

C’è un argomento che tiene sempre banco tra gli addetti ai lavori, scrittori, editori, aspiranti di vario genere ed è la crisi del mercato editoriale. Una cosa che non è di certo nuova. Il mondo del libro, per certi versi, è eternamente uguale a se stesso ma è anche un mondo per specialisti, specialisti che sono aumentati in maniera impressionante, senza che sia aumentato un pubblico di lettori, capaci di assorbire tutta questa manodopera culturale a pieno titolo, così da permettere anche una selezione di qualità. Gli scrittori, dal canto loro, cercano editori più blasonati, se hanno pubblicato con case editrici piccole. Questo però è un aspetto marginale, dal momento che anche le case editrici più grandi  promuovono solo libri che già abbiano lettori fidelizzati, visto che in Italia non si legge e il rischio d’impresa, quando si pubblica un libro senza prospettive, è altissimo oltre che frustrante per chi scrive.

A questo punto ho chiesto a Carlo Ziviello, editore di “Ad est dell’equatore” di incontrarci per iniziare a parlare di libri anche e non solo tra di noi, una consuetudine come accade in tutti gli ambiti lavorativi, ma pure con gli altri attraverso un’intervista che fosse soprattutto un dialogo. Un po’ per rivelare alcuni meccanismi, totalmente, sconosciuti, non solo per chi legge ma talvolta anche per chi scrive e, un po’ perché la sovrapposizione di voci sui libri e sul loro mondo nuoce non poco a tutte le parti in causa. Perché ho scelto Carlo Ziviello, editore di “Ad est dell’equatore”, piccola ma interessante casa editrice napoletana? Con Carlo Ziviello ci siamo incontrati qualche anno fa. Avevo in mente di mettere in piedi delle presentazioni che restituissero sia ai libri sia agli autori una collocazione differente da quella solita, soprattutto che fossero davvero un modo per incontrare nuovi lettori o uditori. Le presentazioni sono rivolte ad un pubblico di non lettori, i cosiddetti presenzialisti, e ai fans dell’autore. E questo nuoce a tutto il comparto editoriale.
A mano a mano che ho iniziato a leggere, presentare e a conoscere “Ad est dell’equatore” e i suoi libri si è creato un sodalizio con Carlo Ziviello, che è un modo per interrogarsi continuamente sui libri e sul mondo. E così non fingeremo io e Carlo di non conoscerci perché sarebbe scorretto nei confronti di chi ci legge. Se non ci conoscessimo ne verrebbe fuori un ritratto del mondo dei libri falso, visto che uno dei due dovrebbe barare per compiacere l’altro. Non è il nostro caso.

L'editore Carlo Ziviello

L’editore Carlo Ziviello

Carlo, partiamo dall’anno di nascita di “Ad est dell’equatore”

Ad est dell’equatore nasce ad opera dei fratelli Marco e Ciro Marino che avevamo intuito l’importanza di creare una casa editrice a Sud che avesse caratteristiche differenti. Successivamente nel 2008 prima io, poi Guglielmo Gelormini, acquistammo quote della casa editrice fino a prendere l’assetto che oggi ancora ha.

Quanti libri avete pubblicato in questi anni?

Abbiamo un catalogo di oltre cento titoli di vario genere, perché il pubblico ha necessità di trovare qualsiasi tipo di argomento. Abbiamo acquistato anche i diritti d’autore di due libri all’estero, i diritti d’autore di due nostri libri sono stati acquistati all’estero e di un testo c’è la riduzione teatrale ad opera mia e di Davide Morganti, testo che ha partecipato al “Napoli Teatro Fringe Festival ” lo scorso anno.

Una situazione tutt’altro che negativa.

No, infatti.  Del resto sai bene come la scelta e dei libri e degli autori non sia mai secondaria per noi. Non ci piace pubblicare qualsiasi cosa e poi noi abbiamo intrapreso anche la strada del crowfunding.

Spieghiamo perché.

C’è un enorme divario tra lettori e produzione di libri e la pubblicazione in sé non a garantisce la gloria ad un autore, anche bravo. Il crowfunding mette da subito l’autore nelle condizioni di comprendere che anche lui è parte in causa.

Secondo te quali sono le caratteristiche necessarie per uno scrittore?

Essere onesto con se stesso. Così lo si diventa anche nei confronti del proprio lettore.  Ci sono autori davvero bravi in giro, alcuni di questi però non sempre riescono a comprendere l’aspetto materiale e non sacrale del libro.

Aspetto sacrale che proprio per l’avvento della tecnologia prima e dei social poi è andato completamente perduto.
Trovo che questo sia un bene: considerare il libro un oggetto sacro è concettualmente sbagliato, secondo me, anche se poi il risvolto della  medaglia sono manoscritti sempre più carenti.

È così e infatti riuscire a trovare un autore che riesca a coniugare l’aspetto culturale e anche l’aspetto economico è molto difficile.

D’altra parte i libri se non vengono sostenuti dall’autore difficilmente verranno letti. La presentazione è un momento necessario, non solo per un fatto squisitamente narcisistico, l’occhio del lettore è meno filtrato e questo è utile per fare andare oltre chi scrive. È molto importante per l’autore creare un rapporto con il proprio lettore.

