Gio. Ago 22nd, 2019

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Il vescovo di Nola si ispiri al vescovo di Catania

di Caterina La Bella

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Nola come Catania. O Catania come Nola (nella foto il vescovo Depalma), fate voi. Nella città siciliana devota a Sant’Agata – la festa si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto - terza festa cattolica al mondo per numero di fedeli (quasi un milione di pellegrini), esiste un mix esplosivo di interessi economici e folclore. Sulla vicenda indaga ancora la magistratura, dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti affiliati al Clan Santapaola, che hanno svelato i retroscena della festa e il monopolio imposto dalla malavita dal ‘99 al 2005, dal business dei fuochi d’artificio alla la gestione delle ‘candelore’, fino ad arrivare addirittura alla sistemazione delle bancarelle e alle fermate del fercolo di sant’Agata. Con gli introiti – secondo i pentiti – i clan acquistavano anche cocaina ed armi. C’era chi lucrava sui commercianti e chi addirittura scommetteva sulla salita di San Giuliano. Quest’anno, per la prima volta, l’arcivescovado etneo ha introdotto un regolamento ferreo

Nola come Catania. O Catania come Nola, fate voi. Nella città siciliana devota a Sant’Agata – la festa si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto – terza festa cattolica al mondo per numero di fedeli (quasi un milione di pellegrini), esiste un mix esplosivo di interessi economici e folclore. Sulla vicenda indaga ancora la magistratura, dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti affiliati al Clan Santapaola, che hanno svelato i retroscena della festa e il monopolio imposto dalla malavita dal ‘99 al 2005, dal business dei fuochi d’artificio alla la gestione delle ‘candelore’, fino ad arrivare addirittura alla sistemazione delle bancarelle e alle fermate del fercolo di sant’Agata. Con gli introiti – secondo i pentiti – i clan acquistavano anche cocaina ed armi. C’era chi lucrava sui commercianti e chi addirittura scommetteva sulla salita di San Giuliano. Quest’anno, per la prima volta, l’arcivescovado etneo ha introdotto un regolamento ferreo con tanto di bando pubblico (http://www.cattedralecatania.it/pdf/news%20s.agata%202012.pdf) per conferire l’incarico di “capovara” (il nostro capoparanza) “ad un buon cristiano, secondo le direttive del diritto canonico, e un onesto cittadino e con la fedina penale pulita”. Comportamento esattamente opposto al vescovo di Nola (nella foto) che ha respinto al mittente gli appelli di don Aniello Manganiello, affermando – parole sue –“la distanza della Festa dei Gigli di Nola da logiche di gestione camorristiche”. Speriamo.

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