In carcere da 5 mesi per una pistola (che non funziona) del ’15-18

In carcere da 5 mesi per una pistola (che non funziona) del ’15-18

Una pistola vecchia, roba da rigattiere, inguaia da cinque mese un egiziano residente ad Acerra. La pistola per la quale è stato arrestato è di più di un secolo di fa e forse non funziona neanche, ma lui, in attesa del processo e delle relative perizie, è in carcere da cinque mesi. Questa mattina, davanti ai giudici del Tribunale di Napoli, Ezzedine Bouazizi, egiziano di 42 anni, non ne ha potuto più e ha dato sfogo alla sua disperazione. «Sono passati cinque mesi – ha detto ai giudici – e io sono ancora qui mentre mia moglie e i miei tre figli non sanno come vivere. Condannatemi pure, ma concedetemi almeno gli arresti domiciliari». Bouazizi è accusato di detenzione di arma da guerra e, per la giustizia, poco importa che la guerra in questione sia il Primo Conflitto mondiale, quello del ‘15-‘18. E poco importa la storia di Bouazizi e di quella pistola. L’egiziano è stato arrestato dai Carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna (Napoli) lo scorso giugno nella sua abitazione di Acerra (Napoli). Qualcuno aveva segnalato ai militari che Bouazizi custodiva un’arma: all’arrivo dei Carabinieri era stato lui stesso a consegnare l’arma spiegando che lui, che sbarca il lunario facendo il rigattiere, quella pistola vecchia e un po’ scassata, l’aveva trovata in uno dei suoi giri alla ricerca di oggetti vecchi. L’aveva sistemata e ripulita nel cortile dello stabile, sotto gli occhi di tutti, proprio perché la considerava una pistola ormai inutilizzabile ma sperava di poterla rivendere a buon prezzo a qualche collezionista. I Carabinieri, tuttavia, l’avevano provata al poligono di tiro utilizzando loro munizioni (Bouazizi non ne aveva) e avevano ritenuto che, nonostante l’età, l’arma funzionava ancora. L’egiziano era stato fermato e il gip, che aveva convalidato l’arresto, ha poi respinto la richiesta di processo con rito abbreviato condizionato a una perizia sulla pistola, ritenendo superfluo l’approfondimento. Bouazizi è stato così rinviato a giudizio e, davanti al Tribunale, i suoi difensori, gli avvocati Mariangela Locuoco e Luigi Benetti, hanno nuovamente chiesto una perizia sull’arma (l’imputato non ha soldi per pagarsi una consulenza). Questa volta la richiesta è stata accolta e stamattina il collegio ha disposto la perizia. Sarà così un ex poliziotto della Scientifica a stabilire se quella vecchia pistola (che ha la marca Scolari, un’antica armeria romana che da decenni non esiste più) funziona ancora o meno e da questo dipenderà la sorte di Bouazizi che, però, dopo il rifiuto degli arresti domiciliari, sconfortato per il nuovo rinvio al 18 dicembre, spiazzando anche i suoi difensori, stamani ha chiesto la parola per dare corpo al suo sfogo. Poche parole, dopo le quali, però, non gli resta che attendere e sperare che quella vecchia pistola non sia in grado di sparare.

m.amelia

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