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In aula la riforma dell’editoria: si va verso l’innovazione

In aula la riforma dell’editoria: si va verso l’innovazione
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

Barbara Ruggiero

Dovrebbe approdare oggi in Aula al Senato il disegno di legge di riforma del settore dell’editoria.
Dopo lo slittamento dello scorso 12 luglio, il ddl è inserito nel calendario dei lavori d’Aula per il
26, 27 e 28 luglio prossimi, a patto che la discussione del progetto di riforma sia stata conclusa dalla Commissione. A questo punto, nonostante il pressing della Fnsi, appare difficile che la riforma diventi legge prima della pausa estiva. Dalla Federazione si augurano che «l’iter della riforma venga concluso, almeno a Palazzo Madama, prima della pausa estiva». Ricordiamo che il ddl è stato approvato alla Camera lo scorso mese di marzo e che, prima della discussione in Aula al Senato, è stato assegnato alla Commissione permanente Affari Costituzionali. Sul tavolo di discussione ci sono temi importanti e particolarmente sentiti dall’intera categoria. Il ddl prevede, infatti, l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, che dovrebbe incentivare i processi di innovazione dell’offerta informativa, della distribuzione e della vendita, oltre che a favorire lo sviluppo di imprese editoriali nel settore digitale. Il disegno di legge contiene anche una serie di deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico all’editoria, per la disciplina dei profili pensionistici e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (con il numero di consiglieri che dovrebbe essere drasticamente ridotto a 36 unità). Con l’attuale testo di riforma, sarebbero esclusi dai contributi pubblici per l’editoria gli organi di informazione di partiti e movimenti politici, sindacali o periodici specialistici, e imprese editrici

che fanno capo a gruppi editoriali quotati in mercati regolamentati. Previsti anche dei criteri premiali per le aziende che assumono a tempo indeterminato lavoratori under 35. Per la ridefinizione dei criteri pensionistici, il ddl prevede anche il divieto di mantenere un rapporto di lavoro con il giornalista in pensione e la revisione della procedura per il riconoscimento dello stato di crisi alle aziende editoriali per l’accesso agli ammortizzatori sociali e ai prepensionamenti.

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