Il terremoto in Emilia manda in Cig e ferie i lavoratori di Pomigliano

Il terremoto in Emilia manda in Cig e ferie i lavoratori di Pomigliano
di Mario Amelia

Per i dipendenti Fiat di Pomigliano D’Arco (nella foto lo stabilimento) ci sono una notizia buona e due cattive: infatti, mentre il Tribunale di Roma condanna l’azienda per discriminazioni contro la Fiom e costringe la Fiat all’assunzione di 145 lavoratori con la tessera del sindacato di Maurizio Landini (altri 19 iscritti al sindacato avranno anche diritto a 3.000 euro per i danni ricevuti), il sisma in Emilia ferma la produzione della Panda al “Giambattista Vico” di Pomigliano, ma a subire le conseguenze maggiori – come sempre – sono i lavoratori: gli operai F.I.P. (la new.co Fabbrica italiana Pomigliano) e gli uomini del servizio vigilanza (questi ultimi per la prima volta nella storia dell’azienda) devono subire 3 giorni di Cassa integrazione forzata. Si salvano gli amministrativi, i colletti bianchi, che invece hanno dovuto optare per 3 giorni di ferie con il 50% dei dipendenti fuori stabilimento ed il resto a lavoro. Ferie o cassa integrazione forzata a causa dello stop della produzione della Panda per la mancata consegna dei motori prodotti dalla Power Train di Termoli dove, a sua volta, si registra una flessione degli arrivi delle bobbine necessarie per la costruzione dei motori. Diversa è la soluzione della Elasis, centro di attività e ricerca del gruppo Fiat, che invece ha già programmato un lungo piano di Cassa integrazione. E non sono ancora chiari, tra i lavoratori Fiat ed i loro rappresentanti sindacali, gli effetti sugli operai dello stop della produzione della Panda a Pomigliano. Il dubbio è che la società chieda nei prossimi giorni di recuperare, in tutto o in parte, le giornate perse. Ma tutto dipende dalle commesse. Il dramma maggiore per i dipendenti – e anche per i dirigenti e per la proprietà – della Fiat di Pomigliano è che le commesse, al momento, non sono su grandi livelli. La conseguenza di questa situazione potrebbe essere, dunque, l’assenza di alcuna richiesta da parte della società che continuerà ad optare per la Cassa Integrazione per gli operai allargandola anche ad altri settori di lavoratori che finora sono rimasti immuni da questi ammortizzatori sociali. Vale la pena ricordare che a Pomigliano è stato assunto soltanto il 40% dei lavoratori in forza allo stabilimento prima del referendum chiesto da Marchionne e della costituzione della nuova new.co. Adesso, il futuro della fabbrica di Pomigliano d’Arco dipenderà anche dalle condizioni del mercato.

 

m.amelia

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