Lun. Giu 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il vero Cafone

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di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

La cafonaggine in questi ultimi anni l’ha fatta da padrone negli ambiti più vari della nostra società. In politica soprattutto. Qui, hanno regnato più che altrove: arroganza, goffaggine e cinica indifferenza verso le istituzioni. Ma noi tutti non siamo stati da meno. Ognuno nel suo piccolo si è adeguato, tanto che gli spropositi dei nostri governanti sono stati ampiamente tollerati quanto, a volte, addirittura condivisi. Per intenderci, della serie “ (…) ’cca nisciune è fess’ ”. Sono stati i vani e vaghi anni ottanta e novanta che hanno fatto scuola a questo primo decennio del nuovo secolo. Stentiamo, ora, a riprenderci. C’è voluta una crisi pesantissima a svegliarci da questo lungo letargo. Ci troviamo adesso con istituzioni mal funzionanti che meriterebbero più che una ordinaria manutenzione, ed una classe politica sgrammaticata, incolta ed incapace di suggerire una qualche uscita dal tunnel. Tale malcostume dal centro, a cascata, si è via via trasferito fino in periferia. Infatti, esaurita l’iniziale spinta positiva prodotta da una nuova legge che dava ai sindaci poteri mai prima avuti, subito dopo, questi poteri sono stati intesi in modo eccessivamente estensivo, producendo delle vere e proprie signorie con a capo “piccoli uomini unti dal Signore”. Quest’ultimi, presto hanno finito per intendere le istituzioni come delle cose proprie, private; dove tutto era possibile perché forti del consenso elettorale e dell’appoggio servile di pochi ma sicuri affiliati che mai avrebbero tradito il capo, pena la loro stessa scomparsa dall’agone politico. Chiaramente questi piccoli “capi” male hanno tollerato chi in questi anni ha analizzato, problematizzato, e, qualche volta, criticato le loro scelte, i loro indirizzi programmatici. Gli oppositori si sono spesso visti appiccicare epiteti irripetibili tanto erano volgari. Il nostro primo cittadino, che si è in questo sempre distinto per la sua estrema franchezza e mancanza assoluta di bon ton, ha fatto largo uso del termine “cafone” per stigmatizzare chi minacciava in qualsiasi modo l’immagine idealizzata della città che lui aveva imposto non solo a noi suoi “sudditi” ma anche al resto d’Italia. Tutti, chi per un motivo chi per un altro, si è sentito denominare dal nostro primo cittadino almeno una volta in questi due decenni, “cafone”. Finanche alcuni intellettuali (e sottolineo alcuni, perché molti altri hanno preferito seguire “il capo” firmando appelli e manifesti: questa è storia) nonostante qualche loro buona lettura, sono stati definiti “cafoni” per non aver voluto accettare, per esempio, la trasformazione urbanistica di una città che aspirava ad essere modello non solo per le altre provincie italiane, ma per il mondo intero. Confondendo lo sviluppo col progresso, si è dato vita ad una espropriazione senza precedenti dei nostri diritti di cittadinanza. Siamo stati completamente esautorati da tutte le nostre costituzionali prerogative e siamo stati declassati a beceri “cafoni” che si permettevano nientemeno di “disturbare il manovratore”. Sfaccendati, inetti, incapaci; amanti del “bastone tra le ruote” e “dello sgambetto”, nemici di Salerno e, chi più ne ha ne metta. A questo punto sorge spontanea una domanda: chi è il vero “cafone”? Il capo o chi nonostante tutto ha cercato e cerca di continuare a dire la sua opinione fuori dal gregge? Domanda per una risposta facile facile, eppure…

(I Confronti per Le Cronache del Salernitano)

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