È vero, solo che la sacralità del libro resta un aspetto non pienamente superato dallo stesso autore, perché se da una parte gli autori tendono a voler sacralizzare la loro opera dall’altra poi vanno tutti a guardare e a rincorrere le classifiche. Come se i numeri dessero un crisma di oggettività al valore della propria opera. Non necessariamente l’aspetto più importante è la vendita, anche se è importante. Credo che abbia più a che vedere con l’amore. Sentirsi letto uguale sentirsi amato. Poi c’è la soddisfazione personale, raggiungere persone che mai conoscerai con la propria creazione. Insomma, con dei risvolti emotivi così complessi in gioco, talvolta diventa difficile spiegare che il libro è anche un prodotto. Certo un prodotto particolare, ma comunque è un bene che risponde a dei bisogni.

Questo però è un fatto connaturato proprio alla scrittura in sé: il bisogno di riconoscimento e di accettazione

Certo, solo che non è possibile soprattutto oggi prescindere dall’aspetto economico vista la grande produzione di testi.

Praticamente accade come con l’abbigliamento: c’è surplus.

Proprio come lo descriveva Marx, tanto più che la velocità e la quantità abbassano irrimediabilmente le barriere d’accesso.

Nel mentre si moltiplicano anche le discussioni

Sono discussioni velleitarie e surreali che davvero non tengono conto della realtà e quindi del mercato.

Sono d’accordo con te, il problema più grosso è quello di non comprendere che per diventare scrittori di professione bisogna darsi in pasto.

Darsi in pasto non vuol dire abbassare il livello di ciò che si scrive, o mettere insieme un libro frutto di lavoro editoriale senza nessuna voce nuova.

I plot sono una mania che ha preso piede qualche anno fa, sempre perché si pensa al mercato ma in questo caso lasciando perdere ciò che si vuole davvero dire con il proprio libro. Ci sono autori molto bravi in questo, ce l’hanno dentro. Altri che lo sono di meno, altri che non lo sono affatto. Cercano di diventare quello che non sono. Il lettore però se ne accorge: in Italia i lettori sono pochi e raramente occasionali. Almeno quelli a cui ci rivolgiamo noi. Intendiamoci subito: io non ho nulla contro i bestseller e chi li scrive, anzi: permettono con i loro numeri di pubblicare tanti autori che magari venderanno poco ma che meritano di stare in catalogo. Ma noi ovviamente non avremo mai un bestseller in catalogo, e questo non necessariamente per scelta ma perché questo è il tipo di editoria che possiamo fare: un bestseller quasi sempre va lanciato e promosso e noi non  non possiamo farlo per ovvi motivi di dimensione aziendale. Ci possiamo rivolgere a lettori “di nicchia” che in genere sono molto preparati e spesso scrivono a loro volta. Sono dei rompicoglioni terribili i lettori italiani.

Un plot può funzionare se hai un gruppo di editor bravi e ben pagati.

A volte quando leggo testi dove è ben più che chiara la presenza di diverse mani mi chiedo perché.

Perché in questo modo il libro si vende ma si abbassa ulteriormente il livello del lettore e quindi la possibilità di acquisire nuovi lettori. E dalla questione Nord/Sud che mi dici?

Al Sud si legge poco, al Nord di più ma anche questa non è una novità.

Eppure al Sud gli scrittori sono mediamente più bravi.

Più bravi non saprei, al Sud la lingua e la vita sono molto ricche e gli stimoli sono tali da rendere facile la scrittura. Narratore e narrato sono vicinissimi. La commistione è fortissima.

Le storie ti incontrano senza che nemmeno tu ti debba sforzare per scriverle.

Napoli è una città letteraria.

Lo è sempre stata, anche proprio per questi mondi inaspettati e paralleli nei quali caschi senza cercarli. Freud sosteneva che i napoletani non abbiano bisogno di andare in analisi.

In un certo senso è vero. È tutto talmente veloce e diverso da non avere nemmeno il tempo di pensare al fatto che possa essere vero o falso. Questo ti abitua a relativizzare. Soprattutto te stesso e alla fine se lo sai anche scrivere ne esce fuori un libro che è già letteratura.

Di Facebook e dei social in generale cosa pensi?

Facebook moltiplica ogni cosa. Anche i furti. Chiamiamole “fonti di ispirazione”…

Non di contaminazione?

Status ripresi pari pari senza nessun riferimento all’autore. Talvolta li ritrovi anche nei libri.

Ci sono citazioni in ogni dove ma senza che ci sia un nesso.

Il nesso sono i “mi piace” che poi sono spesso automatici.

Sì lo capisci che “i mi piace” sono solo un modo per esserci e anche per dimostrare ad altri: vedi siamo amici. Solo che non funziona proprio così.

Ma no oltretutto il “mi piace” presenzialista salta all’occhio. Lo lasci perdere. Fa parte del gioco.

Come vogliamo concludere per adesso questa conversazione, visto che di spunti di riflessione ne abbiamo dati un bel po’?

Scrivere e pubblicare libri sono attività altamente professionali e pure se si arriva alla pubblicazione, bisogna capire che la scrittura è solo una parte del lavoro se non si conosce il mercato, la necessità di relazionarsi di continuo con i lettori e anche con l’editore. Scrittore ed editore stanno sulla stessa barca ma pure tutti gli altri. Se non ci capisce questo forse nemmeno si può pretendere di scrivere per essere letti.

 

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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