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Imu, così la seconda rata rischia di costare un’intera tredicesima

Imu, così la seconda rata rischia di costare un’intera tredicesima

Stangata in arrivo per gli italiani dal pagamento del saldo IMU.
Le famiglie pagheranno mediamente 136 euro per la prima casa; 372 per la seconda casa. Picchi massimi nelle città, come per esempio a Roma, dove una prima casa costerà sui 470 euro di IMU; la seconda intorno a 1.800 euro.
Si prospetta un Natale amaro per lavoratori dipendenti e pensionati, in quanto dovranno far fronte al pagamento della rata a saldo dell’IMU con le tredicesime. Infatti, con il saldo a dicembre, le famiglie italiane dovranno versare ai Comuni e allo Stato, ancora 13,6 miliardi di euro, che si aggiungono ai 9,6 miliardi di euro già pagati con l’acconto di giugno. E purtroppo l’IMU é solo la punta dell’iceberg tra le voci di erosione nelle buste paga, già alleggerite da tutti gli aumenti delle Addizionali Regionali e Comunali IRPEF e dalla Tassa/Tariffa sui rifiuti.
I dati emergono da un’analisi realizzata dall’Osservatorio periodico sulla fiscalità locale della UIL Servizio Politiche Territoriali, sulle delibere del totale dei Comuni (8.092), pubblicate sul sito del Ministero dell’Economia dal 10 al 28 Novembre 2012.
Complessivamente, l’IMU ha pesato per 278 euro sulla prima casa e 745 euro sulla seconda. Per la prima casa, si registrano punte di 639 euro a Roma; di 427 euro a Milano; 414 euro a Rimini; 409 euro a Bologna; 323 euro a Torino. Per le seconde case, punte di 1.885 euro a Roma; di 1.793 euro a Milano; di 1.747 euro a Bologna; di 1.526 euro a Firenze.
Per quanto riguarda la prima casa, 41 capoluoghi di provincia, dei 104 totali, hanno aumentato l’aliquota di base, tra cui Roma, Cagliari, Napoli, Palermo, Ancona, Genova, Torino, Perugia, Catanzaro, Potenza. Sono 9 i capoluoghi che hanno scelto l’aliquota massima del 6 per mille (Agrigento, Alessandria, Caserta, Catania, Catanzaro, Messina, Parma, Rieti, Rovigo). 55 città hanno optato per il mantenimento dell’aliquota decisa dal Governo (Milano, Aosta, Bologna, Bari, Firenze, Bolzano, Trento, Venezia); mentre 8 città, tra cui Trieste e L’Aquila, hanno diminuito l’aliquota.
«Da questa analisi – spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL – emerge che sono 6.169 i Comuni che hanno pubblicato le delibere dell’IMU sul sito del Ministero dell’Economia e, pertanto, il nostro studio non si basa su proiezioni ma su dati reali e, cioè, su un campione che rappresenta il 76,2% del totale dei Comuni italiani. Il 31,2% del campione (1.924 municipi) ha aumentato le aliquote per la prima casa, tra cui 41 città capoluogo di provincia; il 62,2% (3.826 Comuni), ha confermato l’aliquota base del 4 per mille; soltanto il 6,8% (419 comuni) l’hanno diminuita e, tra questi, 8 città capoluogo di Provincia. Il 62,6% del campione (3.863 comuni) ha aumentato l’aliquota per la seconda casa, tra questi 98 sono Comuni capoluogo di provincia; il 36% (2.221 comuni) ha deciso, invece, di confermare l’aliquota di base del 7,6 per mille; soltanto l’1,4% (85 Comuni, per lo più concentrati nel Sud) ha deciso di diminuirla».
Il combinato disposto di tali decisioni da parte dei Comuni porta l’aliquota media nazionale sulla prima casa al 4,36 per mille, in aumento del 5,6% rispetto all’aliquota base decisa dal Governo Monti; mentre per le seconde case l’aliquota media è di 8,78 per mille in aumento del 15,5% rispetto all’aliquota base.
In totale, secondo una simulazione della UIL, con le aliquote deliberate dai Comuni e le relative detrazioni, il gettito complessivo, tra prima casa e altri immobili, ammonterebbe a fine anno a 23,2 miliardi di euro, di cui 3,8 miliardi di euro per la prima casa e 19,4 miliardi di euro per le seconde case. Di questi, 14,8 miliardi di euro saranno incassati dai Comuni, mentre lo Stato incasserà 8,4 miliardi di euro.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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