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Ilva, Di Pietro si mette a fare il moralista e attacca Pd e Pdl

Ilva, Di Pietro si mette a fare il moralista e attacca Pd e Pdl

«La famiglia Riva ha foraggiato per anni la politica, di qualsiasi colore: 245mila euro a Forza Italia e 98mila non al Pd, che allora ancora non esisteva, né ai Ds, ma a Pierluigi Bersani». Lo scrive Antonio Di Pietro sul suo blog. Se fossero confermate queste cifre, si tratterebbe comunque di risorse abbastanza inconsistenti data la storia dell’azienda, i contatti con i rappresentanti dell’intero arco costituzionale, la presenza nel nostro paese del gruppo societario che attualmente guida l’Ilva di Taranto. Lo stesso “giustizialista” Di Pietro, inoltre, si sorprende come “pulcinella” di una serie di rapporti tra politica ed economia che in passato hanno coinvolto un po’ tutti. Certo meglio sarebbe chiarire con più precisione cifre delle dazioni di danaro, tempi, modalità e magari spiegare come la politica si è sentita in dovere di “sdebitarsi”.
Intanto, per la vertenza Ilva la societĂ  civile si mobilita. Dopo anni di convivenza con l’Ilva, la gente prova a ribellarsi al ricatto occupazionale e scende in strada per difendere la cittĂ  dall’inquinamento industriale che negli anni ha causato – dicono le perizie della magistratura – “malattie e morte”, ma ha anche distrutto l’oro nero di Taranto: la coltura delle cozze. «Liberare Taranto dai veleni» sarĂ  lo slogan della manifestazione «pacifica» che si terrĂ  nel capoluogo ionico venerdì 17 agosto quando arriveranno a Taranto i ministri dell’ambiente e delle attivitĂ  produttive, Corrado Clini e Corrado Passera, che incontreranno in prefettura il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, i rappresentanti degli enti locali e quasi certamente il procuratore della Repubblica, Franco Sebastio. Alla testa del corteo di protesta – voluto dal “Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti” e da altre associazioni – ci sarĂ  l’Apecar sulla quale salirĂ  l’operaio dell’Ilva Cataldo Ranieri, portavoce carismatico del comitato. «SarĂ  una manifestazione pacifica – sottolinea Ranieri – e questo lo dirò subito a tutti attraverso l’impianto stereo montato sull’Apecar». Proprio Ranieri il 2 agosto scorso, sempre a bordo dell’Apecar che è diventato il simbolo della protesta, interruppe il comizio dei leader sindacali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Stringe in mano il volantino fresco di stampa che 300-400 persone stanno distribuendo in cittĂ  per dire alla cittadinanza che alle 8,30 del 17 agosto un ”grande” corteo si muoverĂ  da Piazza Castello (sede del Municipio), attraverserĂ  il ponte girevole e arriverĂ  davanti alla prefettura (se sarĂ  permesso) oppure nella vicina piazza della Vittoria. Proprio qui ieri sera alcune centinaia di persone hanno ascoltato i leader dei comitati difendere l’operato del gip di Taranto Patrizia Todisco (acclamato dalla folla) che ha ordinato all’Ilva di fermare gli impianti sequestrati e ha revocato al presidente del Siderurgico, Bruno Ferrante, l’incarico di custode conferitogli dal tribunale del riesame. Un provvedimento che ha provocato accese polemiche politiche, il ricorso alla Consulta da parte del Governo e ha scatenato una nuova battaglia giudiziaria tra l’Ilva e il gip Todisco, accusato dall’azienda di aver anche usurpato poteri propri del tribunale del Riesame e della procura di Taranto. Ma se da una parte ci sono i cittadini, gli operai dell’Ilva, le donne e i bambini pronti a dire basta, dall’altra ci sono gli operai del Siderurgico piĂą grande d’Europa aderenti a Fim e Uil che continuano a scioperare due ore al giorno (lo hanno fatto ieri e oggi e lo faranno il 16 agosto) e a bloccare (dalle 10 alle 12) la statale Appia che passa proprio davanti all’Ilva. In realtĂ  gli operai che manifestano per strada sono sempre meno: ieri alcune centinaia, oggi non piĂą di 150. E la colpa non è solo delle ferie di metĂ  agosto. Lo sciopero ha infatti spaccato i sindacati perchĂ© la Fiom giĂ  da ieri si è dissociata dalla protesta ritenendola “inutile ed irresponsabile” perchĂ© costituisce “un attacco alle decisioni della magistratura”. Il principale sindacato dei metalmeccanici ha chiesto all’azienda di tenere stamani un’assemblea di due ore per informare i lavoratori sullo stato della situazione, ma la richiesta, come è prassi, è stata respinta. Ora la parola passa alla politica. Tutti si aspettano parole rassicuranti dai ministri che saranno in missione a Taranto. Nelle loro mani c’è il destino dei 12.000 dipendenti dell’Ilva, di altrettanti dell’indotto e il futuro della siderurgia italiana.
