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Il vero cristiano non mostra i muscoli

Il vero cristiano non mostra i muscoli
di Michele Santangelo

dscf0388Un Gesù in cammino quello che viene presentato dal vangelo di Luca scelto dalla liturgia di questa XIII domenica del tempo ordinario per nutrire il popolo di Dio con la Parola che salva. Il cammino di cui si parla non si preannuncia neppure come un viaggio di svago, per rilassarsi, né come uno dei soliti spostamenti attraverso la Galilea per raggiungere un luogo dove continuare la sua missione. Anzi, la meta, umanamente parlando, è una di quelle che a qualunque umano farebbe tremare le vene e i polsi, come si suole dire, specialmente nella condizione esistenziale di Gesù, il quale, per la sua condizione divina, conosceva benissimo il tragico epilogo al quale andava incontro. La meta era Gerusalemme. Una vecchia traduzione dei vangeli esordiva, rispetto allo stesso brano, con una precisazione: “mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo”, espressione che nella traduzione attuale è diventata: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto”. Cambia la forma ma la sostanza rimane la stessa. L’elevazione in alto di cui si parla allude al fatto che Gesù sarebbe stato crocifisso, quindi sollevato in alto sulla croce, dove avrebbe trovato la morte, e tutti conosciamo i particolari. Certo, sappiamo anche che a questa prima elevazione ne seguirà un’altra, quella che avrebbe ricollocato Gesù nella sua naturale ed eterna sede, la risurrezione e poi la sua ascensione al cielo. Noi conosciamo l’evento storicamente; nella mente di Gesù, figlio di Dio, e Lui stesso Dio, tutto era presente. Eppure, continua il racconto di Luca, “Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé”. Una decisione ferma, sottolinea l’evangelista, e nulla avrebbe potuto ostacolare il compimento del cammino che lo conduce a Gerusalemme, dove con la morte e risurrezione avrebbe portato a compimento anche il progetto avuto in consegna dal Padre. Un cammino storico e concreto, strettamente collegato anche con il cammino interiore di obbedienza al Padre. Un ostacolo gli si presentò: in un villaggio, ai discepoli mandati avanti a preparare il tutto, venne rifiutato, per dir così, il supporto logistico. E qui la reazione, scomposta, ma umanamente comprensibile dei suoi discepoli, date le circostanze e il personaggio interessato: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Non sapevano i samaritani, tradizionali nemici, con chi avevano a che fare, come dire; “adesso gliela facciamo vedere noi”. Ma l’orientamento di Gesù era totalmente diverso: “Si voltò e li rimproverò”. La logica umana prevede per i nemici un trattamento ben preciso, essi vanno affrontati, combattuti ed eliminati. Per Gesù il discorso non si pone, al massimo possono essere evitati; l’inimicizia è uno stato dell’animo non contemplato nei suoi protocolli. Aveva già insegnato in altri momenti: “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. E proseguì oltre, verso un altro villaggio. C’era tanta gente che aspettava altro da Lui, malati da guarire, cuori da sollevare, tanti altri posti dove annunciare pace. Il cristiano non è uno che si guarda intorno per scoprire se ci sono persone o luoghi dove farsi valere, ai quali mostrare i muscoli, magari far pesare una situazione irregolare. Tutti siamo invitati da S. Paolo a lasciarci guidare dallo Spirito ed è questa guida che fonda la nostra libertà di figli di Dio. È la pedagogia del cristiano, la più antica, ma anche la più nuova, che rifugge dal legalismo pure a volte perseguito ed usato.

 

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