Il voto secondo (in)coscienza

Il voto secondo (in)coscienza
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Quando Luigi Zanda, capogruppo dei senatori del Partito Democratico, ha dichiarato alcuni giorni fa che i parlamentari del Pd avrebbero potuto votare secondo coscienza a proposito della richiesta di arresto domiciliare del senatore Azzollini del Nuovo Centrodestra, le cui dichiarazioni in intercettazioni grottesche, arroganti e volgari hanno fatto il giro del mondo, si riferiva ad una libertà individuale di ciascun parlamentare. Nel senso che ognuno avrebbe potuto esprimere il proprio voto secondo il proprio punto di vista, che richiedeva, come sempre è necessario per tutte le attività dell’organo legislativo del nostro paese, giudizio, discernimento, percezione, consapevolezza e conoscenza dei fatti. Ecco a cosa si riferiva Zanda. Forse…

Poiché vi era stato anche un pronunciamento della giunta per le autorizzazioni a procedere che aveva chiaramente indicato che i parlamentari avrebbero dovuto votare a favore dell’arresto, ivi compresi quelli del Pd, anzi, soprattutto quelli del Partito democratico, tutto lasciava presagire che quella decisione sarebbe passata regolarmente con un voto consapevole e certo.

E invece, saranno state le pressioni di Alfano, che avrà minacciato la fine dell’alleanza di governo, sarà stato per quella componente di afflato umano (sic!) che spesso tiene assieme i parlamentari in odore di provvedimenti del genere, o, che crea un mutuo soccorso reciproco, perché “oggi sta capitando a te e domani potrebbe toccare a me”, il Pd in Parlamento ha votato secondo (in)coscienza, bocciando la richiesta di arresto. La casta che salva la casta, insomma, more solito.

Ora io mi chiedo, e ce lo chiediamo un po’ tutti: e la coscienza richiamata da Zanda? L’hanno chiusa in una scatolina e messa in orbita? L’hanno svenduta sul mercatino delle pulci? Insomma, che ne è di quella decisione della giunta che avrebbe richiesto, come detto, giudizio, discernimento, percezione, consapevolezza e conoscenza dei fatti, per poter decidere nel migliore dei modi?

È stato triste osservare, invece, che qui la coscienza, intesa come piena cognizione della decisione politica, non è proprio entrata nella discussione. Parliamo di ciò che non alberga più nell’animo del politico nostrano, di merce tanto rara quanto preziosa e introvabile. E parliamo di coerenza, di rispetto per la gente che segue comunque queste vicende e s’indigna, e giustamente, alimentando tutti gli scenari di protesta che oramai in Italia stanno acquisendo sempre maggiore consistenza.

Una volta ci si ribellava e le rivolte contro le vistose esagerazioni del potere non erano carezze sul volto del  potenti, erano atti violenti direttamente proporzionati agli abusi che il popolo subiva. Sono passati secoli da quando quel dissenso si esprime nel voto, che resta, quello sì, un vero atto di coscienza rivoluzionaria per sovvertire i potentati delle caste del paese. Quei tamburi del dissenso stanno rullando da tempo ma il Pd, su tutti, come peraltro FI prima, sembra sia rimasto insensibile a quel suono che anticipa la rabbia dei cittadini onesti e che non tarderà a esprimersi nel dissenso più consapevole della storia repubblicana.

E intanto, come accade da tempo nelle contrarietà più ignobili del paese, Renzi tace.

* professore di Storia dell’Europa, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Università di Salerno

 

redazioneIconfronti

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