Mar. Lug 16th, 2019

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In Campania meno soldi per la sanità ma non i posti letto. Forse

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All’indomani della tragica morte della donna di 83 anni, originaria di Striano, in provincia di Napoli, trasferita nel terzo ospedale di seguito, dopo Sarno e Nocera, e deceduta dopo 30 minuti di rianimazione nel presidio sanitario di Scafati, fa “un certo effetto” sapere che in Campania non dovrebbero essere tagliati i posti letti negli ospedali. Il tasso di ospedalizzazione della nostra Regione è già di dello 0,1% più basso del tasso uscito fuori dal tagli del Governo Monti.

La tabella relativa ai tagli della sanità nelle Regioni italiane

La tabella relativa ai tagli della sanità nelle Regioni italiane

All’indomani della tragica morte della donna di 83 anni, originaria di Striano, in provincia di Napoli, trasferita nel terzo ospedale di seguito, dopo Sarno e Nocera, e deceduta dopo 30 minuti di rianimazione nel presidio sanitario di Scafati, fa “un certo effetto” sapere che in Campania non dovrebbero essere tagliati i posti letti negli ospedali. Il tasso di ospedalizzazione della nostra Regione è già di dello 0,1% più basso del tasso uscito fuori dal tagli del Governo Monti.
Per ora non chiuderanno i piccoli ospedali, sotto gli 80 posti letto, ma per la spending review del Governo Monti entro l’anno le Regioni dovranno adeguare la dotazione di posti letto negli ospedali pubblici e nelle cliniche convenzionate a due nuovi parametri: 3,7 posti letto per mille abitanti (oggi l’indice è fissato al 4 per mille ma in realtà siamo al 4,2) e il tasso di ospedalizzazione (per i ricoveri ordinari e in day hospital) al 160 per mille, contro il 180 per mille odierno. La sanità regionale dovrà anche provvedere a politiche di riduzione dei ricoveri. I tagli, inoltre, dovranno essere fatti chiudendo intere unità operative complesse e non a pioggia tra i vari reparti.
Confrontando la dotazione ospedaliera presente nel 2009, quando la dotazione media era appunto di circa 4,2 x mille abitanti, con quella che ne deriverebbe applicando a tutti il 3,7 x mille, scopriamo delle piacevoli sorprese: la Campania vedrà il suo numero di posti letti crescere rispetto al 2009 del 3,3%. Questo perché nel 2009, a causa dello sforamento della spesa sanitaria regionale, il tasso di ospedalizzazione per la Campania era già del 3,6%, adesso dovrà salire al 3,7% con un aumento – teorico per il momento -. Aumento ipotetico perché la Regione Campania deve fare sempre i conti con il piano di rientro dall’enorme debito della sanità. In un primo momento si è temuto per il taglio degli ospedali al di sotto degli 80 posti letto e cioè: l’Ospedale di Bisaccia, ad Avellino e l’Ospedale San Giovanni di Dio a Sant’Agata de’ Goti, a Benevento. Nel Casertano l’Ospedale San Giuseppe e Melorio, a Santa Maria Capua Vetere e il presidio ospedaliero “F. Palasciano”, a Capua. Due anche i nosocomi che erano in bilico nel Napoletano: l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno e l’ospedale civile Albano Francescano di Procida. Nel Salernitano erano addirittura quattro i presidi ospedalieri costretti a chiudere, ovvero l’Andrea Tortora di Pagani, il presidio ospedaliero Villa Malta di Sarno, il presidio ospedaliero da Procida, l’Ospedale di Roccadaspide e l’Ospedale civile di Agropoli.
Adesso il nuovo indice di ospedalizzazione da’ qualche speranza ai campani: si vedrà a partire dalle prossime ore quale sarà l’impatto dei tagli del Governo sulla sanità Campana – il taglio, nel complesso di tutte le regioni italiane, dovrebbe essere di circa 26.700 posti letto, ovvero in media una riduzione del 10,6% rispetto al 2009 -.
Il Governatore Caldoro parla di «Tagli insostenibili» che «vanno discussi punto per punto» perchè «scelte di questo tipo, che ricadono per il 90% su Regioni ed Enti locali, sanità, trasporto pubblico e welfare, vanno fatte insieme». Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, parla dei tagli contenuti nella spending review e dice: «Anche questa manovra prevede che il grosso dello sforzo viene chiesto alle Regioni. Abbiamo apprezzato la disponibilità del ministro Balduzzi e siamo pronti a sederci al tavolo anche subito – ha affermato -. Non siamo riusciti a convincere il Governo che forse sedersi intorno a un tavolo era opportuno farlo prima dei tagli lineari e fare una correzione della spesa selettiva». Il provvedimento è comunque all’esame del Parlamento e «quindi le modifiche sono possibili». Un nuovo incontro con Balduzzi ancora non è in programma, ma Caldoro ha fatto sapere che il ministro «ha detto che il testo può essere rivisto, mantenendo le dimensioni della manovra e di andare poi nel merito del nuovo Patto per la salute». Soprattutto, per Caldoro, occorre «lavorare non solo per il 2012, perché i tagli sono dolorosissimi e arrivano mentre l’anno in corso», ma fare un «Patto per la salute, come era previsto negli accordi includendo tutti i parametri di virtuosità». Questo, insiste il governatore, va fatto «sedendoci attorno a un tavolo per il 2013 e il 2014, così da evitare i tagli definiti in questa manovra». I tagli previsti, «circa 8 miliardi nei prossimi tre anni, al fondo sanitario», a livello nazionale, «sono più che una sforbiciata». «Significa una cifra più vicina al 10% – ha spiegato – ben oltre il taglio del 5% sul fondo sanitario». Condividere «iniziative» e prevedere un tavolo condiviso è quello che insomma occorre fare: «Se c’è un patto con il Governo, questo va rispettato e saranno poi le Regioni, con il Governo a determinare dove bisogna continuare a dare un segnale di responsabilità».
Per quanto riguarda la situazione nelle altre regioni, la pecora nera in fatto di spesa pubblica la fa la regione siciliana che ha già attuato molte misura per contenere la spesa, come la chiusura di numerose aziende ospedaliere. Ha tuttavia un tasso di ospedalizzazione di 174 per mille abitanti, più alto di quello previsto dal governo. Per i posti letto ordinari dovranno scendere sotto il limite previsto dal provvedimento sulla spending review, mentre quelli per riabilitazione e lungodegenza sono già in regola.
Lombardia. La Regione della sanità privata e al centro di scandali sulle convenzioni negli ultimi anni, la Lombardia dovrà eliminare circa 4 mila degenze (ora siamo a 4 posti letto per mille abitanti). Il 60% dei tagli sarà quindi nelle cliniche private.
Emilia Romagna. La regione dell’accoglienza, in questo caso sanitaria, dovrà iniziare a pensare di ridurre il fenomeno dell’immigrazione sanitaria. La Regione arriva infatti a 4,6 posti per mille abitanti, ma circa 2 mila letti sono destinati a cittadini di altre regioni che scelgono di farsi curare in Emilia Romagna. Purtroppo il fenomeno dovrà essere ridimensionato, a causa di un taglio per le casse regionali di 75 milioni di euro.
Riduzione drastica anche nella provincia autonoma di Trento, dove il calo sarà del 20,9%, e il Lazio, con una riduzione del 19,9%. Tagli anche in Sardegna (-16,8%) e Liguria (-16,1%).
La Campania potrà aumentare i posti letto del 3,3% e l’Umbria del 3%. Lievissimo incremento (+0,7%) anche per la Basilicata.

 

 

 

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