Il teatro, ovvero la vita

Il teatro, ovvero la vita
di Pasquale De Cristofaro

Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
In Shakespeare, il teatro è la vita e la vita è teatro, e chi nega il teatro nega la vita. In realtà, nelle sue opere, spesso, il Bardo sembra mettere in discussione le scene e le sue pratiche. Cleopatra, per esempio, nella tragedia che la vede protagonista con Antonio, è angustiata e angosciata al solo pensiero di essere rappresentata un domani sulle tavole di un palcoscenico romano da un giovane attore che scullettando e squittendo cercherà malamente di impersonarla. E notissime sono le raccomandazioni di Amleto agli attori giunti ad Elsinore: sono appunti di biasimo verso una professione che molto spesso cedendo alle lusinghe della platea travisa la poesia delle parole del testo scadendo in una pantomima sciagurata e pervertita della vita. Nonostante ciò, il principe “dalla triste figura” ricorre all’efficacia del teatro per tendere allo zio Claudio quella che egli stesso definirà, “una trappola per topi”. Una trappola che riuscirà a smascherare la coscienza del re, a metterlo a nudo. Platone, secoli prima, nella sua Repubblica aveva messo al bando il teatro e i suoi artefici, considerando tale pratica come un’abile mistificazione della verità, opere scadenti che agiscono suadenti sull’animo umano traviandoli e allontanandoli dalla realtà. Opere scadenti, “finzioni di finzioni” che nulla hanno a che fare con la serietà della vita, insomma. Shakespeare, invece, pur non finendo mai di riflettere sul teatro lo riabilita in pieno, ne fa il fulcro della sua intera esistenza. Egli lo riconosce come una cellula dinamica della salute sociale di un Paese proprio come era già accaduto ai tragici greci che ne avevano fatto una palestra di cittadinanza attiva. Nell’Atene del V secolo a.C. l’intera città si riuniva due volete l’anno intorno ai suoi attori per rivivere intensamente, attraverso i miti, la propria identità. Shakespeare coglie e rilancia questo spirito profondo, questa necessaria funzione, facendo della scena il luogo privilegiato della vita. Questo ed altro troverete nel bellissimo, “Vivere nella tempesta”, ultimo libro di Nadia Fusini. L’autrice ci regala, in un salutare e vertiginoso abbandono, il piacere della meraviglia.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *