Il sogno liquido

Il sogno liquido
di Pina Esposito

i-sogniÈ stato un sogno liquido, liquido come l’occhio languido del drogato, come il grembo allagato di una madre, come la goccia che si spalma dentro un ventre, come la lacrima che, un giorno, chi sa come mi donasti.

Vi ho galleggiato in questo sogno, sogno senza ombre, fatto di luce affogata nella trasparenza dell’acqua,

in cui affiorano i cuori spenti di certi uomini che non sappiamo ritenere, né sentire come nostri simili.

Li ho trovati abbracciati, composti in un sonno che hanno temuto come ultimo ostacolo alle loro fatiche, come barriera alle loro speranze tradite.

Dormono nel mio sogno liquido: sono in tanti; alghe girovaghe nel grembo del mare.

Mare che diventa il porto sepolto, punto d’approdo per destini disfatti, lacerazione di un cammino a cui è venuto a mancare ogni possibile guida.

Quante volte sono state sorde le stelle? Quante,quante volte, quando questo accadeva?

Muto il cielo piange, poi, il suo pianto invisibile, unendosi al pianto vero, triste, degli uomini giusti.

Ciò che a parole non si riesce a dire, lo dice a me e per me il mio sogno amniotico, imperlato di sangue.

Fluttuano queste libellule nel letto di morte dell’acqua, libere dal peso della paura, libere dalle funi della  loro fuga.

Li sfioro, son tanti. Riaffiora, fra gli abbracci sfioriti, una bambola lontana, ormai, dalla mano di bimba, compagna di giochi nelle angusti notti di traversata.

Vedo in questo incubo di pace ritratti ambrati,delle foto di facce di pece radiose nel sorriso di un tempo diverso, forse persino alquanto felice.

Galleggiano in superficie scarpe sfatte di corse lontane, sfregiate dopo le sfide, dopo la disfatta del mare.

Dai sentieri di sabbia, dai venti orientali impregnati dagli odori delle spezie, dagli aromi e dai sudori, mi giungono, sul limite del sogno, le nenie degli antenati che cullano, nella mestizia delle onde, la povera prole addormentata.

Ascolto questi canti dondolando sui dolori di un’umanità perduta.

Mi accoccolo sugli stracci che difesero questi corpi nudi. Li accolgo nel mio cuore spaventato, sgombro di azzurro, colmo di inquietudine.

 

redazioneIconfronti

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