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Il sogno di un Papa Francesco anche in politica

Il sogno di un Papa Francesco anche in politica
di Diogene

Messa inaugurale del pontificatoIn Argentina è Francisco, ma è Francisco pure per noi meridionali, che delle inflessioni dialettali facciamo uso quotidiano; stavolta possiamo sempre dire che lo chiamiamo così perché così lo chiamano anche in Argentina.
Ma è un Papa, è Papa Francesco. Un Papa che ama le cose semplici, un Papa in contrasto naturale con ogni tipo di cerimoniale, che scende fra la folla, che va a pagare il conto dalle suore che lo hanno ospitato nei giorni di Conclave, che vuole tenersi il suo crocifisso di ferro, che non vuole le scarpe rosse. È un Papa che rappresenta il nuovo: non ci ha mai messo in soggezione, nemmeno per un momento fin dalla sua prima apparizione. Appartiene all’ordine dei gesuiti, ma è francescano per come si presenta, per come tratta la gente; umile fra gli umili, caritatevole, dal volto umano: insomma proprio uno di noi.
Il Conclave ha fatto proprio un bel regalo all’Italia e al mondo intero. In un momento delicatissimo, con una crisi di valori e di identità galoppanti, con problemi di ordine economico che non ci lasciano un solo momento e che stanno strangolando fette sempre più grandi di lavoratori, con fabbriche che chiudono irrimediabilmente i battenti, con cassintegrati al massimo storico, con governanti che probabilmente sanno governare solo a casa propria; ci consegna un Uomo (maiuscolo, sì, non è un refuso) che rappresenta e raffigura la speranza, un sentimento che nell’animo umano deve sempre albergare. Papa Francesco è un esempio vivente di semplicità, di rettitudine, di bontà, di carità cristiana: è la speranza personificata di un simbolo, di come – in fondo all’animo – ognuno di noi vorrebbe che fosse l’essere umano.
Ci ha fatto un gran regalo il Conclave. Un vero peccato che non ci sia un Conclave anche per gli uomini politici. Peccato che un ipotetico Conclave politico non ci possa consegnare, dopo qualche giorno di più che comprensibili fumate nere, così come avvenuto per il Papa, un Uomo (sempre in maiuscolo) che possa rappresentare, con la sua figura, la speranza per un popolo sempre più martoriato, sofferente e offeso.
Peccato che in un variegato mondo politico ci siano elementi che, sempre e comunque, nonostante spirino venti di novità, non riescono a muoversi e a ragionare al di là di strette e incomprensibili logiche di potere. Sono persone che ragionano e vivono con il chiodo fisso del potere temporale, dell’onnipotenza; credono – mortali fra i mortali – di essere eterni; non riescono più a passarsi una mano per la coscienza; vogliono solo prevalere gli uni sugli altri in nome di una ideologia che non esiste; destra, sinistra, centro, centrodestra, centrosinistra. Addirittura qualcuno di loro, per ritagliarsi uno spazio, colmo tra i colmi, ha inventato un centrodestra sbilanciato più a sinistra. Un po’ come fece un mio amico tempo fa, quando s’inventò una sezione giovanile in un circolo per anziani, in contrapposizione ad un circolo giovanile che aveva una sezione anziani.
Ci vorrebbe proprio un bel Conclave per la politica. Ma chi te lo dà! Papa Francesco basta e avanza. È stato un bell’esempio, una vera e propria grazia celeste; ma la politica non si guarda mai intorno, quasi il mondo fosse un corpo estraneo alle loro beghe, ai loro interessi. Mai che qualcuno scavasse nel proprio intimo e pensasse ai bisogni della collettività. Il potere è potere e va conquistato, costi quello che costi, anche se si devono calpestare diritti e dignità.
Loro sono immarcescibili; non se ne vanno manco con le cannonate. Continuano e vanno avanti, come se niente fosse. L’esempio da seguire di Papa Francesco? L’esempio della semplicità, dell’umiltà, della bontà? Ma fatemi il piacere … non ne parliamo proprio!
Non si sono arresi nemmeno al grido di Masaniello-Grillo: “arrendetevi, siete circondati!”.
Giusto anche chiedersi: ma da chi, di grazia?

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