Occorre una valutazione aggiornata sugli attuali rischi per la salute degli impianti dell’Ilva. Lo ha affermato il ministro dell’ambiente Corrado Clini durante un’audizione alla Camera. «Il Gip dice che l’impianto è una sorgente di rischio e fa riferimento ai dati della perizia che ha trovato un aumento della mortalitĂ  per alcune malattie. La perizia però parla di malattie croniche e tumorali, per cui è impossibile fare una correlazione con i rischi attuali». In sostanza, secondo il ministro, gli eccessi di mortalitĂ  evidenziati non sono riferiti agli impianti odierni ma degli anni passati. «Chiudere l’Ilva sulla base delle indicazioni della perizia – ha concluso Clini – sarebbe come chiudere adesso le strade al traffico diesel perchĂ© si sa che 20 anni fa era un inquinante pericoloso per la salute. Ma nel frattempo ci sono stati cambiamenti». Ed il ministro ha anche aggiunto: «C’è un evidente conflitto tra le disposizioni del Tar e quelle della Procura. Non c’è il governo contro la magistratura, ma un evidente approccio diverso all’interno delle diverse sezioni della magistratura». Il ministro Clini ha ricordato infatti che mentre «il Tar considera troppo severe le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale del 4 agosto 2011, quelle stesse prescrizioni sono invece considerate dalla Procura non sufficienti a garantire la protezione dell’ambiente». «Devo essere chiaro – ha poi aggiunto il ministro Clini – chi autorizza ha un ruolo diverso da quello del magistrato. C’è un po’ di concorrenza, forse, io non so fare il magistrato, forse i magistrati si stanno occupando di questioni di dettaglio». Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, rispondendo a una domanda del deputato dell’Idv Francesco Barbato in Commissione attivitĂ  Produttive e Ambiente. E pronte ci sarebbero risorse per il risanamento ambientale: «Abbiamo stanziato un pacchetto di risorse per Taranto e l’importante è farle partire, mentre le risorse europee hanno bisogno di un progetto per essere stanziate, quindi è necessario che l’Ilva stia in piedi con una visione di investimenti a lungo periodo per ottenere le risorse europee». Dunque «prima si mette in moto il processo di risanamento, e piĂą è facile avere risorse aggiuntive» Ue da assegnare all’area di Taranto.
Ed alla Camera dei Deputati il presidente della commissione Ambiente della Camera, Angelo Alessandri, intervenendo durante l’audizione del ministro, in merito all’iter parlamentare del decreto sull’Ilva, varato dal governo ha chiarito: «Per il 10 settembre i capigruppo hanno fissato l’inizio dell’esame e per quanto ci riguarda noi in commissione iniziamo il 4 settembre. Abbiamo due mesi per convertire il decreto in legge».
Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini che ha preso le distanze dallo sciopero degli operai dell’Ilva: «E’ sbagliato usare i lavoratori contro la magistratura. I sindacati dovrebbero dimostrare di essere autonomi rispetto all’impresa». «A marzo – ha continuato – l’azienda ha persino pagato i pullman dei manifestanti». Secondo il capo delle tute blu della Cgil «deve essere Ilva a chiarire che investimenti intende fare per mettersi in regola. Non si possono attaccare i giudici. E’ giusto difendere l’occupazione, ma se l’impianto non smette di inquinare non ci può essere nessun futuro». Per quanto riguarda il Governo, Landini sottolinea che «non c’è nessuna politica industriale e non solo nel siderurgico. Clini dice che la decisione del gip crea un’immagine inaffidabile dell’Italia? Far rispettare le leggi non significa essere inaffidabili».

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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