Il sole nero della Basilicata

Il sole nero della Basilicata
di Luigi Zampoli

Foto Sole 24 Ore
Foto Sole 24 Ore
Si sta rivelando un vero e proprio rompicapo l’inchiesta sulle estrazioni di petrolio in Basilicata.
Le trivelle delle multinazionali rappresentano l’immagine simbolica di una punta di lancia, tenuta da mani oscure, che rischia di trafiggere il governo, o almeno la sua politica industriale, dopo le dimissioni dovute del ministro allo sviluppo economico Guidi.
Questa vicenda ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica lo sviluppo malsano che sta attraversando molti territori di un Sud disastrato, anche lì dove si intravedevano prospettive favorevoli.
Da tempo la presenza di giacimenti d’idrocarburi ha attirato gli appetiti dell’industria di settore, presente in loco per estrarre quanto più greggio possibile, eppure non si comprende quali siano stati finora i vantaggi concreti e tangibili per la popolazione e, soprattutto, le ricadute occupazionali sull’economia del territorio.
Il paesaggio naturale sembra come violentato dalla presenza d’impianti e ciminiere sparsi tra i boschi dell’entroterra lucano; gli abitanti del luogo da anni denunciano i gravi rischi d’inquinamento per le falde acquifere e le sorgenti d’acqua di cui la zona è ricchissima.
Economia_h_partbAl di là delle responsabilità penali che saranno accertate dalla magistratura, desta sconcerto l’impressione di un territorio lasciato alla mercé degli interessi economici di lobbies e gruppi di pressione non solo italiani, ma anche stranieri, come ammesso dalla stessa ministra Boschi, che ha parlato di un deciso sollecito all’approvazione dell’emendamento su “Tempa Rossa” da parte dell’ambasciata inglese. Si tratta di un’indebita pressione sulla politica economica nazionale da parte di stati esteri che fanno gli interessi delle proprie aziende presenti in questo lembo di meridione, per scopi di mero profitto.
Non è solo una questione di singoli e di vicende giudiziarie, si scorge l’ombra lunga di un groviglio di soggetti istituzionali ed economici che si muove al di sopra del governo italiano, condizionandolo e cercando di imporre logiche che non hanno nulla a che vedere con lo sviluppo virtuoso dell’economia, in armonia con la tutela dell’ambiente e le aspettative concrete delle comunità che in quel territorio vivono e lavorano.
È evidente che la marea nera e vischiosa del petrolio può travolgere l’immagine del governo Renzi ed esporlo all’ostacolo delle mozioni di sfiducia plurime da parte delle forze di opposizione, com’è scontato in questi casi; senza considerare che l’inchiesta di Potenza rischia di allargarsi sempre più, svelando l’estrema debolezza della politica rispetto ai poteri tecnocratici ed economici, italiani e stranieri.
Restano sul tappeto domande ineludibili. L’Italia è uno stato pienamente sovrano? Il governo ha la forza di garantire che le scelte sulle grandi infrastrutture del nostro paese sono assunte sulla base dell’interesse esclusivo dei cittadini?
I dubbi che si addensano hanno lo stesso colore del petrolio lucano.

redazioneIconfronti

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