Immagini disabile in rete, chiesta nuova condanna per Google

Immagini disabile in rete, chiesta nuova condanna per Google
di Barbara Ruggiero

Un ragazzo disabile viene ripreso da una telecamera mentre è vessato dai suoi compagni di scuola. La sequenza di immagini fa il giro del mondo in poche ore perché caricato su Google.
Può accadere anche questo alle soglie del 2013, quando la tecnologia oramai pervade la nostra vita e anche la violenza e il bullismo si esibiscono virtualmente.
E accade che esperti, giuristi e magistrati finiscano a battibeccarsi tra di loro per decidere l’attribuzione della responsabilità del video messo in rete.
La storia va avanti dal 2010, anno in cui si verificò l’increscioso episodio.
Il fatto vede protagonista un ragazzo disabile, maltrattato dai suoi compagni di scuola, in un istituto tecnico di Torino, in una sequenza filmata e messa in rete. Oggi il sostituto procuratore generale di Milano, Laura Bertolè Viale, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado nel processo d’appello per violazione della privacy a carico di tre dirigenti ed ex dirigenti di Google.
I tre dirigenti, David Carl Drummond, ex presidente del Cda di Google Italia, George De Los Reyes, ex membro del Cda di Google Italia, e Peter Fleicher, responsabile delle strategie del gruppo, sono stati condannati in primo grado a 6 mesi con la sospensione condizionale della pena per violazione della privacy, mentre sono stati assolti dall’accusa di diffamazione. La sentenza del secondo grado è attesa per il 21 dicembre prossimo.
Nel febbraio 2010 il giudice Oscar Magi aveva condannato i tre manager stabilendo, in sostanza, che c’era stata una carenza di informazione da parte di Google in relazione al consenso sul trattamento dei dati. Il Sostituto Procuratore Generale, invece, va oltre e spiega che gli imputati sarebbero responsabili “non per la mancata informazione, ma per una mancanza di controllo preventivo” che non è stato fatto a fini di lucro perché il video era una fonte di guadagno. Quel video – ha aggiunto il magistrato – non poteva essere diffuso perché tra l’altro “conteneva dati sensibili relativi alla salute del minore”.
Immediata la risposta dei legali di Google: l’obbligo giuridico di vigilare sta in capo alla professoressa dell’istituto in cui il minorenne disabile fu insultato e vessato. La tesi è sostenuta con convinzione dall’avvocato Giuseppe Vaciago, uno dei legali dei tre dirigenti imputati a Milano per violazione della privacy, che ha sottolineato la tempestività con cui Google rimosse il video: “due ore dopo la segnalazione della Polizia Postale”.
Tra i difensori dei responsabili di Google c’è anche Giulia Bongiorno che, davanti ai giudici della Corte di Appello, ha chiarito che i tre imputati sono stati condannati in primo grado in base a un obbligo informativo sul trattamento dei dati che “non è previsto nel nostro ordinamento”.

m.amelia

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