In attesa della primavera del Belpaese

In attesa della primavera del Belpaese
di Luigi Zampoli

Le elezioni politiche sono ormai prossime, niente di nuovo, ci mancherebbe, siamo abituati noi italiani a votare spesso e… malvolentieri. È un bene, si dirà, perché questa è la democrazia; è un male diranno altri, perché così l’instabilità politica la fa da padrona.
Ma tant’è, il quinquennio legislativo è finito in leggero anticipo sulla scadenza prevista, con l’appendice assai sofferta dell’ultimo anno di governo tecnico. In due giorni di fine febbraio, periodo elettoralmente inconsueto, gli italiani dovranno quindi scegliere la coalizione che governerà il Paese nella fase, si spera, della ripresa economica.
Non si tratterà di una consultazione come le precedenti, ed anche qui sembra di sentire l’ennesima litania sul “momento cruciale per il Paese”. Nulla di nuovo, corsi e ricorsi, l’eterno ritorno dell’uguale, rituali stantii che si ripetono implacabili, perché tutto deve cambiare affinché nulla cambi.
Il qualunquismo è un’antica malattia italiana, con dei fondamenti, peraltro, che possono essere se non condivisibili, almeno comprensibili, eppure la sensazione è che questa volta ci si trovi davvero di fronte ad una sorte di ultima chiamata.
Sarà la presenza di non più due, ma tre poli e tre leader, Bersani, Monti e Berlusconi, che si contenderanno le sorti del Paese; sarà l’incertezza dovuta al sistema sciagurato della legge elettorale che prefigura un probabile stallo al Senato e la possibilità che tutto si giochi in alcune regioni chiave come il Lazio e, in particolare, la Lombardia, dove vi sarà il traino importante determinato dalle contemporanee elezioni regionali; ma l’impressione è che la presenza di variabili fino a poco tempo fa giudicate, per diversi motivi, irrilevanti possa invece sfociare in esiti imprevedibili e di difficile gestione.
In primis, l’impegno diretto di Monti e la capacità di coagulare attorno a sé pezzi importanti del ceto politico, della Chiesa e della società, magari elitari e circoscritti, ma con grandi capacità di interlocuzione, hanno causato uno sparigliamento delle carte in tavola, mettendo in crisi la prevedibile polarizzazione dei consensi tra il centrosinistra e il centrodestra; in più, già da tempo, la portata del fenomeno Grillo, campione dell’antipolitica, ha assunto dimensioni assai importanti, anche in termini di consistenza percentuale.
Lo scenario pre-elettorale si presenta, quindi, sorprendentemente incerto, se pensiamo che un po’ da tutte le parti si preconizzava un’inesorabile vittoria del centrosinistra, mentre sullo sfondo si staglia ora minacciosa l’ombra dell’ingovernabilità e del compromesso post-voto.
Il viaggio al termine della notte della crisi economica, sociale e politica dell’Italia sembra ancora di là da iniziare. Siamo in un labirinto con una via d’uscita strettissima e solo una netta scelta dell’elettorato, in una domenica di febbraio, sembra poter anticipare la primavera del Belpaese.

redazioneIconfronti

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