Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il vero problema resta la Germania

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di Giuseppe Foscari
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Tutti a stracciarsi le vesti, annichiliti dal referendum che ha sancito l’uscita inglese dall’Unione Europea. Ma, ancora una volta, c’è poca voglia in giro di capire che il disagio antieuropeista non è un’invenzione britannica e neanche sono le paturnie di un popolo che si è sempre sentito potente e civilizzatore e che ancora vorrebbe avere un ruolo decisivo in tutte le vicende della politica mondiale. Tutti a commentare la decisione inglese, l’offesa fatta all’Europa, l’idea di un vecchio e mai sopito sogno imperialista di una Nazione che è stata sempre influente ed autorevole, sin dai tempi di Elisabetta I. Ancora una volta si discute di una risposta data dal popolo sovrano, che non possiamo riconoscere solo quando ci fa comodo. Gli Inglesi hanno espresso un voto risicato ma chiaro, che ci piaccia o meno. Possiamo solo dire che le sue ricadute restano enigmatiche e non tutte facilmente preventivabili.

Il problema non è nella risposta, a mio giudizio. Perché, oltretutto, di riscontri analoghi o tendenti allo smembramento dell’Unione Europea ne stiamo avendo a iosa dal 2008 in poi. Complici la gravissima crisi economica, le guerre in Medio Oriente, la povertà in Africa e gli scontri tribali, la conseguente ingestibile immigrazione, i governi fantocci e ballerini di Stati senza una reale coerenza politica, la inusitata violenza dell’ISIS e il suo indiscutibile effetto mediatico. A causa di tutto ciò il mondo e l’Europa sono attraversati da pericolose fibrillazioni.

Queste sono solo alcune delle cause scatenanti. Tutte corrette, per carità, e ancora altre ne potremmo aggiungere. Ma, forse, il vero problema, almeno per quanto riguarda l’Europa, resta la Germania. Essa ha imposto la sua visione d’Europa, ha fatto dell’inflessibilità dei conti il totem ufficiale della politica del Vecchio Continente, ha sfruttato e sfrutta l’Europa per proprio tornaconto, ha imposto l’Europa delle banche, non cede alla ragionevolezza, accetta gli immigrati laureati siriani, indiani, afgani, ma scarica i miserabili africani che continuano a morire sulle nostre coste, facendo di fatto diventare la stessa solidarietà un affare per progettare il proprio futuro, non quello europeo. Non tollera neppure la flessibilità per le banche; non che io sia un loro difensore, perché ritengo che abbiano molte responsabilità nella crisi mondiale e che, specie in Italia, sembra che succhino solo i risparmi dei lavoratori senza garanzie di alcun genere. Ma il segnale tedesco, in questo come in tanti altri ambiti, resta inequivocabile. La Germania è l’Europa, l’Europa è la Germania. A dispetto di tutti gli altri stati-nazione.

È evidente che allo strapotere germanico corrisponda una carenza di statisti negli altri stati capaci di arginare i tedeschi e imporre una visione altra dell’Europa. In assenza di una politica alternativa è evidente che tocchi ai popoli riprendersi la scena, in tutte le forme possibili, dai referendum, tipo quello inglese, alle manifestazioni di piazza, ai movimenti come Podemos e i 5 Stelle, alle inquietudini della destra nazifascista, alle istanze secessioniste, alle rivolte urbane e delle periferie, e chi più ne ha più ne metta. E, la storia ce lo insegna, in un preciso tempo storico e al cospetto di precise variabili, il popolo si riprende appieno la scena.

E non deve capirlo solo la Germania.

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

In primo piano, il cancelliere Angela Merkel e il presidente francese Hollande

 

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