Il teatro langue

Il teatro langue
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Il sistema teatrale salernitano è la somma di molte debolezze. A parte il maestro Daniel Oren e la sua stagione lirica, il Circuito Teatrale Campano che promuove tutte le programmazioni teatrali nelle maggiori sale cittadine, poco altro c’è in giro. Alla Fondazione Salerno Contemporanea e al teatro Ghirelli, la cui attività momentaneamente non è pervenuta, auguriamo di risolvere presto i problemi che l’affliggono per poter riprendere ad operare sul territorio e promuovere il nuovo teatro. Tre realtà che grazie ai finanziamenti statali, regionali e comunali, nonostante i tempi di crisi, debbono necessariamente assicurare le proprie programmazioni. Gli altri teatri, gestiti con affanno e grande impegno da varie associazioni, fanno quel che possono. È troppo, o troppo poco, per una piccola città di provincia come Salerno? Dipende dai punti di vista. Per una grande fetta dell’opinione pubblica è bastante. Per pochi altri, l’offerta è decisamente insufficiente. Manca quasi del tutto il teatro contemporaneo, mancano da troppo tempo gli spettacoli dei “maestri” che fanno epoca e tendenza, ci si accontenta di buone compagnie di giro con spettacoli, tutto sommato, ordinari. In realtà, Salerno ha avuto stagioni ben più gloriose e le risorse, allora, non è che siano state di molto superiori. C’è stato un tempo in cui uomini capaci e curiosi hanno fatto in modo che la città gareggiasse alla pari coi centri teatrali più grossi e più importanti della Penisola. Oggi, noto che c’è maggiore consapevolezza e desiderio di un teatro sempre più sganciato dalla grande tradizione partenopea, nei giovani; al tempo stesso, però, registro, in alcuni, grandi approssimazioni dietro una spocchia che non trova alcuna giustificazione. Voglio dire, insomma, che mentre una volta le filodrammatiche e chi promuoveva il “nuovo teatro” agivano impermeabili su rette parallele; oggi, molti credono di rappresentare il “nuovo” agendo da bravi orecchianti del teatro post-drammatico. Altro segno evidente di questa paurosa involuzione sono, per esempio, i tanti laboratori teatrali che sono nati in questi anni nella città. Come se vivessimo, insomma, nel “migliore dei mondi possibili”, in una delle realtà più vive e produttive del Paese. In realtà, da tempo non c’è neppure uno straccio di compagnia riconosciuta dal Ministero. Questa è la pura verità. Una somma di debolezze, quindi, che tanti hanno determinato. Da una parte, l’insipienza dei politici locali che hanno sempre preferito non rischiare e che nonostante sbandierassero una cultura non subalterna a Napoli hanno, invece, sempre fatto ricorso ai napoletani; dall’altra, le forze giovani finalmente affrancate dal tradizionalismo partenopeo, che malate di un profondo narcisismo, hanno determinato velleitarie e sporadiche proposte che spesso hanno lasciato in eredità molto poco. Il teatro vero è ben altra cosa. E’ necessario fare rete e mettersi al servizio di una progettualità collettiva, uscendo dai propri inefficaci “orticelli”. Credo, però, che ci vorranno molti anni ancora per recuperare questa consapevolezza e fare della nostra città una realtà davvero efficace in questo campo.

redazioneIconfronti

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