Il virus delle società “cartiere” mina il sistema economico pubblico

Il virus delle società “cartiere” mina il sistema economico pubblico
di Enzo Carrella *

1562747-finÈ ormai opinione prevalente che le società “cartiere” e “filtro” nascono infatti per la “gestione” di un limitato numero di operazioni illecite e scompaiono poi velocemente, rendendo così estremamente difficoltosa l’individuazione degli effettivi responsabili dei fatti illeciti; e, comunque, anche quando vengono rinvenuti i rappresentanti legali delle cartiere, si tratta per lo più di soggetti insolvibili, se non addirittura incapaci di intendere e di volere, magari convinti a firmare qualche documento in cambio di pochi euro, o di qualche bottiglia di vino.

Un tipico classico esempio rientrante in tale piattaforma potrebbe essere rappresentato da “associazioni e movimenti politici”, di cui però si conoscono le loro rispettive dinamicità derivanti dai dati contabili e/o fatti amministrativi se pur messi a“caso”ovvero, utilizzando un lessico nostrano, “ad papocchiam” nei rispettivi “pubblici” rendiconti contabili: i bilanci di tali enti hanno la peculiarità di essere pubblicati obbligatoriamente sulle Gazzette Ufficiali perché destinatari di fondi pubblici, rectius “soldi dei cittadini”.

Intercettare, costi quel che costi, grattando risorse finanziarie statali (su tutte quelle erogate non solo direttamente dalla sede centrale del movimento politico di appartenenza – ma anche – e in aggiunta – se spettanti, quelli previsti per i partiti politici perché intrecciati alle rituali consultazioni elettorali ha rappresentato, con ogni probabilità, l’unico comune denominatore che ne avrebbe giustificato, per alcuni di essi, la loro breve esistenza

Sorprende, infatti, da una prima lettura dei documenti contabili, vista anche la levatura dei loro estensori – che manchino i fondamentali (ed elementari) principi di redazione che vengono insegnati a esordienti scolaretti di istituti tecnici: la prima operazione che viene, infatti, loro illustrata è riferita – se associazione o società – alla loro costituzione.“Il Carusiello ( ovvero, in gergo tecnico, il Capitale sociale iniziale) rappresenta, infatti, il primo step non solo normativo ma che contabile di vita di una struttura associativa. Molti  definiscono questo passaggio l’autentico“battesimo” per società, associazioni, club, circoli in qualsiasi forma fosse costituita.

Se quattro tizi, tanto per intenderci, decidono di dare vita ad un organismo associativo avente uno scopo comune (ccdd soci fondatori), tirano fuori dalle proprie tasche un piccolo capitale (denominato in gergo quota associativa) necessarie e indispensabili per impinguare quel fondo appellato capitale iniziale ovvero tecnicamente “capitale sociale”, necessario per le prime spesucce per lo sturt-up gestionale .

Nei rivoli delle pieghe del bilancio di molti partiti & associazioni ciò non emerge .

Infatti- stranamente e si aggiunge in maniera del tutto anomala – non esiste alcun “fondo di dotazione” (ovvero capitale sociale). Questa “latitanza” genera una serie di sospetti che ne confermerebbero la natura di una esistenza, probabilmente, soltanto formale. I dubbi e gli interrogativi aumentano se soltanto ci si addentra nelle viscere della piattaforma contabile di dette strutture associative.

La quota di capitale sottoscritta ( e si presume versata ) nella casse sociali concede una serie di diritti (e naturalmente anche doveri) ai suoi soci/ possessori . Quali? Su tutte la nomina degli organi societari (o associativi) con i contemplati quorum costitutivi e deliberativi. In definitiva si scelgono tra i soci chi dovrà governarne la gestione attribuendo loro il “mandato”di amministratori e chi, invece, si “accontenta” di farne parte quali spettatori (i soci per l’appunto) a cui è comunque demandato il potere sovrano di “condivisione” (o eventuale opposizione) del loro operato all’atto dell’approvazione degli annuali rendiconti contabili .

Tornado a ciò che è apparso e pubblicato sulla GU, nei bilanci dei partiti/movimenti politici

vi sarebbero appostati una fetta consistente di contributi provenienti da enti e società private: ciò suscita- naturalmente – curiosità ad un attento lettore di un bilancio tentare di individuarne le fonti e intuirne le generalità :curiosità, soprattutto, per dissipare l’atroce dubbio di escludere a priori l’esistenza dell’antipatico rapporto sinallagmatico individuabile in simile circostanze del “do ut des”, foriero di quel pericoloso – vista la natura dell’ente – “voto di scambio” che grossi grattacapi ha prodotto a personaggi dell’alta politica nazionale.

Ma comunque non è questa l’analisi che si tenta di interpretare ma la superficialità di “conduzione” delle “fantomatiche ”attività posta in essere da alcune associazioni di movimenti & partiti politici”. Basta dare uno sguardo alle spese sostenute e confluite nei documenti contabili a consuntivo di tali “soggetti giuridici”, quali quelle per fitto ( mai costanti negli anni), viaggi, telefoniche, postali, comunicazione ecc : segnali“contabili”questi ultimi che lascerebbero intravedere il “classico” concetto “ di bilanci redatti non secondo i sacri principi previsti civilisticamente ma con il “metodo ccdd a fisarmonica”, cioè conti generati e collocati nelle sue pieghe all’occorrenza con costi che si ingrassano e dimagriscono a seconda delle necessità.

Ci si interroga – di fronte a tale scenario -per capirne e – soprattutto – interpretarne le motivazioni : se, ad esempio, le spese telefoniche sono riferite a linee per le quali si pagherebbe una regolare fattura alle relative compagnie, come potrebbero restare improvvisamente mute annullando quel traffico di chiacchierate che ne ha contraddistinto l’intensità (e, con esse, le spese) nell’anno immediatamente precedente?

I maligni potrebbero individuare in tali costi altre “uscite” e che quelle dei viaggi, telefoniche e postali siano solo formali coperture.

Insomma da tutto ciò emergerebbe una chiara e evidente situazione di estrema superficialità condotta dai suoi autori/amministratori . A quale scopo si direbbe? Sicuramente non quello di una normale conduzione fondata sui veri e sacri valori associativi sviluppandone i contenuti previsti nelle attività del proprio oggetto sociale ma la necessità di “insaccare ”soldi pubblici e riversarne gli effetti sui territori di competenza. .

Per tornare alla nostra osservazione di apertura: qualche astuto indagatore potrebbe individuare in una tale situazione e per alcune di esse, la classica “piattaforma di struttura cartiera” creata all’occorrenza ?

A breve, comunque, le attuali rispettive“ governante “saranno chiamate a rendere conto della gestione 2012: con la eventuale scontata approvazione si “dovrebbero” anche conoscere le sorti idi milioni di euro conservati nei“forzieri “ di questi enti, frutto degli avanzi delle precedenti gestioni e coincidenti con il rimborso di fondi ottenuto dall’autorità centrale.Chissà che non vengano riportati e descritti investimenti necessari alla struttura quale quello del yacth di 2,5 milioni di euro della lega nord per “gli sfizi” di Bossi junior

* dottore commercialista e pubblicista economico vcarrel@tin.it

 

 

 

redazioneIconfronti

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