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Il vescovo: Gigli senza camorra. Don Aniello: il presule non sa i fatti

Il vescovo: Gigli senza camorra. Don Aniello: il presule non sa i fatti
di Mario Amelia
Vescovo Beniamino De Palma

Fonte: http://marigliano.net/

Le dichiarazioni di don Aniello Manganiello hanno scosso la festa dei Gigli di Nola sin dalle fondamenta, come un terremoto. Furibonde le reazioni, manca solo la scomunica. Il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma (foto), è finalmente uscito dal suo silenzio e si è schierato con la festa e le paranze, contro il religioso. Don Aniello Manganiello ribadisce il suo punto di vista: «Rispetto il comunicato del vescovo e ne prendo atto. Però io risiedo nel mio paese e stando tra la gente ricevo delle confidenze di infiltrazioni della camorra alle feste. Raccolgo queste confidenze che per paura non vengono fatte ad altri. La paura e l’omertà sono purtroppo caratteristiche presenti nel nostro Meridione, anche nella nostra Campania. Io non sono un prete di frontiera, sono un sacerdote che non arretra di fronte alle ingiustizie, alle prepotenze, perché conosco le sofferenze della gente e raccolgo le paure della gente. Rispetto il Vescovo, certamente non conosce le cose che la gente dice a me».
Il presule di Nola, infatti, ha ribadito dalla sede vescovile di Nola in via San Felice, che non esiste «una Chiesa di frontiera come non possono esistere preti anticamorra: la Chiesa, con i suoi preti e i suoi laici, non alza barricate, allarga le braccia per accogliere tutti, anche i camorristi, perché possano ricevere una testimonianza di salvezza e di possibilità di cambiamento».
Il comitato del Giglio del Bettoliere annuncia per giovedì un’azione dimostrativa di protesta, iniziando la cerimonia dell’alzata del “Giglio spogliato” con mezz’ora di ritardo, anche se poi nella nota di protesta l’associazione che realizza il Giglio ammette che “non mancano delle degenerazioni”. Il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, resosi conto di quanto stava accadendo ha annunciato una nota ufficiale, alcuni cittadini nolani “sentitisi offesi” da quanto scritto sul nostro blog dal religioso hanno spiegato chiaramente che «don Aniello Manganiello non è più una persona amica per noi». E si è svegliata anche la politica, in ritardo ma immancabilmente presente per sfruttare la vetrina, con Antonio Sicignano, responsabile del dipartimento legalità e anticamorra di Fli Campania, che chiede allo Stato di intervenire sulla festa dei Gigli a Nola, «riconducendo alla legalità la manifestazione. Dinanzi alle denunce circa il pericolo di collusione, lo Stato non può arretrare, specie quando esse riguardano ricorrenze religiose. Anche perché nessuno dimentichi che abolire una ricorrenza, specie religiosa, è sempre una sconfitta. Non si può tollerare che la criminalità si impossessi delle maggiori manifestazioni religiose della provincia di Napoli, che devono essere tutelate».
A Nola l’aria si fa difficile per don Aniello Manganiello, lo si capisce dalle parole del vescovo, il quale ricorda al prete anticamorra di Scampia, addirittura «che egli non è un prete della Chiesa di Nola ma un religioso guanelliano che ha ricevuto il permesso, dai suoi superiori, di risiedere momentaneamente nel comune di origine, Faibano di Camposano (NA)». Il religioso secondo il vescovo avrebbe provocato con le sue parole «sgomento e meraviglia in me e in tanti che spinti da una fede autentica lavorano ogni anno perché la Festa dei Gigli di Nola sia segno di solidarietà, fratellanza, civiltà, cultura, in poche parole sia segno della scelta fatta da S. Paolino: Cristo e la testimonianza del Vangelo». Ed è proprio il disorientamento che le parole del religioso guanelliano avrebbero provocato nei cittadini ad aver spinto monsignor Depalma ad intervenire nella vicenda «non solo per affermare la distanza della Festa dei Gigli di Nola da logiche di gestione camorristiche ma soprattutto per testimoniare la ferma volontà della Chiesa di Nola, come di quella Campana, di lavorare per educare le coscienze a scelte di vita rispettose della convivenza civile e, per quanti, attraverso la devozione ai Santi testimoniano la fede in Cristo, rispettose della verità evangelica». Il vescovo non nega «che purtroppo questa nostra terra sia inquinata da logiche di malaffare che possono contaminare anche i luoghi in cui viene vissuta la religiosità» ma non si sente di condividere «l’accusa generalizzata verso un intero popolo, verso un’intera città che attraverso la festa vuole ogni anno ripromettersi di essere migliore». E questa sua scelta è dovuta soprattutto al fatto che «di quel popolo fanno parte soprattutto i giovani di questa terra che hanno bisogno di proposte positive, di segni di speranza e non di profeti di sventura o amanti del catastrofismo. Tutti, specialmente quando si tratta di preti, hanno il dovere di una seria informazione e di un confronto con le istituzioni che rappresentano». Manca solo la scomunica, appunto.
Interpreti di questo turbamento nolano si sono detti i rappresentanti dell’associazione, non religiosa, “Gli Innamorati della Festa” che hanno espresso addirittura sdegno: «Ci chiediamo sgomenti quali fonti abbia consultato don Manganiello per giungere ad affermazioni così prive di fondamento. Le sue affermazioni ci appaiono luoghi comuni, appresi da chiacchiere da bar». Prima questi sostengono: «Appare strano come una persona della sua levatura possa scadere in uscite qualunquiste di questo tipo». E poi, date le parole del religioso, lanciano qualche insinuazione cambiando idea sulla levatura del personaggio: «Noi ci auguriamo che quanto accaduto sia frutto solo di grave disinformazione. In caso contrario, dovremo presumere che purtroppo anche don Aniello è diventato schiavo del suo personaggio, come tanti altri».
Innamorati a tal punto della festa dei Gigli di Nola da fare un excursus storico veloce e riuscire ad affermare: «La festa dei Gigli non ha mai avuto alcun episodio legato alla malavita. Nessuna inchiesta c’è mai stata in tal senso. La religiosità è sincera e genuina, anche se non mancano delle degenerazioni (ecco quindi la conferma, ndr) che sono figlie dei tempi che l’azione del Vescovo sta richiamando e portando nel giusto solco». Questi “innamorati” temono per l’immagine della città «se don Aniello è a conoscenza di fatti specifici ha il dovere di denunciarli all’autorità competente e non sparare nel mucchio senza cognizione di causa, senza tener conto delle dovute differenze. Che ci siano feste popolari e patronali che hanno perso il loro significato originario, trasformandosi in espressione di forza dei clan, questa è una circostanza vera. Ma vanno distinti i singoli casi con la dovuta perizia e non fare di tutta un’erba un fascio. Presto don Aniello si accorgerà che la sua crociata contro la Festa dei Gigli di Nola si trasformerà in una patetica caccia alle streghe».

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Commenti (2)

  • nello

    A me non piace nè don Aniello nè il vescovo di Nola. “La chiesa non alza barricate ed accoglie al suo interno tutti” è un’ottima affermazione spirituale che deve essere accettata senza però dimenticare il dovere morale di esempio e la responsabilità che un sacerdote ha del suo gregge. Denunziare e combattere la malavita nelle strade e nelle piazze non significa allontanarli dalla salvezza, cosa che può essere fatta tranquillamente nel confessionale, meglio di un penitenziario, ma evitare l’arroganza del più forte e vivere per costruire una società più giusta. E’ proprio su questo principio che non possiamo chiudere la festa ma combatter affinchè essa sia patrimonio dei nolani e non dei deliquenti, chiedendo anche alla società civile, alla politica ed alla Chiesa di fare una scelta di lealtà, di coraggio e di civiltà. Noi non fuggiamo ma difendiamo le nostre tradizioni e la nostra cultura perché siamo convinti che con l’impegno di tutti è possibile riportare a Nola libertà, dignità e lagalità.

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  • eleonora

    Approvo cio’che dice don Aniello….lui sa bene forza continua cosi…

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