Il vero teatro non esclude

Il vero teatro non esclude
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Se non ci fossero i contributi statali e regionali tutti i teatri sarebbero già chiusi da un pezzo. Gli abbonamenti danno certamente una mano ma non sono più sufficienti a garantire le aperture di molte sale. Tante sono già sull’orlo del dissesto economico. Inoltre, quegli spazi che per storicità, tradizione o, solamente, perché indipendenti, non riescono a raggiungere gli stringenti parametri che i regolamenti impongono per poter beneficiare delle provvidenze, nel giro di poco tempo saranno destinate a chiudere definitivamente. Questo è lo stato delle cose, oggi, in Italia. Che fare, allora? La nuova legge sul teatro non fa che garantire le rendite di posizione esistenti dando appena l’impressione che qualcosa sia cambiato; in realtà, rimescolando solo un po’ le carte per escludere le esperienze più nuove e innovative e salvaguardare qualche potente di turno che, nonostante tutto, riesce a portare a casa riconoscimenti e risorse. Si dirà che la crisi del teatro non è altro che il riflesso di quella più generale che ha investito l’intera società italiana, messa in ginocchio da una congiuntura economica depressiva lunga e difficile da risolvere. Si dirà che gli italiani stretti da questa morsa hanno tagliato da subito la spesa per la cultura e il tempo libero. In realtà, credo che il teatro ormai non rientri più da un pezzo nelle abitudini delle persone. Semplicemente non lo conoscono. Lo sentono distante, alcuni lo pensano come un luogo elitario, noioso, lento. La vita contemporanea ha altri ritmi, veloci, vorticosi e stare ad ascoltare per un paio d’ore, personaggi e corpi che dentro un rettangolo illuminato, invece, ci impongono di fermarci a riflettere un po’ su ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati non è una cosa che ci appassiona più tanto. Eppure, incontro tanti giovani che dicono di amare molto il teatro. Quando obietto che non vedo però le sale tanto piene di ragazzi, la risposta è sempre la stessa: i biglietti costano troppo. Spesso è un alibi. Il sabato sera, per esempio, ne vedo a centinaia sostare davanti ai bar o ai locali più alla moda e consumare di tutto e di più. Non mi si dirà che tutto questo non ha, anche se piccolo, un costo. Certo gli spettacoli dal vivo sono per natura costosi; hanno bisogno di maestranze, di attori e di attrezzature tecniche molto costose. Provo, allora, a fare una proposta concreta. A Salerno si spendono tanti soldi per una stagione lirica e per un prestigioso direttore artistico che, a dirla tutta, mi sembrano davvero al di sopra della nostra portata; e si fa tutto questo solo per provare a gareggiare coi teatri più finanziati e accorsati della penisola. Rincorrere sterili primati non serve davvero a niente. Un’amministrazione veramente di sinistra dovrebbe, secondo me, non tanto accarezzare i gusti di poche centinaia di appassionati, quanto provare a rimuovere tutti quegli ostacoli per riportare molta più gente a riavvicinarsi con passione e competenza ai linguaggi artistici non solo della nostra gloriosa tradizione ma anche di quelli più innovativi. Per far questo, destinerei un po’ di quelle risorse per costituire un fondo per un bonus/tessera annuale, metti 50 euro, da distribuire gratuitamente a tutti i salernitani che ne facessero richiesta (escludendo le fasce di reddito alte e mettendo regole precise per l’individuazione degli aventi diritto) per poter assistere gratuitamente a spettacoli teatrali, cinematografici, lirici, danza, concerti ecc …. Metti, ne facciano richiesta in diecimila (e sono tantissimi) si arriverebbe a spendere 500.000 euro, 1/6 di quello che normalmente servono per la sola stagione lirica. Così facendo, si permetterebbe a chi non può permetterselo di riprendere a frequentare i teatri e, magari avvicinare un nuovo pubblico; al tempo stesso, indirettamente si aiuterebbero tutte quelle sale che stanno soffrendo a recuperare un po’ di fiducia e dignità.

 

redazioneIconfronti

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