Il sonno europeo genera mostri…

Il sonno europeo genera mostri…
di Carmelo Currò
russian-bear5
La Russia in una rappresentazione satirica giapponese della prima metà del secolo scorso (http://en.wikipedia.org/wiki/Russian_Bear)

Si può essere così ingenui da aprire lentamente le porte d’Europa a quell’“orso russo” che per secoli ci si è sforzati di tenere lontani? Sembra di si, se nella parte occidentale del Continente continueranno a dominare i burocrati di Bruxelles, quei signori più attenti alle quote latte che ai progetti internazionali; più preoccupati di tenere i loro conti in regola anziché piene la pance di tanti cittadini europei ridotti alla fame dall’incompetenza dei loro politici.
Non vogliamo fare parte di quelli che bandiscono la crociata contro euro ed Europa. Ma di certo sarebbe ora che qualcuno parli con più attenzione di strategia invece che di economia, di vie del gas invece che di affari con il gas, del riarmo strisciante invece che della risalita delle borse.
La politica che definirei cieca (anche se molto adatta a chi si intende di prezzi delle sardine e delle mele) dei dirigenti europei, sta compiendo errori così gravi che sicuramente potrebbe cambiare impercettibilmente la storia del Vecchio Continente per l’intero secolo. Dopo il crollo dell’Urss, infatti, a politici accorti sarebbe bastato aver trionfato sul tradizionale avversario, cercando di non trasformarlo in un nuovo e temibile nemico. Così non è stato. Nessuno ha pensato che il Governo di Mosca, sostenuto dalla grande maggioranza della popolazione e della Chiesa ortodossa, si sarebbe sentito offeso e avvilito, certo non lieto di subìre le scelte occidentali o fare da acquiescente partner, dopo aver perduto un parte notevole di quello che ormai considerava il proprio territorio nazionale. Nessuno ha pensato che l’antica vocazione imperiale zarista, travestita da internazionale proletaria e marxista, sarebbe risorta nei nuovi tempi di Putin, una volta indossata la casacca della sicurezza nazionale. Ma invece, ancora ci si balocca sulla possibilità che Mosca non usi l’arma energetica per procurarsi il danaro indispensabile al proprio arsenale e tenere in pugno l’Europa occidentale (ne discuteva solo qualche mese fa Anna Zafesova, su La Stampa, parlando di due elementi molto evanescenti come l’inverno poco freddo e la scarsa erogazione di gas verso l’Europa perché non fosse poi dirottato all’Ucraina, con una conseguente frenata delle entrate).
146354_600-2E mentre l’Europa si affanna a tener duro sulla Grecia, Mosca ha accolto con tutti gli onori il premier greco Zsipras, corteggiato anche dal patriarca greco-ortodosso che ancora una volta si allinea con il suo Governo, continuando quell’intesa cordiale cui neppure Stalin si sentì di rinunciare. Nel Mediterraneo orientale la Russia gode di solidi appoggi: anni fa proprio Mosca intervenne per aiutare l’economia di Cipro in gravi difficoltà e poco soccorsa dall’Europa; mentre le navi russe hanno continuato pacifici attracchi in Siria, anche nel corso della guerra civile cui in un primo tempo l’Europa aveva fatto una scelta di campo, continuando nella ottusa volontà di sostenere i ribelli al regime, credendo di rinvenire una nuova primavera araba, non meno sanguinosa delle altre e ugualmente legata agli estremisti.
Allontanata dai confini europei, la Russia dunque rientra in gran forma, cominciando da una trionfale visita di Putin in Ungheria compiuta nello scorso febbraio; visita che, se ha messo in allarme i vertici Ue, non ha fatto scattare adeguate attenzioni. La cooperazione economica è stata anzi allargata da Budapest, critica anche sulle sanzioni nei confronti di Mosca. Cieca e anche pericolosa, la politica europea, se negli ultimi tempi si è assistito a una pericolosa escalation militare ai confini con la Russia. La Lituania ha reintrodotto la leva militare obbligatoria, la Svezia ha inviato truppe nell’isola di Gotland che guarda al territorio russo e ha avviato un riarmo per 700 miliardi di dollari, la Norvegia ha organizzato esercitazioni navali, cui Mosca ha risposto con imponenti manovre sostenute da sommergibili; mentre basta dare un’occhiata ai siti georgiani per constatare quali sentimenti poco amichevoli si nutrano in quella Nazione nei confronti del Kremlino.
Ma gli scenari possono diventare addirittura planetari. “Mentre gli investitori occidentali temevano il default greco e fuggivano a gambe levate dall’Acropoli − scrisse nel 2014 Vittorio da Rold sul Sole 24ore − i cinesi scommettevano su Atene offrendo investimenti e di comprare bond”. Importantissimi gli accordi degli anni passati tra Grecia e Cina che dal Pireo, via ferrovia, introduce le sue esportazioni nell’Europa centro-orientale. Gli osservatori suppongono che Russia e Cina abbiano concordato un’intesa di intervento in Grecia, essendo i loro interessi troppo vicini per procedere separatamente.
usa-china-russia-syria-warNegli ultimi tempi in Asia diversi importanti Paesi si sono riallineati alla politica economica cinese, tenendo in opportuna considerazione il progetto di libero scambio di una Potenza che sta facendo incetta di materie prime in tutto il mondo; e che acquisirà una grande libertà di movimento conducendo in porto il difficile disgelo con l’India. Gli interessi economici ma anche strategici stanno facendo avvicinare tra loro i giganti asiatici, nonostante i grandi problemi di confine. Ma la collaborazione industriale e il pragmatismo da uomini d’affari e da consumati politici dei dirigenti di Pechino sta dimostrando che nella capitale cinese si ritiene essenziale l’intesa con Nuova Delhi.
Mosca si intende con la Cina e questa con l’India. Se le intese si allargheranno, non sarà certo un sogno un nuovo direttorio mondiale fra le tre Potenze. Con quali conseguenze per l’Europa? E per gli Stati Uniti? Per gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, si è scritto che il dibattito di politica internazionale a Washington si riduceva all’interrogativo se la Nazione facesse parte o no di questo pianeta. Gli Stati Uniti si ridurranno anche nei prossimi anni a gestire gli interessi di quella sola parte del globo?
Una cosa è certa. Ossia che i politici italiani, tutti intenti a giocare sulle liste delle elezioni regionali ignorano molto dei problemi planetari.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *