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IMU: “le tasse sono una cosa bellissima”

IMU: “le tasse sono una cosa bellissima”

Quando nel 2007  Tommaso Padoa Schioppa (foto) disse durante un’ intervista televisiva a Lucia Annunziata “le tasse sono una cosa bellissima praticamente fu lapidato. I ricercatori d’economia non ne furono  probabilmente sorpresi. Nel 2007, infatti, uno studio della Banca d’Italia traeva conclusioni sconfortanti: tra i quattordici paesi studiati dalla World Values Survey, l’Italia risultò il paese dopo la Grecia (oggi non un paese a caso!) con la più alta percentuale di individui che affermano “che quasi tutti o molti cittadini del proprio paese evadono le tasse”.

Come sottolineava Padoa Schioppa è necessario che le tasse vadano pagate da ciascun cittadino per assicurare i servizi di cui ognuno di noi può godere, nell’attuazione dell’art. 53 della Costituzione che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Come applicare questo principio per rimettere in ordine le nostre finanze? Attraverso una rivoluzione culturale, politica ed etica nella quale tutti, politici, associazioni, comuni cittadini, la Chiesa devono promuovere una nuova coscienza civica, che se proprio non riesce a far accettare agli italiani che “pagare le tasse è bello”, almeno lo ritengano doveroso e necessario per un fatto di giustizia ed equità. L’educazione civica è tuttavia una pratica necessaria ma non sufficiente: occorre una  nuova politica.

Quali caratteristiche dovrebbe avere questa politica? Deve essere una politica organica e di partecipazione e condivisione. Serve un sistema di monitoraggio e di controllo che renda più simile chi ha la ritenuta d’acconto e chi non ce l’ha, perché il principio forte di una lotta seria all’evasione è: “follow the money, segui i soldi”. Una politica condivisa come la si potrebbe attuare per l’IMU. Piuttosto che gridare di non pagarla perché non chiedere conto dell’impiego dei soldi da parte dei comuni? Perché non pensare ad un coinvolgimento dei cittadini sulla destinazione dei fondi ricavati dall’IMU? Perché non chiedere ai nostri amministratori di creare dei momenti aggregativi di confronto e di proposta per definire la destinazione comune del gettito IMU? Invece da più parti si sente ripetere: “non pagatela” oppure “non ho i soldi per pagarla”.  È giusto? È onesto?

Forse quell’ex ministro che lamenta di dover sborsare 6.000 € per l’IMU non è stato previdente; forse avrà qualche casa di troppo visto che il suo attuale reddito non gli consente di pagare  l’IMU. Forse deve pensare ad un ridimensionamento dei suoi consumi, ad una sua “decrescita” immobiliare: vendere una delle sue case e così pagare l’IMU per tutte  le altre e per tutto il resto della sua vita. Non scandalizzi la proposta visto che lo stesso ex ministro era tra coloro che auspicavano una dismissione dei beni pubblici per il ripianamento del debito pubblico. Se lo si può pensare per lo stato, per la collettività, perché non pensarlo per se stessi? Per il nostro ex ministro sarebbe una normale coerenza tra pensiero e comportamento.

Facciamo diventare l’IMU la prima tassa gestita per i Beni Comuni. Una imposta che per il suo localismo diviene la fonte naturale dei servizi resi al territorio, il bene comune per eccellenza. Allora cambiamo gli orientamenti delle politiche di spesa dei nostri Comuni chiedendo agli amministratori di confrontarsi con i cittadini sulla destinazione dell’IMU; faremo della buona politica della partecipazione reale e qualcuno, così, potrà anche dire : “le tasse sono una cosa bellissima”.

Antonio Memoli
changes.nsv@gmail.com

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